Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  novembre 02 Lunedì calendario

Riaperta l’inchiesta sulla morte di Pasolini

C’è una persona informata sui fatti che potrebbe far capire molte cose, del delitto Pasolini. E potrebbe far emergere quello che molti giornalisti hanno pensato fin dal primo giorno: l’omicidio va calato in uno scenario torbido politico-affaristico, e non c’entra niente il movente sessuale.
L’avvocato Stefano Maccioni, che in passato ha assistito Guido Mazzon, uno dei cugini della vittima, e che ora è legale dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, ha presentato qualche mese fa un’istanza in procura assieme al regista David Grieco e allo scrittore Giovanni Giovannetti. «La nuova istanza presentata nel mese di novembre 2025 e poi integrata nel mese di maggio 2026 si basa su nuovi elementi raccolti da questa difesa», afferma Maccioni. Nel corso di indagini difensive, infatti, l’avvocato ha già sentito la persona che ora sarà ascoltata anche dalla procura di Roma. Ecco qual è la svolta che ha convinto il procuratore capo Francesco Lo Voi a riaprire una inchiesta penale su un fatto di 51 anni fa e che ha un unico condannato, Giuseppe Pelosi, allora diciassettenne.
Un’altra inchiesta era stata avviata nel 2010 ed archiviata nel 2015. In quell’occasione sui reperti erano emersi profili genetici non attribuiti con certezza. Due successive richieste di riapertura, nel 2016 e nel 2023, non hanno avuto seguito. Stavolta, sì. L’avvocato è infatti convinto che il testimone potrà dare una chiave di lettura diversa ai fatti. E soprattutto «Confidiamo che la Procura della Repubblica di Roma riesca finalmente a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando e nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino a oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare», aggiunge il legale.
Lo scenario che l’avvocato Maccioni prefigura va collocato nel contesto politico del 1975, quando lo scrittore era al lavoro sul romanzo “Petrolio” e indagava sui rapporti tra potere democristiano e potere economico. Era l’epoca dei celebri interventi di Pasolini sul Corriere della Sera, di feroce accusa nei confronti del potere. E c’entra anche il film “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, con l’odio che aveva scatenato tra i giovani neofascisti verso Pasolini. «È ormai assodato che quella notte Pierpaolo Pasolini fu attirato all’Idroscalo con la scusa di fargli ritrovare le pizze del film, che erano state rubate. Il movente sessuale è stato un depistaggio», conclude Maccioni.