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 2026  novembre 02 Lunedì calendario

Scuola, i 7 mila posti in meno sono colpa del crollo delle nascite?

Settemila tagli nel personale della scuola, di cui 5 mila docenti: quella annunciata nella legge di Bilancio è una delle norme che ha scatenato più polemiche.
Ma da dove nascono quei numeri? Tutto ha inizio dal cosiddetto «inverno demografico»: come spiegano le proiezioni della Fondazione Agnelli su dati Istat, da qui al 2040, neanche 15 anni, ci saranno due milioni di studenti in meno. Un cambiamento in atto da tempo: ogni culla vuota si traduce in un banco vuoto nel futuro, ogni banco vuoto in una cattedra vuota. «La demografia non mente, due milioni di studenti in meno negli ultimi 10 anni significano più di 150 mila cattedre in meno – spiega il presidente della Fondazione Andrea Gavosto – Dal 2025 al 2030, sostanzialmente la riduzione della popolazione fra 3 e 18 anni sarà di 796.000 bambini/ragazzi, circa il 10% in meno. Se non consideriamo la materna arriviamo a 660 mila circa». Cosa significa? «Circa 40 mila classi in meno, il che corrisponde di fatto a 70 mila 390 docenti in meno, per tutta le fasce d’età. Se non consideriamo gli educatori della materna, sono 57 mila docenti in meno, che fa più o meno 11 mila all’anno, spalmati su 5 anni. Quindi paradossalmente la riduzione dei docenti dovrebbe essere addirittura doppia della legge di Bilancio». Infatti questo processo di riduzione non è iniziato oggi.
15 mila posti in 3 anni
Per ricostruire i tagli alla scuola durante il mandato del ministro Giuseppe Valditara bisogna distinguere le riduzioni effettive dei posti di lavoro, quelle programmate dalle leggi di Bilancio e i risparmi di spesa, come rivela una ricostruzione della Uil scuola per il Corriere della Sera. Con la legge di Bilancio 2025, il governo ha deciso di tagliare 5.660 posti di docenti a partire dall’anno scolastico 2025/26 e 2.174 posti di Ata dal 2026/27. Quindi parliamo di 7.834 posti in meno già previsti dalla legge. All’epoca, il ministero aveva presentato la riduzione come una misura transitoria, legata a una determinata fase e non come l’inizio di una serie di tagli. A distanza di due anni, propone un’ulteriore riduzione. Infatti, con la nuova manovra per il 2027, vuole tagliare altri 4.925 posti di docenti e 2.049 di personale Ata, a partire dall’anno scolastico 2027/28. Così si arriva complessivamente a 14.808 posti in meno nella scuola in tre anni. Attenzione, però, conclude la Uil: non significa che verranno licenziate 14mila persone, ma che lo Stato riduce il numero dei posti previsti negli organici delle scuole. «Ma la denatalità non può diventare un pretesto per ridurre il personale. Il calo degli iscritti dovrebbe rappresentare un’opportunità per diminuire il numero degli alunni per classe e migliorare la qualità dell’insegnamento. Invece, si continua a intervenire sugli organici», aggiunge il segretario Uil Giuseppe D’Aprile.
«La norma contenuta nell’articolo 66 della legge di Bilancio al comma 5 realizza un risparmio di 84 milioni per il 2027 e di 252 milioni dal 2028 ed è finalizzata esclusivamente ad ottenere un risparmio di spesa – spiega Ivana Barbacci, Cisl scuola —. La norma replica quanto già avvenuto con la legge di Bilancio del dicembre 2024. Al nuovo taglio dei docenti c’è già per il 2027/2028 un altro taglio di 1.750 posti previsti dal Dl 36/2022 del governo Draghi i cui risparmi sono destinati al pagamento dell’aumento di stipendio del cosiddetto docente incentivato frutto della riforma Pnrr, a cui ci eravamo opposti. Non solo questo taglio non si elimina ma ci troviamo altri posti in meno: è insostenibile. E la giustificazione non può risiedere nel calo demografico: i dati Invalsi dimostrano un miglioramento del contrasto alla dispersione con risorse disponibili. Come si può pensare che riducendo docenti e Ata si consolidino questi risultati?».
E c’è un ulteriore elemento: Gianna Fracassi, Cgil scuola, sottolinea che il «taglio colpisce soprattutto i collaboratori scolastici, che garantiscono apertura, vigilanza, assistenza, pulizia. Senza di loro le scuole non stanno in piedi e con oltre 4 mila Ata in meno non saranno assicurati i servizi essenziali, come la sicurezza e la sorveglianza ai minori».