corriere.it, 5 novembre 2026
Joshua Wong condannato ad altri 10 anni
Era diventato il volto della gioventù democratica di Hong Kong quando da adolescente guidava i cortei della Rivoluzione degli Ombrelli, nel 2014. Quando potremo rivederlo libero, Joshua Wong sarà quarantenne, perché l’Alta Corte del territorio cinese lo ha condannato ad altri 10 anni di carcere per violazione della Legge di sicurezza nazionale, imposta nel 2020 su ordine di Pechino per soffocare ogni forma di opposizione. Il suo crimine è «cospirazione per colludere con forze straniere allo scopo di danneggiare la sicurezza nazionale». Tradotto dal linguaggio giudiziario: il giovane oppositore nel 2019 aveva cercato di ottenere sostegno internazionale per la causa della sua città, sollecitando Stati Uniti e Gran Bretagna a imporre sanzioni contro il governo di Hong Kong che reprimeva il movimento democratico.
Joshua Wong si era dichiarato colpevole lo scorso settembre, per ottenere una pena più mite rispetto al rischio dell’ergastolo. Il giudice Tam, selezionato dal governo, ha detto che «il tribunale deve esprimere l’esecrazione della nostra comunità nei confronti del piano criminoso» e ha aggiunto di aver comunque ridotto la condanna proprio per l’ammissione di colpevolezza. In aula c’erano alcuni ex compagni del movimento democratico, alcuni in lacrime. Wong li ha salutati con calma, prima di essere portato via, nella cella del carcere di massima sicurezza di Stanley dove sta finendo di scontare una condanna a cinque anni per «sovversione».
La sua colpa: aver organizzato nel 2020 le primarie per selezionare i candidati di opposizione alle elezioni legislative nell’ex colonia britannica. In quell’ultimo tentativo di salvare la quasi democrazia della City, che la Cina aveva promesso di garantire almeno fino al 2047, nonostante le minacce delle autorità 610 mila cittadini di Hong Kong si misero in fila per votare. La polizia rispose con una retata di 47 politici e attivisti del campo antigovernativo. L’accusa ha argomentato che il movimento di opposizione si prefiggeva di far eleggere un numero di deputati sufficiente a contrastare e bloccare l’azione legislativa del governo: un crimine. Anche in quel processo Joshua Wong si è dichiarato colpevole: avrebbe dovuto finire di scontare la pena a gennaio del 2027, ma nel 2025 la giustizia hongkonghese ispirata da Pechino ha utilizzato la carta finale, il processo per «collusione con forze straniere».
La detenzione finora non ha piegato Joshua Wong. Il suo avvocato ha detto che fa esercizio fisico, ha cominciato a studiare la chitarra e segue cerca di seguire corsi universitari.
Nel carcere di Stanley è rinchiuso anche Jimmy Lai, l’editore democratico che è stato condannato a vent’anni, quasi una sentenza di morte in cella, visto che ha 79 anni.
Secondo il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Joshua Wong «è un traditore che ha danneggiato la prosperità e stabilità del territorio». Giudizio condiviso a Pechino, che ha definito l’oppositore un «secessionista infame che chiedeva l’intervento straniero». In una dichiarazione diffusa dal suo avvocato, il condannato ha riaffermato che la sua attività politica non è mai stata ispirata da odio, che non ha alcun risentimento nei confronti dei governi della Cina e di Hong Kong e non ha mai avuto come obiettivo l’indipendenza. Joshua Wong e centinaia di migliaia di ragazzi della Rivoluzione degli Ombrelli e poi della rivolta del 2019, volevano solo democrazia.