repubblica.it, 3 novembre 2026
Trovati i genitori dello smemorato svedese dell’aeroporto di Capodichino
Una lunga, commovente telefonata con il padre, che aveva perso le sue tracce dallo scorso agosto. È arrivata la svolta nella storia di Daniel, il giovane svedese di 25 anni che per mesi ha vissuto all’aeroporto di Capodichino, senza documenti né oggetti personale e con un passato avvolto nel mistero.
Dall’altra parte del telefono, finalmente, una voce familiare e la possibilità di ricominciare: è il primo, decisivo passo verso il lieto fine di una vicenda che ha commosso Napoli e incuriosito l’Italia intera, evocando la trama di The Terminal, il film di Steven Spielberg con Tom Hanks.
La svolta è arrivata in queste ore grazie al lavoro congiunto degli assistenti sociali che coordinano il Centro di Prima Accoglienza del Comune di Napoli e dell’Ambasciata di Svezia, con il coinvolgimento del Consolato onorario. I genitori di Daniel, che non avevano più sue notizie da agosto, sono stati rintracciati e rassicurati sulle condizioni di salute del figlio. Poi il contatto diretto, la telefonata con il padre che segna un punto di svolta in una storia rimasta a lungo sospesa tra interrogativi e speranze.
«È un risultato raggiunto grazie al lavoro paziente e costante degli operatori sociali e alla collaborazione dell’Ambasciata e del Consolato svedese – ha dichiarato l’assessora alle Politiche Sociali, Giovanili e del Lavoro, Chiara Marciani -. Dopo un lungo periodo durante il quale aveva rifiutato qualsiasi forma di sostegno, Daniel ha deciso di collaborare con i nostri servizi, consentendoci di costruire un percorso di accompagnamento e di riprendere i contatti con la sua famiglia». È proprio questa ritrovata disponibilità del ragazzo, che ha a lungo confessato di non ricordare nulla sulla sua identità, ad aver reso possibile la svolta.
Già ieri Daniel, che per mesi aveva respinto le proposte di assistenza, ha accettato il trasferimento in una struttura di accoglienza del territorio, in via Giuseppe de Blasiis, dove dispone ora di una sistemazione temporanea e del sostegno degli operatori. Una decisione maturata mentre l’aeroporto di Capodichino chiudeva al traffico aereo per i lavori programmati di novembre, rendendo ancora più precaria la sua permanenza nello scalo. Fino ad allora, del resto, per diversi mesi la sua era stata un’esistenza scandita da piccoli gesti di solidarietà: i dipendenti delle attività commerciali gli offrivano da mangiare, qualcuno gli procurava vestiti, altri cercavano di convincerlo ad accettare aiuto. A lungo nessuno aveva saputo dire con certezza da dove arrivasse, né soprattutto se qualcuno lo stesse cercando. Ora quella domanda ha finalmente una risposta: in Svezia c’era una famiglia che aspettava di ritrovarlo. «Sono particolarmente felice per l’esito di questa vicenda, resa possibile dalla collaborazione tra istituzioni e dall’impegno di tutte le persone che in questi mesi hanno sostenuto Daniel – ha affermato il Console Onorario di Svezia, Pierluigi Petrone -. Continueremo a lavorare insieme, anche con l’Ambasciata di Svezia a Roma, affinché il giovane possa presto ritrovare serenità e ricongiungersi con i suoi cari».
Il prossimo obiettivo è organizzare il rientro in patria. Dopo qualche tentennamento, Daniel ha espresso chiaramente la volontà di tornare in Svezia e il Comune continuerà a collaborare con le autorità diplomatiche per accompagnarlo in questo percorso. Restano ancora da ricostruire le circostanze che lo hanno condotto a Napoli e le ragioni del lungo silenzio. Ma adesso, dopo mesi di domande senza risposta, c’è almeno una certezza. Dall’altra parte del telefono qualcuno lo aspettava. E finalmente ha potuto ascoltare di nuovo la sua voce.