la Repubblica, 3 novembre 2026
Nuovo San Siro, Sala contro Calabresi
"Politicamente trovo un po’ bizzarro che Calabresi, che dovrà farsi appoggiare da una parte politica, metta dei dubbi su decisioni prese recentemente”. Beppe Sala risponde così a Mario Calabresi, il quale, in questi giorni, ha sposato la tesi dei due stadi. Secondo il giornalista e candidato alle primarie del centrosinistra per il sindaco, infatti, il vecchio Meazza, destinato alla demolizione per la costruzione del nuovo stadio di Inter e Milan, dovrebbe rimanere in piedi accanto al suo gemello.
Non usa mezzi termini Sala, parlando a margine della cerimonia dell’iscrizione al Famedio del Cimitero Monumentale di 14 milanesi illustri. “C’è un punto politico e uno di merito”, spiega il sindaco. Quello politico: il progetto San Siro “non è una decisione di Sala”, ma è passato dal voto del Consiglio comunale. Poi il merito, cioè “questo mitico tema della rigenerazione": “Se San Siro rimanesse, con i diritti volumetrici che hanno le squadre, dove lo mettiamo? Dove oggi immaginiamo del verde. Quindi cosa facciamo, togliamo del verde?”. La critica, concede, “è legittimissima”, ma nel momento in cui si mette in discussione la decisione presa “bisogna spiegare cosa si può fare. Se non si spiega si fa solo confusione”. E così Sala, nella battaglia di visioni, dà ragione alla sua vice Anna Scavuzzo, anche lei in corsa alle primarie, che ha difeso le decisioni della giunta.
E il messaggio va oltre lo stadio, dritto al centrosinistra: “Ogni tanto vedo con preoccupazione la mia parte politica che si muove come se avessimo già vinto. Non è così”. L’elettorato “è molto mobile”, non c’è “niente di scontato": “Non servono opinioni, servono proposte concrete”. Gli slogan? “Lasciamoli ad altri, non ci devono appartenere”. Sul Generali Stadium firmato Foster e Manica, presentato giovedì al Castello Sforzesco, il giudizio è “tecnico": “Mi sembra un buon progetto”. Ma quel che interessa a Sala è non far perdere a Milano gli Europei del 2032: “Sarebbe veramente una disdetta”, anche perché con il nuovo impianto “magari si può ambire anche alla finale”. E poi perché di stadi nuovi in Italia ne stanno nascendo tanti: “Cosa sarebbe stato per i milanesi vedere il nuovo stadio da Roma a Venezia e a Milano no?”.
Sui 500 militari che la manovra vuole tenere in città fino al 31 marzo, il sindaco frena. “Non so da dove nasce questa decisione”, è “un cambio di passo”. Lui stesso aveva espresso un giudizio positivo “quando si parlava di tre mesi”, ma ora vuole sentire le ragioni al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si tiene ogni mercoledì in prefettura.
Infine, sulla Legge di bilancio appena varata dal governo e sul suo impatto sui Comuni, è chiaro: “Certo non ci aiuta” e “non vedo segnali positivi”. Le questioni, aggiunge, sono “sempre le stesse”, cioè trasporti, disabili e scuole. Temi “su cui non vediamo un grande sostegno”. Durante il suo discorso al Famedio, poi, ha ricordato le piazze e i disordini del 17 e 18 ottobre: “Le nostre società sono attraversate da contraddizioni profonde, spesso laceranti. Gli eventi che hanno colpito anche la nostra città recentemente sono la dimostrazione inequivocabile di un malessere diffuso che tocca soprattutto le giovani generazioni. Sono segnali che ci interrogano”. E, ha aggiunto, “che ricordano una società che rischia di perdere coesione, persone che faticano a riconoscersi in un destino comune e una speranza nel futuro che, per molti, si fa più fragile. Non dobbiamo sottovalutare queste difficoltà, né, soprattutto, cercare risposte semplici a problemi complessi, accontentandoci di slogan dal sapore populistico”