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 2026  novembre 03 Martedì calendario

Del Vecchio, la dynasty della discordia: una fortuna bloccata dai veti

Anche i ricchi litigano. E quando a litigare sono gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, lo scontro non resta confinato nelle (parecchie) stanze parecchio ovattate di una famiglia miliardaria, ma finisce in Lussemburgo, dove c’è la cassaforte Delfin; passa per Milano, dove gli studi legali staccano golosissime parcelle; tocca Parigi, dove è quotata EssilorLuxottica; e rimbalza con fragore nella finanza italiana, perché dentro quella cassaforte non ci sono solo gli occhiali, ma anche quote pesanti di Generali, Monte dei Paschi, UniCredit. Una bella fetta di capitalismo tricolore che oggi però sembra una porzione troppo scarsa per tenere assieme ambizioni, diffidenze, calcoli patrimoniali e pure qualche carattere decisamente sopra le righe.
Leonardo Del Vecchio, il fondatore, scomparso nel giugno 2022, aveva immaginato una successione ordinata, quasi ingessata: otto quote identiche distribuite ai sei figli, alla vedova Nicoletta Zampillo e a Rocco Basilico, figlio di lei. Ma se tutti pesano allo stesso modo nessuno comanda, e se lo statuto chiede l’88% dei voti per le decisioni straordinarie basta un no perché l’ingranaggio si blocchi. Delfin è diventata così un condominio miliardario in cui nessuno può abitare – lasciamo perdere l’idea di comandare – davvero perché il portone funziona solo con otto chiavi, mentre il potere resta al consiglio e a Francesco Milleri, l’uomo a cui Del Vecchio aveva affidato il gruppo.
I numeri, allora, per capire di cosa si parla. Delfin ha il 32,4% di EssilorLuxottica, il 17,6% di Mps, che si è impegnata a portare all’offerta di Intesa Sanpaolo di cui avrà così circa il 4%, poco più del 10% di Generali, una quota sopra il 2% di UniCredit. Una perizia di quest’estate stima il patrimonio netto della holding in 47,3 miliardi: ogni fetta del 12,5% vale sulla carta quasi sei miliardi. Sulla carta, appunto, perché le azioni non si possono dare nemmeno in pegno senza il consenso di tutti, e i dividendi sono fermi al 10% dell’utile perché i fratelli Luca, Paola e Clemente si oppongono a dare di più. Miliardari a corto di liquidi.
Ma sono significativi anche i numeri che turbinano tra gli eredi. L’ultima mossa – ma sarà davvero l’ultima? – del pirotecnico Leonardo Maria è di ieri: l’offerta di comprare le quote degli altri soci, o almeno della maggior parte di loro. Un testacoda completo, dopo un percorso a dir poco accidentato.
Il tentativo di riassunto delle puntate precedenti, infatti, suona così: a inizio anno Leonardo Maria vuole comprare le quote di Luca e Paola, che chiedono 6 miliardi e mezzo a testa. A fine aprile si firma un accordo vincolante da 5 miliardi ciascuno, ma le banche chiedono che sia Delfin a fare da paracadute e il consiglio della holding dice no. Intanto Rocco vuole cedere lo 0,4% anche per pagare le tasse di successione; Leonardo Maria vorrebbe tutto il pacchetto del fratello – sono entrambi figli di Nicoletta – ma ne contesta il prezzo. Rocco impugna la delibera sull’acquisto di Leonardo Maria dagli altri fratelli e propone di vendere tutto tranne gli occhiali per liquidare chi vuole uscire. Dall’entourage di Leonardo Maria la replica è secca e negativa.
A settembre Luca e Paola reclamano 500 milioni di penali per la vendita saltata. Appena due settimane fa, Leonardo Maria pare studiare la ritirata vendendo il suo 12,5% alla holding; poi annuncia: «Basta con le guerre fratricide». Sulla scena irrompe intanto il magnate ceco Michal Strnad, che di miliardi ne offre 30 per tutta Delfin. Sembra una soap opera turca e invece è una storia tutta nostra di capitalismo dinastico italiano.
Leonardo Maria, classe 1995, una laurea breve alla Boccconi, è l’erede che vuole rompere lo schema. In EssilorLuxottica è stato l’unico figlio con un ruolo operativo, finché ad agosto se n’è andato sbattendo la porta. Fuori dal gruppo con la sua holding personale Lmdv Capital ha fatto shopping a ritmo forsennato: Acqua Fiuggi, il Twiga di Flavio Briatore, ristoranti, il 30% del Giornale, il controllo di Quotidiano Nazionale; infine un’Opa sul Fatto Quotidiano, durata quanto il proverbiale gatto in tangenziale. Il conto è per ora di circa un miliardo di debiti verso le banche. Il resto è cronaca, non di rado gustosa: un matrimonio lampo, fidanzamenti finiti male, un’indagine per un incidente in Ferrari dove al volante, all’arrivo della polizia, c’era un altro.
Rocco, più vecchio di quattro anni, pare disegnato per fargli da antagonista. Del Vecchio lo aveva incluso nel testamento alla pari dei figli; nel gruppo ha seguito gli occhiali intelligenti con Meta, poi anche lui ha scelto di uscire. Ora vive a Los Angeles. Divisa tra i due contendenti, perché madre di entrambi, Nicoletta, sposata due volte con il fondatore.
Claudio, il primogenito, è il ramo Usa: mandato là negli anni Ottanta, poi padrone di Brooks Brothers fino al fallimento del 2020. Con la sorella Marisa, la più riservata, è considerato vicino alla continuità della gestione. Paola, figlia del primo matrimonio con Luciana Nervo, è la voce più critica: in parallelo a Luca, figlio di Sabina Grossi, che lavora nella finanza a Londra, ha portato la sua quota in una società personale, e assieme a Rocco chiede di cancellare la clausola dell’88%.
Last but not least, Clemente: ventidue anni, studente di Ingegneria al Politecnico, nel 2023 Forbes lo ha incoronato il più giovane miliardario al mondo. Nonostante l’iperattivismo di Leonardo Maria, il primo azionista di Delfin oggi è proprio Clemente: a luglio ha comprato da Rocco azioni Delfin per circa 800 mila euro, il prezzo di un caffè in casa Del Vecchio. Ma tanto è bastato per superare di un soffio il 12,5% degli altri. Il resto nelle prossime puntate, che di certo non mancheranno.