corriere.it, 3 novembre 2026
Licenziato da Stefanel, dopo 15 anni ottiene un risarcimento di quasi 300mila euro
È stato ingiustamente licenziato dalla Stefanel spa quindici anni fa così come, illegalmente, il suo risarcimento non è stato poi inserito nello stato passivo della società, nel frattempo finita in amministrazione straordinaria. Ha sicuramente una resilienza e una determinazione invidiabili il lavoratore trevigiano che dal 2011 ad oggi ha trascorso notti insonni, ha sopportato lungaggini infinite, ha alternato momenti di disperazione a fasi di fiducia fino ad avere giustizia, arrivata con ben due sentenze della Cassazione. La prima ruota sull’illegittimità del licenziamento, cristallizzata nel 2021 dai giudici di ultima istanza mentre la seconda nel fallimentare è stata depositata solo pochi giorni fa. Ora c’è attesa per sapere se e quanti soldi il trevigiano riuscirà a ottenere dallo stato passivo dell’ex colosso dell’abbigliamento dopo aver sborsato una considerevole cifra tra spese legali e avvocato.
Licenziamento dopo la Cig
La vicenda ha inizio l’8 novembre 2011 quando l’allora impiegato viene licenziato dopo che il 15 giugno 2009 era stato posto in Cassa integrazione in qualità di addetto alla funzione di caricamento degli ordini dei fornitori della Stefanel, poi acquisita da Oviesse. Pur di uscire da questa precaria situazione professionale, il 4 marzo 2010, il dipendente comunica all’azienda la sua disponibilità a svolgere mansioni di livello inferiore, accettando anche una retribuzione ridotta rispetto a quella di impiegato. La proposta del lavoratore oggi in pensione, però, non viene accolta da Stefanel che lo licenzia al termine del periodo di Cassa Integrazione.
L’inizio del lungo iter giudiziario
Il dipendente non ci sta e impugna l’estromissione dall’azienda, iniziando così un interminabile percorso giudiziario ma sia il tribunale di Treviso prima e la Corte d’appello di Venezia poi (il 26 giugno 2018), respingono il suo ricorso e la richiesta di risarcimento. A cambiare le carte in tavola, ci pensa la Corte di Cassazione che con la sentenza del 16 gennaio 2021 accoglie le rimostranze del lavoratore, cassando la sentenza di secondo grado decisa in Laguna e rinviando gli atti alla Corte d’appello di Trieste. Che a sua volta il 22 gennaio 2022 conferma l’illegittimità del licenziamento già delineato dai giudici di ultima istanza, ordinando il pagamento delle mensilità dal giorno del licenziamento, risalente all’8 novembre 2011, fino al giorno della lettura della sentenza nel capoluogo friulano, pari a 242.000 euro.
I reclami
I giudici triestini ordinano anche il reintegro sul posto di lavoro del dipendente alla Stefanel che, però, rifiuta, percependo così altre quindici mensilità come prevede la legge sulla rinuncia a tornare dietro alla scrivania. In tutto, quindi, al lavoratore spetterebbe una cifra attorno ai 300.000 euro.
Il sipario si sarebbe potuto abbassare così sulla sentenza definitiva della Corte d’appello nel 2022 dopo ben undici anni se nel frattempo la Stefanel spa non fosse finita nel regime di «amministrazione straordinaria», una procedura concorsuale per aziende in crisi che ha lo scopo di conservare i posti di lavoro e il patrimonio. Per il dipendente si apre così un nuovo scenario giudiziario con la richiesta di essere inserito nello stato passivo dell’azienda di abbigliamento. Anche in questo procedimento, il trevigiano è costretto a scalare la montagna dei «niet» dal tribunale di Venezia prima di avere giustizia dalla Cassazione dopo aver depositato il ricorso il 15 luglio 2021 contro il rigetto di primo grado. Il dipendente con il suo legale si rimbocca nuovamente le maniche, sborsa altre migliaia di euro per pagare ricorsi e spese legali e deposita un nuovo “reclamo” a Palazzo di giustizia a Roma. Che per la seconda volta gli dà ragione, disponendo l’ammissione del suo credito allo stato passivo della Stefanel.
Ora il trevigiano ha la speranza di poter avere almeno una parte di quei 300.000 euro che gli sono stati riconosciuti dai giudici di ultima istanza in ben due procedimenti diversi tra le materie di lavoro e impresa nel giro di quindici anni.