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 2026  novembre 01 Domenica calendario

Vita sulla Terra: il contributo delle meteoriti

Le meteoriti sono frammenti di rocce che si muovono intorno al Sole e cadono sulla Terra, ionizzando l’atmosfera e tracciando una scia luminosa. Alcune sono vecchie quanto il Sistema solare e possiedono molecole utilizzate dalle forme di vita terrestri.
Moltissime meteoriti derivano dalla collisione di asteroidi e da impatti su pianeti più grandi. Quelle che troviamo sul terreno derivano da oggetti che nello spazio sono chiamati meteoroidi e che cadendo a circa 40 mila chilometri all’ora sono in gran parte evaporati in atmosfera. L’energia sprigionata in un impatto può essere molto grande: il Meteor Crater in Arizona, largo 1,2 km, deriva da un oggetto di 40 metri che ha sviluppato un’energia di 15 megaton, quasi 1.000 volte la bomba di Hiroshima. Per fortuna gli impatti di meteoroidi così grandi sono rari, circa uno ogni milione di anni. Ogni giorno sulla Terra arrivano 40-100 tonnellate di materiali, ma oltre il 99,9% è costituito da frammenti più piccoli di 10 metri che bruciano completamente in atmosfera. Le polveri cosmiche di pochi millimetri invece riescono a planare lentamente, mescolandosi al terreno. Alla fine, arrivano al suolo circa 14 tonnellate al giorno ma, data la vastità della Terra, la probabilità di essere colpiti da un grosso meteorite è bassissima, anche se ci sono stati casi rarissimi in cui auto e case sono state danneggiate, o persone ferite.
A volte la Terra passa nel «tubo» di detriti lasciato da una cometa, composto da rocce, ghiacci e polveri. In quel caso, l’incontro avviene alla velocità di rivoluzione della Terra, 29 chilometri al secondo, e i frammenti bruciando in atmosfera creano con le loro scie il fenomeno suggestivo delle stelle cadenti. Poiché è la Terra sulla sua orbita che passa dentro la scia, questo avviene in giorni precisi ogni anno e ogni anno la pioggia è meno abbondante poiché la scia si consuma. Nel 1910 il nostro pianeta attraversò la coda della Cometa di Halley e lo spettacolo fu fantastico e allo stesso tempo spaventoso, alla vista di una coda che occupava metà del cielo notturno e di un gran numero di stelle cadenti.
Le meteoriti non sono tutte uguali: la gran parte dei meteoroidi è ricca di carbonio, ma brucia facilmente e al suolo si trovano principalmente le meteoriti metalliche, le sideriti. Tagliate in lamine sottili e trattate, esse rivelano una splendida trama geometrica esagonale o poligonale, tanto da diventare quadranti di costosissimi orologi. Le meteoriti ricche di carbonio, le condriti carbonacee, rivelano invece al loro interno diversi composti organici, inclusi amminoacidi, basi azotate, zuccheri e alcoli, con caratteristiche sia simili che differenti da quelli biologici.

Oggetti più grandi, gli asteroidi carboniosi, hanno una composizione simile alle condriti. Due di essi, Bennu e Ryugu, sono stati raggiunti da sonde spaziali che hanno portato sulla Terra campioni di polveri e rocce. In essi sono state trovate le basi del Dna e Rna, molti amminoacidi e altri composti fondamentali per la vita terrestre. I minerali all’interno di meteoriti e asteroidi mostrano un’età fino a 4,6 miliardi di anni e non hanno mai raggiunto alte temperature. Le sostanze trovate perciò rappresentano quelle del sistema solare primordiale e non derivano da contaminazione terrestre. Queste sostanze organiche prebiotiche esistevano nello spazio prima che la Terra si formasse.
La storia di queste meteoriti comincia quando i pianeti nascono da un disco di gas e polveri che si è formato col Sole e intorno ad esso – il disco protoplanetario. Al suo interno i grani di polvere si sono aggregati a formare dei corpi rocciosi detti planetesimi. Collidendo tra loro a velocità tali da fondere le rocce, essi hanno formato gli attuali asteroidi (rocce) e le comete (ghiacci e rocce) e via via corpi sempre più grandi da cui derivano gli attuali pianeti.
La storia della Terra in particolare inizia 4,6 miliardi di anni fa, attraverso miliardi di collisioni che riscaldano la superficie a più di 600°C. Il bombardamento è continuato per quasi due miliardi di anni, mentre la crosta solidificava a 4,3 miliardi di anni e il vapore dei vulcani formava gli oceani 350 milioni di anni dopo. Possiamo stabilirne l’epoca grazie alle rocce sedimentarie, formatesi per deposito di sabbie e rocce sui fondali marini. La loro età determinata dai geologi indica quella dei primi oceani.
Una scoperta sorprendente fatta diversi anni fa è che le prime tracce chimiche lasciate da forme di vita primordiali hanno la stessa età. Le forme di vita alterano l’ambiente e morendo lasciano al suolo parte del carbonio di cui sono composte. Se nelle rocce terrestri più antiche e sulla Luna la percentuale di carbonio organico è bassa, essa aumenta in rocce sempre più giovani e può essere usata come «impronta digitale» della vita.
Se la vita fosse nata spontaneamente negli oceani terrestri, sarebbe dovuta ripartire da molecole semplici e atomi, perché l’estremo calore era in grado di dissociare qualsiasi molecola biologica. Inoltre, il grande bombardamento non avrebbe permesso neanche dopo di avere in superficie un ambiente stabile. Però nei mari primordiali, fatti da acqua bollente e perciò sterile emessa dal mantello terrestre e dai vulcani, proprio le meteoriti e i loro fratelli più grandi, gli asteroidi potrebbero aver portato le sostanze prebiotiche, dando un’accelerazione alla nascita della vita. Secondo questa teoria, della «panspermia chimica», la Terra non sarebbe la madre, ma la culla della vita.