Corriere della Sera, 5 novembre 2026
Critiche di Regioni, FI e Salvini. La manovra delle tensioni
L’iter di approvazione della legge di Bilancio prende avvio tra diverse difficoltà. Il capitolo di spesa da 3,4 miliardi di euro dedicato alla sanità è ritenuto inadeguato dalle Regioni, che al termine della conferenza convocata in seduta straordinaria fanno sapere: «Le risorse previste in manovra sulla sanità sono insufficienti», con a seguire la richiesta di «un incremento del fondo». I più critici sono i governatori del Pd. «Se la manovra non dovesse cambiare, penso che le Regioni debbano portare il governo davanti alla Corte costituzionale», dice Michele De Pascale (Emilia-Romagna), che insieme a Eugenio Giani (Toscana) contesta il voucher sanità, che vale 1,6 miliardi. A replicare è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, segnalando che la dotazione del fondo sanitario tocca il «record» di 146,3 miliardi nel 2027 e che nella manovra non figura la parola «tagli» alla voce sanità. Le Regioni però avevano chiesto circa 7 miliardi e ne avranno la metà, mentre le opposizioni contestano al governo la diminuzione del rapporto tra il fondo e il Pil, che nel 2027 sarà al 6,11%, per poi scendere al 5,98% nel 2028.
I tagli alla scuola
A fare fibrillare la maggioranza sono anche i tagli (5 mila docenti e 2 mila unità di personale) prospettati sul capitolo scuola, tanto che il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, fa sapere: «Intendiamo lavorare affinché, durante l’iter parlamentare della legge di Bilancio, la misura del taglio al personale scolastico sia eliminata». A ribadirlo è il vicepremier Matteo Salvini: «Non è il momento di ridimensionare il perimetro dell’educazione. Puntiamo ad avere tagli zero. Per il 2027 servono 84 milioni di euro».
Coperture
L’individuazione delle risorse si conferma il rompicapo più complicato. La riprova è nel segnale che arriva dall’interno di Forza Italia con la richiesta di «migliorare la manovra, ma, considerando la complessità della situazione internazionale e le risorse disponibili, anche il ministero dell’Economia dovrebbe fare la sua parte per trovare le coperture». Un clima complicato dove la difficoltà nel trovare le risorse per l’ultima legge di Bilancio prima delle elezioni politiche accentua le distanze in maggioranza. Anche se a difesa del Tesoro interviene Fratelli d’Italia ricordando che le «risorse non sono infinite».
Confindustria
A questo si aggiunge il capitolo legato ai costi dell’energia e alle bollette. Un tema prioritario per Confindustria, discusso proprio ieri a Palazzo Chigi, in occasione di un incontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente degli industriali, Emanuele Orsini. Confronto che quest’ultimo ha definito «franco e costruttivo», ma il punto restano le priorità indicate alla premier in materia di energia e imprese. Orsini da tempo chiede lo sblocco dei permessi e dei progetti fermi sulle rinnovabili, suggerendo la nomina di un commissario. Un’ulteriore istanza è l’estensione a tutta Italia del meccanismo adottato per le Zes (Zone economiche speciali), che combina incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche. Confindustria chiede inoltre in manovra l’estensione fino al 2029 dell’iper ammortamento (maxi deduzioni fiscali per gli investimenti in tecnologia e innovazione), indicando come copertura un’aliquota agevolata al 5% per la rivalutazione sui cespiti delle imprese.
L’iter di approvazione
L’avvio delle audizioni del ddl Bilancio è fissato da lunedì 9 novembre con termine giovedì 12 in occasione dell’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La scadenza per presentare le proposte di modifica è il 17, per conoscerne l’ammissibilità si dovrà attendere il 24 novembre. Individuati anche i relatori: Mauro D’Attis (Forza Italia), Angelo Rossi (FdI), Saverio Romano (Noi moderati), Alberto Gusmeroli (Lega).
Difesa
Pubblicato, intanto, il testo integrale della legge di Bilancio con le spese in materia di difesa, dove, tra i rifinanziamenti, figurano 1,9 miliardi in più nel triennio per il «funzionamento della difesa», 5,2 miliardi per il «fondo attuazione investimenti», 534 milioni per la «Joint rapid response force», 331 milioni per «investimenti Nato» e 164 per l’Arma dei carabinieri. Nel testo anche tagli per quasi 2 miliardi alla spesa per calamità naturali, soccorso pubblico, rischio sismico e idrogeologico.