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 2026  novembre 05 Giovedì calendario

La base ritrovata dei dem

A seggi ancora aperti alcuni analisti avevano cominciato a prevedere un «blunami», leggendo nell’affluenza record e nei sondaggi che puntavano tutti nella stessa direzione un probabile plebiscito per i democratici.
Le roccaforti cadute
Dalle urne, effettivamente, è uscito uno tsunami blu che ha travolto il Congresso: i democratici hanno riconquistato la maggioranza alla Camera e al Senato, trionfando in tutte le sfide che potevano vincere e strappando ai repubblicani seggi in storiche roccaforti conservatrici come il Texas, la South Carolina, il Kentucky, il Kansas – dove l’ultimo senatore democratico aveva lasciato il Congresso prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale – ma anche in quelle che lo sono diventate nell’era Trump, come l’Iowa o l’Ohio. Fra gli Stati un tempo in bilico, ha resistito soltanto la Florida che è rimasta convinta nel campo repubblicano, eleggendo una senatrice e un governatore conservatori.
La coalizione evaporata
In due anni però Donald Trump ha visto evaporare la coalizione inedita che lo aveva riportato alla Casa Bianca nel 2024, quando aveva pescato con abilità nella base degli elettori democratici, strappando voti fra i giovani, gli ispanici e gli afroamericani: tutti, nel giro di un mezzo mandato, hanno fatto marcia indietro e sono tornati a sostenere in larga parte i candidati democratici.
Il salto più importante fra i gruppi etnici lo hanno fatto registrare i latinos. Due anni fa i democratici avevano perso 7 punti nel voto ispanico, passato dal 63% di Joe Biden al 56% di Kamala Harris, con le contee a maggioranza ispanica che avevano fatto registrare un +17% per l’ex presidente che puntava a tornare alla Casa Bianca. Quest’anno le stesse contee si sono spostate in media di 22 punti percentuali verso i candidati democratici, con il Kansas e il Texas che hanno toccato rispettivamente 45 e 36 punti percentuali. Secondo l’analisi del New York Times, quest’anno il 69% degli elettori ispanici ha votato democratico, appena il 30% ha scelto candidati repubblicani: un salto di 28 punti percentuali, il più alto fra tutti i gruppi etnici che compongono l’elettorato.
L’eccezione
In mezzo, ci sono state le brutali politiche dell’amministrazione Trump sull’immigrazione, con i raid dell’Ice – solo nel 2026, trenta persone sono morte sotto custodia della United States Immigration and Customs Enforcement: 22 erano di origine ispanica – e le deportazioni forzate che hanno terrorizzato intere comunità, ma anche l’aumento del costo della vita che – preannunciavano già i sondaggi, mai precisi come quest’anno – ha pesato sul portafoglio degli elettori e poi sulla decisione presa ai seggi.
La giravolta dei giovani
L’altra giravolta impressionante è stata quella dei giovani: il 70% degli elettori fra i 18 e i 29 anni ha votato democratico, un balzo di 32 punti percentuali rispetto a due anni fa, con appena il 28% che sulla scheda ha barrato il candidato repubblicano. Fra i 30 e i 44 anni il balzo è di 24 punti percentuali, ma anche fra gli over 65 c’è stato un rimbalzo di 6 punti.
I democratici hanno guadagnato 17 punti percentuali fra gli uomini, 23 fra quelli non bianchi, ma anche 13 fra le donne, 9 fra gli afroamericani, 17 fra gli asiatici e 13 fra gli elettori bianchi.
Dai dati del quotidiano newyorkese emerge che i repubblicani hanno perso voti in tutte le categorie demografiche
, ottenendo la maggioranza – seppur perdendo consensi rispetto al 2024 – soltanto fra i bianchi (51% a 48% dei democratici), i bianchi non laureati, dove il divario cresce (59% a 40%, ma i dem hanno rosicchiato 14 punti), e quelli del Sud (62% a 37%, anche qui con un guadagno democratico di 12 punti).