Corriere della Sera, 3 novembre 2026
Strage a Zaporizhzhia: oltre 20 morti. Falsi allarmi nucleari tra Mosca e Kiev
Prima Kiev, poi la Russia. Per una notte la paura atomica è passata dagli schermi dei telefoni: minacce radioattive, pericoli chimici, testate nucleari in arrivo. Tutto falso, ma con la voce delle app che dovrebbero avvertire i cittadini quando correre nei rifugi. Due incursioni ravvicinate, nessuna firma accertata. E un tempismo inquietante: la notte è quella della fine della tregua umanitaria di Oleshky, mentre si tenta di riaprire il negoziato. Il primo allarme è arrivato alle 22.47 di domenica. L’app «Povitriana tryvoha» (Air Alert), usata per gli avvisi aerei, ha cominciato a segnalare minacce radiologiche e chimiche, persino combattimenti nelle strade della capitale. L’Aeronautica ha smentito il pericolo radioattivo. Poche ore dopo, la scena si è ripetuta in Russia. L’app del ministero delle Emergenze annunciava droni ucraini P1-Sun con testate nucleari diretti contro tutte le regioni del Paese. Mosca ha confermato l’intrusione, sostenendo che il sistema generale di allerta non era stato compromesso. Secondo gli esperti, il linguaggio informale dei messaggi suggerisce la possibile mano di gruppi di hacktivisti, schierati con una delle parti ma non necessariamente diretti dai governi.
Kiev accusa la Russia, senza verifiche indipendenti. E nulla dimostra che le due operazioni siano collegate. «Ho capito che era un hackeraggio perché i messaggi erano in russo e non in ucraino», spiega al Corriere Olena, una residente della capitale. Tanti poi gli ucraini che ormai hanno disinstallato l’applicazione dato il susseguirsi incessante degli allarmi.
Sul terreno, invece, la strage è reale. A Komyshuvakha, nella regione di Zaporizhzhia, il bilancio del raid russo ieri sera contava oltre 20 morti con 20 dispersi. Una strage denunciata dallo stesso presidente Volodymyr Zelensky che ha parlato di bombe su una scuola usata per distribuire aiuti e un secondo attacco, con altre nove bombe, sul rifugio dove si erano riparate le persone. Un double tap, un doppio colpo, tattica russa in spregio al diritto umanitario. Alle porte di Kiev scoppia il caso di Petropavlivska Borshchahivka: 4 militari della Guardia nazionale sono stati ricoverati. Il comandante della polizia Oleksandr Pivnenko ha confermato che in un edificio di fronte al quale si è radunata una folla inferocita erano trattenuti soldati ricondotti ai reparti dopo assenze non autorizzate. Smentisce le accuse di detenzione illegale col timore di nuova rivolta contro la leva come accaduto a Leopoli in estate, il consigliere presidenziale Budanov, arrivato per placare la folla.
La diplomazia resta divisa. Ieri, in conferenze stampa separate, il commissario per i diritti umani Dmytro Lubinets e l’omologa russa Yana Lantratova hanno rilanciato di estendere le missioni ad altre località e aiuti mensili a Oleshky. Peskov frena: al momento Mosca non ha piani per operazioni analoghe. Zelensky, invece, si dice favorevole.