la Repubblica, 3 novembre 2026
Attacco hacker ai supermercati, colpita anche l’Italia
In Toscana. In Emilia-Romagna. In Sicilia. L’Italia è nel mirino degli hacker che spengono i frigoriferi dei supermercati. E il timore è che nuovi attacchi possano lasciare i banchi vuoti, interrompere le forniture e seminare paura tra i cittadini. L’allarme è arrivato fino a Palazzo Chigi, dove oggi è prevista una riunione per fare il punto sulla minaccia. Seguirà un vertice tecnico convocato dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che ha deciso di coinvolgere direttamente gli amministratori delegati delle principali catene della grande distribuzione. Per capire quanto sia esteso il rischio e sensibilizzare i vertici delle aziende. Perché non si tratta più soltanto di proteggere i computer di un’impresa: una falla in un impianto frigorifero può diventare un problema di sicurezza nazionale. E trasformare un attacco informatico in una crisi capace di incidere sulla vita quotidiana di milioni di persone.
In Italia i primi segnali ci sono già. Una società toscana della ristorazione collettiva, il settore delle mense, ha notificato formalmente all’Acn un attacco informatico. L’Agenzia ne ha individuato un altro ai danni di un’impresa emiliano-romagnola che produce surgelati, non ancora notificato. E in Sicilia sono in corso accertamenti su un’incursione che ha colpito gli impianti frigoriferi di alcuni supermercati Coop. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se questi episodi siano collegati all’offensiva che ha già messo in difficoltà la catena del freddo in diversi Paesi europei.
Al centro dell’allarme c’è Danfoss, la società danese che produce tecnologie utilizzate anche per controllare a distanza gli impianti di refrigerazione. Il meccanismo è semplice: attraverso sistemi collegati a Internet, i tecnici possono regolare le temperature, verificare eventuali guasti e intervenire senza essere fisicamente sul posto. Una soluzione efficiente, ma che può trasformarsi in una porta d’ingresso per gli hacker. Basta violare un accesso per modificare i parametri di funzionamento dei frigoriferi, provocare il surriscaldamento dei banchi e compromettere la conservazione degli alimenti. È quanto sta accadendo in Europa, dove è emersa la vulnerabilità di infrastrutture apparentemente ordinarie.
In Italia le principali catene della grande distribuzione hanno assicurato di non utilizzare le specifiche tecnologie Danfoss coinvolte. Una rassicurazione che tuttavia non basta, perché anche altri sistemi di telecontrollo possono presentare le stesse debolezze. Ed è per questo che si sta approfondendo quanto accaduto in Sicilia. «In alcuni punti vendita, almeno tre a Catania e uno a Palermo, si sono verificati attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei banchi alimentari», ha spiegato Giuseppe Spadaro, direttore generale del gruppo Radenza, che gestisce i supermercati. «L’attacco ha portato alla modifica dei parametri della temperatura, surriscaldando i banchi e provocando un deperimento degli alimenti. È avvenuto alle 4 del mattino. Stiamo calcolando i danni».
La Polizia postale e l’Acn stanno cercando di ricostruire la matrice degli attacchi e gli eventuali collegamenti internazionali. Servirà tempo, anche se l’ombra della Russia, come spesso accade nelle indagini sulla guerra ibrida, resta sullo sfondo. Intanto si muove anche il Copasir, che chiederà informazioni al governo. Il tema sarà affrontato già oggi a San Macuto, durante l’audizione del direttore dell’Aisi, Bruno Valensise. Domani toccherà invece al direttore dell’Acn, Andrea Quacivi.
L’emergenza ha intanto messo in evidenza un problema più ampio. La protezione di un supermercato non dipende soltanto dalla rete informatica della catena che lo gestisce, ma anche dalle aziende che producono e installano i frigoriferi, dai fornitori dei software e dalle società incaricate della manutenzione. Basta che uno di questi soggetti lasci aperto un accesso perché un intruso possa raggiungere gli impianti. È per questo che l’Acn vuole coinvolgere l’intera filiera, a partire dai vertici delle imprese. Perché dietro questi episodi emerge anche una cultura della sicurezza ancora troppo debole, nella quale un dispositivo collegato a Internet viene considerato un semplice strumento di lavoro e non un possibile punto d’ingresso per un sabotaggio. Il messaggio dell’Agenzia è chiaro: la cybersicurezza non può più essere una questione delegata soltanto ai tecnici informatici. Deve diventare una responsabilità diretta di chi governa le aziende, perché le conseguenze possono estendersi ben oltre i confini dell’impresa colpita.
Intanto sono state diffuse indicazioni urgenti: individuare i sistemi di controllo e teleassistenza esposti su Internet, separarli dalle reti aziendali, proteggere gli accessi con VPN e autenticazione a più fattori, verificare gli account privilegiati e sostituire gli apparati che non ricevono più aggiornamenti. Il monitoraggio è stato intensificato lungo tutta la filiera alimentare, dai grandi centri logistici alle mense, fino ai singoli punti vendita. Una rete capillare nella quale anche la debolezza di un piccolo operatore può mettere in difficoltà aziende molto più grandi. E nella quale, ormai, la sicurezza di ciascuno si è trasformata in una responsabilità collettiva.