corriere.it, 5 novembre 2026
Villa Pamphili, Kaufmann condannato all’ergastolo
Condannato all’ergastolo Francis Kaufmann, 47 anni, il sedicente regista americano accusato del duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, di 11 mesi, trovate senza vita a distanza di pochi minuti una dall’altra, a Villa Pamphili, il 7 giugno 2025. A emettere il verdetto, nel pomeriggio di giovedì 5 novembre, è stata la I Corte d’assise di Roma, che era entrata in camera di consiglio in tarda mattinata.
Le richieste della Procura
Per il californiano, che negli Stati Uniti era già stato arrestato più volte per violenza domestica e aggressioni, la procura aveva chiesto, oltre alla condanna l’ergastolo, l’isolamento diurno per tre anni. Kaufmann, che si presentava nel mondo del cinema con il nome fittizio «Rexal Ford», dopo i fatti era fuggito in Grecia. I pm di piazzale Clodio, nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini con il pm Antonio Verdi, hanno contestato il duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dalla discendenza, in relazione alla figlia, oltre all’occultamento di cadavere.
«Un killer narcisista»
«Kaufmann è freddo, lucido, manipolatore, narcisista patologico, ma non è incapace di intendere e volere. Ha una forte e spiccata personalità ma è un impostore», aveva sottolineato il pubblico ministero nella requisitoria. Un «impostore» che è riuscito a “incartare” anche gli agenti che lo avevano fermato mentre era ubriaco in strada con la figlia, i quali «se avessero fatto bene il loro lavoro forse la bambina sarebbe ancora viva».
La difesa: «Manca la prova regina»
La difesa aveva chiesto l’assoluzione per Kaufmann da entrambi i capi di imputazione per non aver commesso il fatto, anche con formula dubitativa. «Non sappiamo troppe cose in questa vicenda, in questo processo manca la prova regina, non ci sono le impronte digitali di Kaufmann sui corpi di madre e figlia», ha detto nell’arringa l’avvocato Paolo Foti, difensore dell’americano, non presente in aula.