il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2026
Cateno De Luca parla del suo presente e futuro politico
Il sindaco che non avevano visto arrivare lo rivendica: “Mi cercano un po’ tutti, è vero, e parlo innanzitutto di parlamentari. Anche di centrosinistra, certo”. Cateno De Luca, primo cittadino di Taormina e leader di Sud Chiama Nord, è ormai un alleato di Giorgia Meloni.
Tutti parlano di lei, tanti vengono alle sue convention. Cercano posti.
Sono in politica da 40 anni, e se uno inizia chiedendo quale ruolo potrà avere mi insospettisco.
Perché lei, civico impenitente, sosterrà le destre?
Ci avevano cercato anche dall’altra parte, ma all’amore clandestino che ci offriva il centrosinistra ho preferito la solidità del centrodestra. Per stare con il Campo largo sarei dovuto passare per Casa riformista e dai civici in provetta di Alessandro Onorato. Ma ho la mia identità di amministratore, che sa come si prendono i voti. Nelle ultime Regionali in Sicilia ne ho presi oltre 500mila.
Non si è fidato.
Prima di accordarmi con il centrodestra sono andato a cena con Onorato. Dopo averlo ascoltato, gli ho detto: ‘Non faccio più il venditore di tappeti’.
Quando e con chi ha chiuso l’accordo con le destre?
La trattativa è partita tre mesi fa con Ignazio La Russa, Galeazzo Bignami e Giovanni Donzelli. Ma tutto è nato da un invito del mio amico fraterno Gaetano Galvagno, che ha favorito le prime interlocuzioni.
E Giorgia Meloni?
Non l’ho mai incontrata. Le ho parlato per la prima volta il 1° aprile 2025. Cercavo aiuto per non far chiudere il reparto di cardiochirurgia di Taormina. Mi ha richiamato 24 ore dopo e abbiamo salvato il reparto. Sa il fatto suo.
Cosa ha chiesto al tavolo?
Come le ho spiegato, per me chi chiede subito posti sbaglia. E io non l’ho fatto.
Ma qualche posto di governo…
Se riuscissimo a eleggere un discreto numero di parlamentari potremmo anche chiedere un ministro. Ma sicuramente non sarei io.
Lei si candiderà in Parlamento?
Eventualmente solo per drenare voti. Il mio obiettivo resta la presidenza della Regione Sicilia. Ma ho preteso che il centrodestra mi lasciasse mani libere nella mia terra.
E qual è l’obiettivo per le Politiche? Il 3 per cento?
Quello iniziale era il 2, ma ora ce la possiamo fare, col sostegno di Sindaci d’Italia, che raccoglie amministratori di tutto il Paese, e con le preghiere di Maurizio Lupi, detto rispettosamente. Se noi superiamo il 3 per cento lui ce la farà come migliore perdente.
Niente patto con Noi Moderati.
Io ho dimostrato maturità. Avrei potuto cercare l’accordo, puntando a posti nella casa di Gesù, il Parlamento. Ma la somma in politica non fa il totale. Sono un leader di periferia, e non posso fare errori.
Però state imbarcando tanti anche da sinistra...
Sindaci d’Italia è composta soprattutto da amministratori che vengono da lì. Il presidente, Ernesto Magorno, è stato segretario del Pd in Calabria (nonché ex renziano, ndr).
Lei è l’anti-Vannacci.
Mi offendo se mi paragona a lui. Vannacci è un disertore, che si è candidato con la Lega e poi l’ha lasciata. Ha ammesso di non essere in grado di fare il sindaco, mentre io lo faccio da decenni. Lui è solo un cazzaro.
Nel Carroccio sono arrabbiati perché lei ha aperto una trattativa con il Patto per il Nord e ha detto di voler candidare Renzo Bossi.
Se è un problema lo è solo per loro. In una coalizione non puoi temere la crescita di un’altra forza politica. Spero sia una boutade.
Salvini l’ha chiamata?
Non ha titolo per farlo. Nel 2017, quando venni arrestato per la seconda volta, fece uscire un’agenzia in cui si rallegrava per non avermi messo in lista. Ma era una minchiata: non c’era stata alcuna trattativa. Dopo la mia assoluzione non si è scusato pubblicamente. Però voglio avere ottimi rapporti con tutti i partiti, Lega compresa.
Lei farà la differenza nelle urne?
Non lo dico, perché non sono presuntuoso. Ma lo spero.