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 2026  novembre 03 Martedì calendario

Midterm, Trump sferra gli ultimi assalti

«La chiamerò Trump Pool». Donald Trump scherza davanti ai giornalisti e poi chiede di non scriverlo: ieri ha scelto la tanto discussa vasca monumentale davanti al Lincoln Memorial per l’ultimo intervento pubblico prima delle elezioni di metà mandato. Per venti minuti il presidente ha parlato dei suoi cantieri a Washington, mostrando fotografie di tubature arrugginite e alghe, prima di affrontare il tema del voto che oggi deciderà il controllo del Congresso e i margini di manovra dei suoi ultimi due anni alla Casa Bianca.
«Ho fatto molto di più di quanto avevo promesso», ha spiegato ieri rivolgendo un appello ai suoi elettori: «Votate e non consentite ai jihadisti e ai comunisti democratici di vincere». Il tycoon ha definito queste elezioni le più importanti «della nostra vita», aggiungendo: «Non possiamo consentire a chi odia questo Paese di vincere». Poi ha messo le mani avanti: «Per qualche motivo il presidente in carica non vince le elezioni di metà mandato. Ma ci abbiamo provato sul serio».
L’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos fissa il suo gradimento al 32%, vicino al minimo storico. Il carovita e la guerra con l’Iran hanno messo sulla difensiva i repubblicani anche in Stati conquistati largamente nel 2024. Trump ha cercato un argomento a suo favore nel calo del petrolio, favorito dalle speranze diplomatiche: «Spero che la gente se ne renda conto quando entra nella cabina elettorale». Ieri il Brent è sceso di circa il 7%, portandosi intorno ai 105 dollari al barile: prima della guerra era a circa 70. A chi gli ha chiesto se riprenderà gli attacchi contro Teheran dopo il voto ha risposto seccamente: «No».
L’onda blu è la speranza democratica. L’ultimo sondaggio del New York Times e della Siena University dà i candidati dell’opposizione davanti in tutte e sette le sfide senatoriali esaminate: dal Texas, dove James Talarico precede Ken Paxton per 50 a 43, al Kansas, dove il pastore metodista Adam Hamilton guida su Roger Marshall per 49 a 44. Sei punti separano Troy Jackson da Susan Collins in Maine, cinque Sherrod Brown da Jon Husted in Ohio. Più stretti i margini in Alaska e Iowa. Il direttore dell’istituto, Don Levy, avverte: diverse corse restano entro i margini d’errore, entrambe le maggioranze sono possibili.
Oggi si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e 35 del Senato. Per strappare quest’ultimo ai repubblicani, che controllano 53 seggi contro 47, ai democratici serve un guadagno netto di quattro. Devono però difendere anche il Michigan, dove la deputata Haley Stevens, battuta alle primarie da Abdul El-Sayed, ha annunciato il sostegno al repubblicano Mike Rogers. Il candidato democratico, avanti negli ultimi sondaggi, ha replicato ai sostenitori preoccupati: «Andate a votare».
La battaglia sulle schede è già arrivata alla Corte suprema. L’amministrazione ha presentato un ricorso d’urgenza per chiedere alla California di accantonare quelle postali riconducibili a oltre 20 mila persone che ritiene probabilmente prive della cittadinanza americana, sospendendone il conteggio in attesa delle verifiche. Le autorità statali contestano l’attendibilità dell’elenco perché comprenderebbe anche cittadini americani. I giudici dei gradi inferiori hanno respinto la richiesta, avvertendo del rischio di escludere elettori legittimi.
Anche la Naacp, storica organizzazione per i diritti civili degli afroamericani, si è rivolta a un giudice per impedire che agenti federali e personale penitenziario siano impiegati come osservatori ai seggi, temendo intimidazioni. Il dipartimento della Giustizia ha assicurato che gli osservatori federali non interferiranno con le operazioni di voto.
Trump intanto si è detto pronto a concedere grazie preventive ai propri collaboratori per proteggerli da eventuali procedimenti penali: «Se fosse necessario, certo. Non ci penserei nemmeno».