Corriere della Sera, 4 novembre 2026
L’amnesia del generale
Il camerata Roberto Vannacci, che proprio in questi giorni ha gigioneggiato («Perché no? È storia») sulle adunate per l’anniversario della Marcia su Roma, ha dei buchi nella memoria. Non risulta infatti essersi mai ricordato, dicono gli archivi che pure traboccano di notizie, notiziole, facezie, proclami e spiritosaggini intorno alle sue performance, di un luogo che invece dovrebbe essergli caro. La caserma del Centro Addestramento Paracadutismo dell’Esercito in via di Gello 138, Pisa, dove dieci anni fa ricevette il comando della Brigata Paracadutisti «Folgore». Curioso, vero? Mai una parola nell’universo web. Perché la caserma, come ricorda il giornalista Bartolo Fracaroli che lì arrivò tanti anni fa come allievo alpino paracadutista, è dedicata al maggiore Gian Paolo Gamerra, Medaglia d’oro al valor militare. Direte: ma come, Vannacci che non si gloria d’aver assunto il comando della «Folgore» nella caserma che porta il nome di una medaglia d’oro al valor militare? Esatto. Perché quell’eroe dell’esercito italiano fu anche una medaglia d’oro della resistenza. Come ricorda la motivazione della sua decorazione, infatti, il maggiore Gamerra il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio, «mentre accorreva col suo gruppo privo di scorta a sostenere reparti duramente impegnati coi tedeschi, scontrandosi con soverchianti forze germaniche e ricevuta intimidazione dal comandante di queste di consegnare le armi e gli automezzi, opponeva un fiero e deciso rifiuto». E dopo essersi impossessato del mitra di uno dei suoi soldati abbattuto dai nazisti, cadde «colpito a morte col nome d’Italia sulle labbra, fedele al suo giuramento di soldato, abbracciato alla mitragliatrice». Una scelta radicalmente diversa da quella dei militari della X Mas che agli ordini di Junio Valerio Borghese (al contrario di Luigi Durand de la Penne e dei mitici incursori autori della Beffa di Alessandria che rifiutarono la Rsi) scelsero di unirsi alle truppe naziste contro Alleati e partigiani. Come nell’eccidio di Forno, dove Umberto Bertozzi, i camerati della «Xª» e le SS uccisero 68 abitanti tra cui un bambino di 9 anni, Elio Del Sarto. C’è da stupirsi se il fondatore di Futuro Nazionale ignora un eroe della patria ma anche dell’Anpi che a Gamerra e ai suoi ragazzi dedicò la statua dello scultore Alessandro Caetani davanti al cimitero di Riglione dove i poveretti furono sepolti prima che i nazisti devastassero le tombe come ultimo sfregio?