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 2026  novembre 05 Giovedì calendario

Usa, ai dem una maggioranza larga

Alla conferenza stampa dei democratici, il giorno dopo le elezioni, c’è un tabellone con un pronostico repubblicano. A maggio James Blair, che guidava la macchina politica della Casa Bianca, aveva previsto che ridisegnare i collegi avrebbe fruttato al suo partito 16 seggi in più alla Camera. Ieri sono stati i democratici a esibire quel post. «Agli americani non piace che siano i politici a scegliersi gli elettori», ha detto Suzan DelBene, che ha guidato la campagna democratica per la Camera.
«Non è stata un’onda blu, è stato uno tsunami americano», ha detto Hakeem Jeffries. Il leader democratico prevede 255 seggi, forse di più. Il New York Times assegna ai dem almeno 237 deputati e 54 senatori. Secondo le stime del suo analista Nate Cohn, il vantaggio nel voto nazionale per la Camera arriverà a 13 punti, il più ampio dal 1976. I democratici controlleranno entrambe le camere e guideranno almeno 28 Stati su 50, dopo aver strappato cinque governatorati ai repubblicani in Stati vinti da Trump nel 2024.
La doppia svolta più clamorosa è in Texas. James Talarico ha battuto Ken Paxton, riportando ai dem un seggio al Senato per la prima volta dal 1988. E Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore uscente Greg Abbott, prima democratica alla guida dello Stato dai tempi di Ann Ri­chards negli anni ’90. «Gli elettori ci hanno dato un’ultima possibilità – ha detto Talarico —. Ci hanno mandato a Washington per abbassare i costi, sradicare la corruzione e rimettere in carreggiata l’economia». In Kansas il pastore metodista Adam Hamilton ha battuto il senatore repubblicano Roger Marshall. L’ultima vittoria democratica per un seggio al Senato risaliva al 1932. I dem hanno conquistato un seggio anche in South Carolina con Annie Andrews e confermato Jon Ossoff in Georgia. Restano aperte, tra le altre, le corse per il Senato in Alaska e Mississippi, dove il dem Scott Colom ha un vantaggio di poche decine di voti sulla repubblicana Cindy Hyde-Smith, secondo l’Associated Press.
In Michigan il democratico Abdul El-Sayed ha battuto il repubblicano Mike Rogers e diventerà il primo senatore musulmano degli Stati Uniti. «Il Michigan ha respinto una campagna carica d’odio, che non aveva nulla da dire sui problemi delle persone e voleva solo additare il mio nome e la mia faccia», ha detto. E già guarda a gennaio. «Credo che ci serva una nuova leadership», dice, senza impegnarsi a sostenere Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato.
Secondo il New York Times, i democratici hanno guadagnato consensi in tutte le principali fasce dell’elettorato, invertendo la tendenza del 2024. Il cambiamento è stato più netto tra i giovani e gli ispanici. Tra questi ultimi, lo spostamento verso i dem sfiora i 30 punti. Il partito ha guadagnato terreno anche tra gli elettori più anziani e i bianchi senza laurea, due pilastri della base repubblicana.
Sulle divisioni tra moderati e progressisti, Schumer risponde che entrambe le correnti hanno fatto campagna sugli stessi temi, dal costo della vita alla lotta alla corruzione e alla fine della guerra in Iran. E ricorda poi che «molti di quelli che ci hanno votato sono ancora scettici». Le vittorie negli Stati più difficili, dice, sono «l’occasione di dimostrare che siamo degni della loro fiducia».
Jeffries, che a gennaio potrebbe diventare il primo speaker afroamericano della Camera, promette un programma per i primi cento giorni, dal costo della spesa e della benzina al ripristino dei fondi per la sanità. Si dice disposto a lavorare con i repubblicani se questo servirà a chi fatica a far quadrare i conti. Sulle inchieste parlamentari il tono cambia. «Sono finiti i giorni in cui la Camera funzionava come una filiale dell’amministrazione Trump». I democratici potranno convocare testimoni e chiedere documenti, mentre al Senato potranno bloccare le nomine dei giudici, anche per eventuali posti vacanti alla Corte Suprema.
«Il popolo americano ha mandato un messaggio chiaro», ha scritto Barack Obama su X. Gli elettori chiedono una politica che unisca e leader che offrano soluzioni concrete. L’ex presidente ha ringraziato i candidati e ricordato che all’amministrazione restano due anni di mandato. «Il nostro compito ora è rimboccarci le maniche».