Corriere della Sera, 5 novembre 2026
Hiv, sei diagnosi su dieci sono tardive
Più di 300 casi segnalati nei primi nove mesi di quest’anno in Lombardia, 477 nel 2025, altri 451 nel 2024. Allargando lo sguardo all’Italia, dal 2022 al 2024 si passa da 2.164 a 2.379 nuovi contagi. Le nuove infezioni di virus dell’immunodeficienza umana, dopo un fisiologico calo legato alla pandemia, sono tornate a salire dal 2021 in avanti. I più colpiti sono i cittadini dai 30 ai 39 anni, seguiti dai 40enni e dai 50enni. L’incidenza (cioè il numero di casi ogni 100 mila residenti) è molto più alta tra gli uomini rispetto alle donne. In numeri assoluti, le infezioni riguardano più chi afferma di essere eterosessuale rispetto ai maschi che dichiarano di avere rapporti sessuali con altri maschi.
Il virus si trasmette tramite rapporti sessuali non protetti o sangue infetto. Se non trattata, l’infezione da Hiv indebolisce il sistema immunitario e può evolvere nell’Aids conclamata.
Va però sottolineato che chi scopre precocemente l’infezione e inizia a curarsi immediatamente ha una aspettativa di vita simile a chi non ha contratto l’infezione e una qualità di vita normale. E da alcuni anni in Italia è disponibile gratis la PrEP (Profilassi pre-esposizione), che permette, se assunta correttamente, a chi ha comportamenti a rischio di evitare di contrarre l’infezione.
Eppure, l’epidemia non si ferma. «E i casi sommersi sono più del 40%», spiega Andrea Gori, direttore del dipartimento Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano e presidente di Anlaids Lombardia, l’associazione per la lotta all’Aids. Preoccupa anche il dato delle diagnosi tardive, cioè dei pazienti che scoprono l’infezione molti anni dopo il contagio, mettendo così a rischio altre persone. «Sono circa il 60% – continua l’infettivologo – e rappresentano il maggior ostacolo alla riduzione dei casi di nuove infezioni».
Test e stigma
Se nel mondo Lgbtqia+ i rischi legati ai rapporti sessuali occasionali sono più noti e li si previene ricorrendo per esempio alla PrEP, tra gli eterosessuali il problema è meno sentito. E proprio in questo gruppo di popolazione, in cui è aumentata la promiscuità sessuale, i contagi crescono. «Dobbiamo promuovere il più possibile il test per scoprire precocemente le infezioni – dice Gori —. Tutti quelli che hanno una sessualità attiva devono farlo. Non bisogna vergognarsi, si può comprare anche in farmacia». Bastano poche gocce di sangue o anche il test salivare. L’altra categoria molto esposta è quella dei sex workers. «Dobbiamo essere proattivi nei loro confronti: andare da loro, proporre il test. Oggi fatichiamo a raggiungerli».
Così come rimane lo stigma che rende difficile parlare della malattia. «A scuola si parla pochissimo di educazione alla sessualità, in famiglia è un tema difficile da trattare. Così i giovani ricavano quel che sanno dalla pornografia, che non li educa sul fronte della salute e dell’affettività».
Iniezioni semestrali
Quanto agli strumenti per contrastare l’Hiv, sono in fase avanzata di sperimentazione i farmaci long-acting. In sostanza, una iniezione in grado di garantire una protezione che arriverà fino a sei mesi. Il problema sta però nella sostenibilità economica. Una fiala oggi costa 18 mila euro negli Stati Uniti. Per la PrEP orale, invece, bastano 30 euro al mese. È uno dei temi che verrà trattato a «Convivio», in programma da oggi a domenica a Milano. L’appuntamento, negli anni fortemente sostenuto da Franca Sozzani, è nato nel 1992 da un’idea di Gianni Versace, insieme con Gianfranco Ferré, Giorgio Armani e Valentino Garavani, per raccogliere fondi a favore della lotta contro l’Hiv e oggi è portato avanti grazie alla collaborazione tra Anlaids e Francesca Ragazzi con Vogue Italia.
Nella mostra mercato i grandi brand della moda, ma non solo, offrono gratuitamente prodotti di alta qualità perché siano proposti al pubblico al 50% del loro valore. La 17ª edizione, la prima dedicata alla casa e al design, si terrà alla Fabbrica del Vapore a Milano.