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 2026  novembre 04 Mercoledì calendario

Ira di Trump anatra zoppa: “Userò i miei enormi poteri ma accetto i risultati”

«Sono assolutamente disposto ad accettare i risultati. Lavorerò con i democratici, probabilmente troveremo il modo». Così ha parlato Donald Trump al New York Times, dopo la netta sconfitta nelle midterm. Se manterrà la promessa, evitando di costringere gli Stati Uniti a vivere un altro trauma come l’assalto al Congresso del 6 gennaio, bisognerà vedere quali compromessi è disposto ad accettare. Incluso l’Iran, dove potrebbe ancora avere la forte tentazione di usare la forza militare per distrarre il paese e il mondo.
Ieri mattina il presidente aveva prospettato la fuga in Israele, se gli americani avessero dimostrato di essere stanchi di lui. In serata, mano a mano che i primi risultati negativi hanno iniziato ad arrivare, ha alzato ancora di più il tono, minacciando di usare «poteri enormi» per restare rilevante; denunciando la minaccia dei democratici di sottoporlo ancora all’impeachment; litigando con i giornalisti della Fox; annunciando «la settimana contro il comunismo».
“Se la gente negli Usa si stancasse di me, mi trasferirei in Israele e diventerei primo ministro». L’incorreggibile Trump aveva continuato a fare notizia, anche mentre gli americani andavano alle urne per le midterm, parlando così ieri mattina in un’intervista alla Fox News. In questo modo però aveva confermato quello che tutti ormai già sapevano, ossia che le elezioni erano un referendum su di lui, prima ancora del rinnovo del Congresso. Così ha reso impossibile separare l’esito del voto dal suo destino politico. Ora dirà che la colpa è dei candidati, perché lui non era sulla scheda («altrimenti avrei riportato una vittoria schiacciante»), anche se ha supplicato i suoi sostenitori di fare finta che lo fosse. Quindi cercherà di ignorare il Congresso, come peraltro ha già fatto nei primi due anni di mandato, governando per decreto. Le sue dichiarazioni però confermano che lui considerava il voto come un referendum su se stesso, al punto di scherzare persino sul possibile “esilio”.
Ieri mattina il presidente aveva parlato con la trasmissione “Fox & Friends”, dicendo che «se i repubblicani votano, vinceremo con un margine schiacciante». Ma non era sicuro che accadesse, scherzando sul suo futuro: «Potrei fare il premier in Israele, lì ho un indice di gradimento del 99%».
Quanto all’Iran, il suo ex alleato Tucker Carlson ha scritto che Netanyahu vuole spingerlo ad usare l’arma atomica, almeno per distruggere il sito nucleare della Pickaxe Mountain. Il presidente però non si è sbilanciato su future azioni, nonostante gli attacchi lanciati lunedì dal Pentagono contro l’isola di Qeshm, e ieri ha detto al Financial Times: «Siamo pronti a intervenire se necessario, ma potrebbe non esserci alcuna ragione per farlo».
Quando i primi risultati negativi hanno iniziato ad arrivare, il tono è cambiato. In una email ai sostenitori per la raccolta di fondi ha scritto che i democratici vogliono procedere con il suo terzo “impeachment”. Parlando con la Cbs ha avvertito di essere pronto ad usare «poteri enormi», utilizzando per bloccare tutte le leggi proposte dai democratici: «Ho il potere supremo, si chiama veto». Nel frattempo ha proclamato la «settimana contro il comunismo» dal primo al 7 novembre, in memoria delle «milioni di persone che hanno sofferto povertà, sfruttamento, violenza e miseria». Quando la sconfitta è diventata innegabile, ha promesso al Times che l’accetterà. Resta da vedere come.