Corriere della Sera, 2 novembre 2026
Bulgaria, la leader filorussa vince il duello sulla presidenza
Sofia stamattina si sveglia più vicina a Mosca: i bulgari hanno scelto di confermare come capo di Stato la presidente uscente Ylenia Iotova. La candidata appoggiata dal premier Rumen Radev ha superato di gran lunga lo sfidante Andrei Ghyurov, economista sostenuto dagli europeisti liberali. «Accettiamo i risultati, anche se sorprendenti. Il meglio deve ancora venire» le sue prime parole dopo la sconfitta annunciata da exit poll e proiezioni e confermata dai primi risultati a tarda sera: con poco più del 17 dei voti scrutinati Iotova vola con il 58% delle preferenze e Gyurov si ferma al 39%. Lo stacco di 3 punti registrato al primo turno è lievitato dunque a quasi 20 al ballottaggio e lei giustifica così il suo trionfo: «Non abbiamo mai usato un linguaggio di odio e divisione. Abbiamo parlato di reddito e di pace con i cittadini bulgari e loro hanno compreso il nostro messaggio». Iotova ha anche rivolto un ringraziamento speciale al premier populista Rumen Radev: «Non saremmo mai stati in grado di fare tutto questo senza di lei. Non ha mai vacillato nel suo sostegno nei miei confronti».
Iotova sa che gli elettori hanno votato un pacchetto unico: lei, Radev e la linea su Mosca. Era entrata in carica dieci mesi fa per rimpiazzare Radev, deciso a correre da premier. Una corsa stravinta, quando questo ex pilota di Mig, con trascorsi nel partito socialista – erede dei comunisti dell’era sovietica – si è imposto con il suo nuovo partito nazionalista. I suoi toni patriottici in politica estera si sono tradotti in posizioni euroscettiche e filorusse. Gli stessi adottati da lei in questa combattuta campagna elettorale: mentre Radev presentava la scelta come un voto tra «pace e guerra», lei si presentava come «presidente della pace». «La nostra proposta è chiara: pace attraverso i negoziati, mai saremo parte dei guerrafondai in Bulgaria» ha chiarito Iotova a ridosso del voto. Una delle prime misure decise dal governo Radev è stato lo stop all’invio di armi a Kiev e lo scorso giugno il premier ha ottenuto la rimozione del patriarca russo Kirill dalla lista delle sanzioni Ue.
Una linea premiata dalle urne. Sofia ha rafforzato di recente la propria scelta euro-atlantica con l’ingresso in Schengen e l’adozione dell’euro, ma le difficoltà economiche e il senso di insicurezza – aumentato dai recenti attacchi con droni contro navi commerciali al largo della costa bulgara del Mar Nero – hanno fornito argomenti a chi sostiene la necessità di collaborare con Mosca. Gli elettori hanno così scelto di consolidare l’assetto di potere del premier, sollevando non poche preoccupazioni in Europa per la mancanza di un contrappeso istituzionale in un Paese con un ruolo così cruciale nel fianco Est dell’Unione e della Nato.
Iotova, 62 anni, nel partito socialista dal 1997, nasce come giornalista e 20 anni fa entra in politica. Deputata a Sofia, poi per 10 anni a Bruxelles, torna in patria nel 2017 proprio per correre come vice di Radev alla presidenza. A ridosso del ballottaggio, in un’intervista alla domanda se la Russia sia un nemico della Bulgaria, ha risposto con un secco «in nessun caso». Ha ricordato che la Russia fa parte della Storia bulgara e ha detto di sperare che Mosca diventi un «fattore importante nella prossima architettura di sicurezza dell’Europa, Bulgaria compresa». La sua vittoria si inquadra nella delusione verso l’Europa montata con l’adozione dell’euro quest’anno, nel Paese più povero dell’Unione per Pil pro capite, con oltre il 21% della popolazione sotto la soglia di povertà.