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 2026  novembre 01 Domenica calendario

Il fuoco di Prometeo scalda ancora le menti

Prometeo fu ed è, giacché il mito non fu mai ed è sempre, l’antico titano, ingegnoso e benefico, creatore/amico degli uomini, il cui nome significa «colui che pensa prima». Di lui scrissero Esiodo nella Teogonia e ne Le opere e i giorni; lo pseudo Eschilo nel Prometeo incatenato; Platone nel Protagora. La sua storia venne dimenticata nel cristianesimo antico e medievale, quando le prerogative dell’eroe vennero assunte dal Dio cristiano, ma venne in seguito ri-raccontata a partire da Boccaccio e fino ai giorni nostri, con un importante passaggio nel romanzo di Mary Shelley intitolato proprio Frankenstein o il moderno Prometeo. Prometeo è innanzitutto un eroe culturale: il fuoco che regala agli uomini è visto come il momento fondativo della civiltà, lo strumento grazie al quale l’essere umano inizia a formare la propria vita e il mondo al di fuori della mera soddisfazione dei bisogni. È infatti protagonista di un mito nel quale regala la tecnica del fuoco all’uomo, liberandolo dalla paura delle potenze sconosciute che lo circondano.
Ecco che abbiamo scritto la parola chiave, tecnica, che in greco sta per artigianato e insieme arte, e che per noi ha preso la direzione di un’attività pratica basata su norme acquisite empiricamente o scientificamente. Con essa ci avviciniamo al contenuto del volume di Jonas Grethlein, studioso di rinomanza internazionale, professore di Greco antico all’Università di Heidelberg. Per meglio dire, tecnica è una delle tre parole chiave, dei tre campi centrali nei quali Grethlein distribuisce questa sua ricerca ispirata alla figura di Prometeo: tecnica, libertà, lavoro. Tre momenti centrali della vita umana illuminati dalla luce del fuoco che il titano volle regalare agli uomini contro la volontà di Zeus: così questi lo punì facendolo incatenare a una roccia e mandando un’aquila a rodergli il fegato. Tutto il libro è un dialogo continuo tra il mito prometeico, il suo significato e il modo nel quale è stato recepito e divulgato nel tempo.
Ne ho trovato un accenno persino nell’enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, nel punto in cui si criticano i «sogni prometeici» delle promesse tecniche del trans- e postumanesimo, quelle che prospettano ibridazioni tra essere umano, macchina e ambiente fino a «un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (§127).
Il titano non è però in Grethlein soltanto un pretesto per affrontare la questione della tecnica in generale, come enunciata per esempio ne La questione della tecnica, la conferenza tenuta nel 1953 da Heidegger, una delle grandi voci del dibattito. Prometeo è proprio il protagonista principale, soggetto di opere d’arte presentate nelle illustrazioni, e al quale furono e sono paragonati personaggi fittizi o reali: Benjamin Franklin, che con il parafulmine protesse l’uomo dai danni del fuoco del cielo; Napoleone, per il quale Beethoven compose l’Eroica; Viktor Frankenstein, il creatore del mostro; oggi, Elon Musk, paragonato dai suoi ammiratori e seguaci all’antico eroe. Sollecitano il confronto le sue innovazioni tecnologiche e la sua instancabile difesa della «libertà» che si manifesta anche negli interventi nelle campagne elettorali estere – vedi l’esortazione a votare AfD nelle elezioni del 2024/25 in Germania – o nella sua presa di posizione, in Italia, a difesa del gioielliere assassino. La «libertà» di Musk e dei sui colleghi, tecno-oligarchi, teorici del pensiero elitario che rispondono ai nomi di Nick Land, Curtis Yarvin, Peter Thiel, Alexander Dugin, coincide con la critica delle istituzioni democratiche («inutili cattedrali») come dell’eguaglianza (gli uomini non sono uguali, bisogna restaurare le gerarchie); auspicata è la sospensione della democrazia, ritenuta restrittiva della libertà e della responsabilità individuale.
La luce fiammeggiante del nuovo Prometeo si appoggia a forme perverse dell’autonomia e del diritto di proprietà che mirano alla soppressione delle limitazioni da parte delle istituzioni e della legislazione. Ciò dovrebbe permettere il dispiegarsi totale della fioritura e della propagazione dell’individuo geniale, Musk stesso, che a tale scopo infatti si riproduce a raffica.
Il saggio è comunque molto più di una rassegna di improbabili reincarnazioni di Prometeo: è un modo per affrontare i problemi della tecnica, in primo luogo la sua ambivalenza, sempre seguendo le tracce dell’eroe. È un tentativo di trasformare l’antico mito e le sue molteplici interpretazioni e rappresentazioni in un prisma attraverso il quale, grazie alla rifrazione, possiamo vedere sotto una luce diversa il presente e forse anche il futuro.
Il «prisma di Prometeo» accompagna dunque tecnica, libertà, lavoro, i quali in più modi si intersecano. L’ottimizzazione del lavoro, le innovazioni tecniche, le lotte per la libertà hanno donato a molti abitanti dei paesi sviluppati sicurezza, benessere, possibilità di azione finora mai immaginate. Ma il Prometeo liberato della modernità ha sollevato anche notevoli problemi: tante persone non partecipano della ricchezza che spesso poggia sullo sfruttamento della forza lavoro non soltanto nei paesi sottosviluppati.
Lo sforzo di controllare la natura ha generato sviluppi che non si lasciano più controllare, né ci salverà il «tecnosciovinismo» che dichiara che è proprio nella tecnica con i suoi pericoli che si apre la possibilità della salvezza, come viene interpretato il famoso verso di Hölderlin dell’Inno a Patmos: «Ma dove c’è pericolo cresce/anche ciò che salva». Attenzione, concludiamo con Grethlein, a queste forme degenerate di ri-mitizzazione dentro le quali si nasconde un’agenda reazionaria pronta a legittimare disuguaglianze e disprezzo dei diritti, mentre l’aquila continua a rodere il fegato di Prometeo che, come la tela di Penelope, continuamente si rigenera.