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 2026  novembre 03 Martedì calendario

Il segreto di ricordi e oblio svelato dagli studi sui vermi

Dimenticare è come ricordare. C’è un interruttore per un processo e uno per l’altro. Se il cervello conservasse tutte le informazioni acquisite, rischierebbe un “crash”. Come accade a volte con i computer. Ma come fa il sistema nervoso a decidere quali ricordi mantenere e quali eliminare?
A questa domanda cerca di rispondere un team della Kyushu University, in Giappone, coordinato dal neuroscienziato Takeshi Ishihara. Il risultato è sorprendente: una molecola, il neuropeptide Nlp-47, e il suo recettore, Gnrr-1 sanno regolare l’oblio: il protagonista si chiama Caenorhabditis elegans.
Minuscolo, un millimetro appena, è un vermetto, eppure è uno degli organismi-modello più importanti della biologia. Quello che succede a lui è un indicatore prezioso per noi umani. La sua semplicità, infatti, rappresenta un vantaggio straordinario per i test di laboratorio: con un sistema nervoso di 302 neuroni è capace di apprendere e memorizzare, oltre che di modificare il comportamento sulla base di ciò che impara.

Per il loro studio i ricercatori hanno utilizzato una forma di apprendimento olfattivo. Il vermetto, infatti, è attratto da alcune sostanze odorose, tra cui il diacetile, e attraverso le manipolazioni dell’ingegneria genetica si è scoperto che Nlp-47 è decisiva: silente quando si acquisisce un ricordo, la molecola interviene nella fase successiva, quella in cui il sistema nervoso ne favorisce la cancellazione. Dimenticare, perciò, è il risultato di segnali chimici inviati da circuiti neuronali. «Il cervello non è solo un sistema che registra e conserva dati, ma è anche una struttura dinamica che seleziona, modifica e rimuove continuamente le proprie tracce mnemoniche», spiega Pietro Calissano, neuroscienziato, e co-fondatore dell’Ebri, lo European Brain Research Institute “Rita Levi-Montalcini”, l’istituto di Roma che studia i meccanismi fisiologici dei neuroni e delle loro malattie.
Ecco perché l’indagine “made in Japan” ha implicazioni che vanno oltre i nematodi: spalanca un orizzonte per comprendere meglio come si regolano la durata e la selezione dei ricordi. Tante le applicazioni, a cominciare da futuri trattamenti di patologie neurologiche e psichiatriche in cui memoria e oblio si alterano e l’Alzheimer è tra i primi obiettivi. «Consideriamo il ricordo una conquista e l’oblio una perdita. Ma le due funzioni sono complementari – sottolinea Calissano -: ricordare permette di utilizzare le esperienze passate, dimenticare consente di non rimanerne prigionieri». La memoria, dunque, è un sistema in instancabile trasformazione e una delle sfide delle neuroscienze del XXI secolo sarà capire come intervenire su questo fragile equilibrio.
Il vermetto si rivela un amico prezioso: «Da lui parte un approccio riduzionista che delinea la possibilità di nuovi farmaci – conclude Calissano -. È significativo che Eric Kandel abbia vinto il Nobel della Medicina nel 2000 con gli studi sulla memoria. E per realizzarli ha utilizzato un altro animaletto: è la lumaca di mare Aplysia».