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 2026  novembre 04 Mercoledì calendario

Un profilo di Abdul El Sayed

Una delle imprese più difficili per i democratici al voto di midterm era quella di mantenere un seggio in Michigan, solidamente controllato da oltre 50 anni, candidando un musulmano di sinistra in uno Stato del Midwest di mentalità conservatrice anche quando vota per i democratici. E Abdul El Sayed ha vinto: figlio di immigrati egiziani, sostenuto dalla sinistra radicale di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, con posizioni molto dure contro Israele, a volte messo sullo stesso piano di Iran e Hamas. «Mi chiamo Abdulrahman Mohamed El-Sayed», ha detto parlando ai sostenitori a Detroit, quando aveva ormai staccato definitivamente il repubblicano Mike Rogers con il 51,8% dei consensi. «Ce l’abbiamo fatta. Sono davvero orgoglioso e onorato di essere qui come vostro senatore eletto», ha proseguito, sostenendo che «il cattivone ha perso».
Le elezioni di Midterm in diretta
«Il mio nome e la mia fede non sono il motivo per cui non potete permettervi la benzina, fare la spesa o andare dal medico», ha affermato il senatore eletto nel suo discorso della vittoria, accusando gli avversari di aver condotto una campagna elettorale scorretta. «Anziché cercare di unirci per affrontare la crisi dei prezzi della benzina e dei generi alimentari, i nostri avversari hanno deciso di dividerci. All’inizio hanno puntato sul mio nome e sulla mia fede, come a dire: è un po’ diverso. Quando non ha funzionato, hanno cercato di farmi passare per colpevole per le mie frequentazioni. E quando neanche questo ha funzionato, si sono buttati a capofitto in una delle campagne più brutte che abbiamo visto nella nostra vita». 
E ha spiegato: «Cercano di dipingerti come una persona piena di odio se credi che i bambini palestinesi debbano poter crescere nella terra dei loro antenati, senza essere uccisi con i soldi delle nostre tasse. Se credi negli stessi diritti per tutti alla pace, alla dignità e all’autodeterminazione, questo non è odio. È amore», ha affermato El-Sayed. «Cittadini del Michigan, vogliamo che i soldi delle nostre tasse vengano spesi qui, per le nostre scuole, per la nostra sanità e per le nostre infrastrutture. Non vogliamo che il nostro denaro venga utilizzato per finanziare l’apartheid, il genocidio o la guerra» ha sostenuto il futuro senatore democratico del Michigan.
Venti contrari
Personaggio carismatico, abituato ad usare un linguaggio molto aspro anche nei confronti dell’establishment del suo partito, Abdul ha dovuto fronteggiare venti contrari che soffiavano da vari fronti, compreso il suo: non solo attacchi e accuse violentissime da parte repubblicana, ma anche lo scetticismo degli afroamericani (14% della popolazione del Michigan) che non amano la comunità araba e l’ostilità sotterranea di una parte del mondo democratico dello Stato. Fino, addirittura, al voltafaccia della deputata democratica Haley Stevens, da lui battuta alle primarie.
Tra i due non erano mancati gli attriti: Haley si era impegnata a votare El Sayed, ma aveva continuato a criticarlo e non aveva mai partecipato agli eventi della sua campagna. Poi il partito, alla ricerca di manifestazioni di unità, l’aveva invitata a comparire almeno una volta al suo fianco alla vigilia del voto. Doveva andare con lui domenica nel tempio di una congregazione afroamericana, ma ci sono state altre scintille alla vigilia. Haley ha chiesto al candidato di sconfessare uno spot contro Israele di un gruppo vicino alle sue posizioni. 
Abdul non solo si è rifiutato, ma a quel punto ha detto di non gradire la presenza della Stevens, bollata come una che aveva fatto compagna con le decine di milioni di dollari dell’Aipac, la lobby ebraica che sostiene la dura politica di Israele. Haley, respinta dal tempio di El Sayed, è andata in quello dove parlava il suo avversario, Mike Rogers, e poi ha addirittura dato il suo endorsement al candidato repubblicano. Trump ne ha approfittato per chiederle di cambiare partito e per l’ennesimo attacco ad Abdul, che tratta da terrorista: «Capite? Dovremmo farlo passare ogni volta per il metal detector».
