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 2026  novembre 03 Martedì calendario

Nicko McBrain parla di sé e degli Iron Maiden

Ci sono band che vanno avanti per forza di inerzia, per l’ansia del mutuo da pagare e con i camerini separati. E altre che invece si divertono ancora e girano il mondo, quando potrebbero ritirarsi alle Bahamas. Alla seconda categoria sono sicuramente iscritti gli Iron Maiden, visti quest’estate per la prima volta a San Siro, da 50 anni portabandiera del metal, un genere evidentemente carsico. Perché sembra sparire e poi puntualmente riemerge. E chi può testimoniarlo meglio di Nicko McBrain? Per un quarantennio ha dettato i tempi del gruppo dalla sua batteria, finché un malevolo ictus due anni fa lo ha costretto a fermarsi. Ma tutto quanto è successo prima è raccontato in un bel memoir: «Hello boys and girls!» (Il Castello) dove si narra l’irresistibile ascesa di questi ragazzotti londinesi.
Perché proprio ora questo memoir?
«C’erano delle belle storie su cui riflettere. Ho iniziato dodici anni fa, ma eravamo sempre in tour. Quando mi sono dovuto interrompere per l’ictus mi ci sono finalmente messo».
Già, cosa ha significato l’ictus per lei?
«Non avevo più la velocità di una volta. Non riuscivo a muovere le dita come prima».
La band come ha reagito?
«I ragazzi, in particolare il bassista Steve Harris, mi sono stati molto vicini. Abbiamo modificato alcune introduzioni dei brani, cambiato diverse parti e arrangiamenti, anche per quanto riguardava la batteria. Ma non mi sentivo più in grado di esibirmi secondo i miei standard e quelli della band: ho deciso di ritirarmi».
Ecco, Steve Harri. Ci ha detto: «Il segreto del metal sono i suoi fan, degli “underdogs”, degli outsider».
«Ha ragione. I fan sono sicuramente il motore. Sembriamo passare di moda e poi ritorniamo sugli scudi ogni dieci anni, è proprio vero che il metal non muore mai».
Leggendo il memoir, si scopre che il suo nume tutelare era Ringo Starr...
«Il primo eroe, avevo il suo poster in camera. Poi sono arrivati quelli più potenti, John Bonham dei Led Zeppelin e Keith Moon degli Who, ma lui aveva un timing perfetto».
E parlando degli Iron Maiden, nel libro si racconta di quanto siano importanti le influenze culturali nella band. Ci sono riferimenti a poeti e scrittori come Coleridge, Conrad e persino il nostro Umberto Eco.
«Non siamo mai stati una band che scrive canzoni d’amore. Steve è il compositore più prolifico del gruppo, ma è anche un lettore molto vorace. Non si può giudicare la band semplicemente dalla copertina degli album».
E si parla anche molto degli eccessi: hashish, cocaina, alcol e perfino eroina.
«Credo di esser stato fortunato. Ho trovato la fede negli anni 90, credo che Dio si sia preso cura di me e mi abbia mostrato la strada. E quando ho deciso di smettere di fare qualcosa, ci sono sempre riuscito da solo. Non ho mai avuto bisogno di andare in rehab, né di partecipare alle riunioni degli Alcolisti Anonimi»
Uno che amava particolarmente gli eccessi era Ozzy Osbourne: ha raccontato che una volta le ha salvato la vita.
«Sosteneva di avermi trattenuto mentre stavo cadendo da un traghetto mentre attraversavamo la Manica. Era un grande amico»
Per quello ha colpito tutti l’assenza degli Iron al famoso concerto tributo dell’anno scorso. Dal libro però si capisce perché: la moglie Sharon vi odiava per vecchi screzi con il cantante Bruce Dickinson...
«Non voglio credere che si sia voluta vendicare dopo così tanto tempo, ma non posso nemmeno escluderlo...».
Nel libro è invece molto arrabbiato con Trump: non lo nomina, se non per definirlo un «pazzo». E ha detto «lui e la sua cricca dovrebbero andare in prigione».
«Niente da aggiungere».
Ma cosa pensa del fatto che Springsteen e altri si espongano contro di lui?
«Qualsiasi artista ha il diritto di esprimere pubblicamente le proprie opinioni».
Nella band ci sono state discussioni in passato tra Steve Harris e Bruce Dickinson. Lei come si poneva?
«Il mio rapporto principale era con Steve. Eravamo molto uniti perché eravamo la sezione ritmica, la base musicale della band. Ma Bruce era la ciliegina sulla torta, un frontman straordinario. Ci sono stati dei conflitti, ma ora è tutto a posto. Il punto è che negli Iron Maiden ognuno ha la propria personalità, i propri punti di forza e il proprio talento. Siamo tutti persone diverse, ma allo stesso tempo siamo tutti uguali».
Ma Dickinson è davvero un bravo pilota, visto che guidava lui gli aerei del vostro tour?
«Certo, mi sono affidato a lui. E ci è andata sempre bene...».