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 2026  novembre 05 Giovedì calendario

Sospetti di «swatting» per creare il caos dietro al record di allarmi bomba in Europa

Trentuno (falsi) allarmi bomba sui voli europei negli ultimi cinque giorni, 31 velivoli – con circa 5 mila persone a bordo – fatti dirottare altrove o rientrare per ispezionare tutto, dai bagagli agli angoli più nascosti delle fusoliere, per accertarsi che non ci sia alcun esplosivo a bordo. Decine di migliaia di euro spese per gestire le emergenze. E l’ombra della guerra psicologica (oltre che logistica) nei cieli del continente.
Un’ondata senza precedenti di falsi allarmi bomba ha travolto i cieli europei in particolare da questo mese costringendo al dirottamento, all’evacuazione o all’intercettazione militare di almeno quattordici voli commerciali. 
Oltre sei al giorno, di media, dal 1° novembre, a fronte di una statistica che negli anni precedenti ne registrava massimo un paio. Al mese.
Gli esperti che si occupano di sicurezza aerea avvisano che il trend potrebbe proseguire ancora, magari sempre a ondate come il 3 e il 5 novembre. E sottolineano che non c’è una soluzione immediata: ogni volta che viene inviata una segnalazione di esplosivo su un volo le compagnie e le torri di controllo non possono fare altro che deviare l’aereo verso la località più vicina e meglio attrezzata a gestire questo genere di emergenze.
Chi potrebbe essere dietro agli allarmi bomba?
Intelligence e autorità di sicurezza stanno concentrando le indagini su tre direttrici. La pista maggiormente accreditata riguarda un’operazione coordinata di «swatting», guidata tramite e-mail criptate e telefonate non rintracciabili. C’è chi parla di vera e propria «guerra ibrida», concepita per testare la velocità di reazione della difesa aerea dei Paesi Nato, inserire criticità operative nei cieli continentali ed esaurire le risorse di soccorso e «distrarre da altro».
Lo stesso lo pensano anche gli esperti di sicurezza aerea. Che ricordano: i falsi allarmi bomba sui voli si verificano, ma spesso si è trattato di uno scherzo di pessimo gusto o di ragioni personali legate a qualcuno che magari era a bordo di quel velivolo. Ma le ondate di novembre escono da questo tipo di «comportamento» non solo perché sono statisticamente di più, ma anche perché mostrano i segni di un’azione coordinata.
Osprey Flight Solutions, una società che avvisa e segue le grandi aziende a muoversi in sicurezza, in una nota ai clienti scrive che «la frequenza delle minacce è tale da suggerire un collegamento tra loro» e che dietro potrebbe esserci «un individuo o un gruppo», al netto di chi lo fa perché imita i precedenti allarmi lanciati. «L’assenza di un obiettivo sicuro – uno Stato, un aeroporto, una compagnia – indica che l’obiettivo è creare disagio alla connettività aerea».
Principale indiziato? La Russia o elementi vicini/simpatizzanti. C’è anche da dire che non si escludono azioni automatiche gestite da bot-net informatiche o ritorsioni legate alla guerra psicologica e alle forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Di sicuro questo ha un effetto significativo su una rete aerea che nel 2026 gestisce una media continentale di circa 36-37 mila voli commerciali al giorno, secondo Eurocontrol.
L’impatto economico
Per non parlare dell’impatto economico per le compagnie coinvolte. Secondo Eurocontrol, il costo medio stimato per una diversione aerea su rotte continentali (a medio raggio) si attesta tra i 55 mila e i 75 mila euro per singolo volo. 
La cifra tiene conto del carburante supplementare, del consumo di ore macchina, delle imposte di atterraggio d’emergenza negli scali non pianificati e dell’assistenza/riprotezione dei passeggeri a terra. Per i voli intercontinentali o a lungo raggio, il conto di una sola deviazione può superare agevolmente i 150 mila euro.