El Sayed, da sempre consapevole di correre in salita e per nulla spaventato, anzi stimolato dai fari nazionali accesi su di lui, gli ha risposto secco: «Accetto il metal detector se tu ti sottoponi alla macchina della verità: io non ho nulla da nascondere, tu molto». La defezione della Haley è stata un brutto colpo, ma il suo tradimento potrebbe anche aver galvanizzato ulteriormente la base democratica spingendo soprattutto i giovani a votare in massa.
Un test cruciale per il futuro 
Tutto questo ha reso ancor più centrale la sfida del Michigan, suscitando allarme tra i moderati democratici che hanno fin qui governato il partito a livello nazionale: come ha scritto il New York Times, «su una cosa destra e sinistra del partito sono d’accordo: il risultato di El Sayed fisserà i parametri del dibattito politico e ideologico che condurrà ad una delle competizioni per la scelta del candidato presidenziale, che nel 2028 sarà la più aperta della storia recente». Ne è consapevole, e lo rivendica esplicitamente anche Abdul quando dice che la sua aspirazione non è solo quella di vincere: vuole che il Michigan diventi il nuovo Iowa, lo Stato che nei decenni scorsi ha fatto da apripista delle primarie, dando una direzione alla battaglia elettorale.
Assistenza medica ai poveri
Durante la campagna elettorale El-Sayed ha spesso rivendicato gli anni del suo lavoro sociale nel campo della sanità, per estendere l’assistenza medica ai poveri, sostenendo che dimostrino il suo attaccamento al Paese nel quale è nato. Epidemiologo, Abdul si è laureato in medicina alla Columbia, ma ha preferito l’insegnamento accademico e, poi, la direzione dei dipartimenti sanitari di Detroit e, successivamente, della Wayne County, la contea più popolosa dello Stato.
Il repubblicano Mike Rogers, l’ex agente dell’Fbi ed ex deputato che gli contendeva il seggio, lo ha accusato di essere un fan della Fratellanza Islamica, organizzazione egiziana classificata come terrorista da molti Paesi arabi, Egitto compreso, e, parzialmente, anche negli Usa. L’accusa nasce dal fatto che pare sia stata una sua supporter in gioventù la madre del candidato: un’infermiera del Missouri che, però, ha divorziato dal marito quando Abdul aveva tre anni. È tornata in Egitto troncando tutti i rapporti e il giovane El-Sayed è stato allevato dal padre e dai nonni.
Quando gli chiedono dei suoi rapporti con la Fratellanza, Abdul risponde a brutto muso: «Non ne ho nessuno, sono nato nel 1984, vuoi chiedermi conto di quello che mia madre potrebbe aver fatto negli anni Settanta?». Ma i giornalisti di destra continuano a sollevare di continuo la questione nelle conferenze stampa e Rogers, il suo avversario, non ha mai ritirato le sue accuse. Accuse infondate, assurde, ma Abdul, che già correva in salita essendo musulmano, alimentava dubbi tra possibili elettori moderati e indipendenti rifiutandosi di dire chi, tra Iran e Israele, è più pericoloso per gli Usa. E conversando spesso con Hasan Piker, un opinionista molto radicale, socialista dichiarato, scivolato spesso nell’antisemitismo. Solo di recente El-Sayed, che non si considera socialista pur condividendo molte proposte economiche di quel fronte, ha preso le distanze da Piker.
Lui ha eloquenza e magnetismo da leader: nelle primarie è riuscito a battere la Haley nonostante uno svantaggio di 11 a 1 nella raccolta di finanziamenti elettorali. Ma anche questa è la sua forza: il rifiuto dei soldi di corporation e organismi che poi ti condizionano. Ora è riuscito in un secondo, e più difficile, miracolo contro Trump e Rogers, che è stato, invece, foraggiato dalle imprese, soprattutto farmaceutiche. Comprese quelle all’origine dell’epidemia di oppiacei che per anni ha fatto strage in America.
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