repubblica.it, 1 novembre 2026
Nasce in Francia un premio letterario per opere scritte con l’IA
Una provocazione? O un tentativo di riaccendere il dibattito senza infingimenti? Certamente un azzardo che scuote di nuovo il mondo editoriale francese. Dopo il clamoroso caso dell’esclusione di Thélyson Orélien dal premio Goncourt – l’autore franco-haitiano accusato di aver scritto il suo ultimo romanzo, C’était ça ou mourir, utilizzando l’IA – in Francia nasce il premio letterario Pascal al quale potranno partecipare opere letterarie scritte con l’aiuto dei chatbot, a patto di dichiarare in che modo l’algoritmo sia entrato dentro al processo creativo. A presiedere la giuria del nuovo premio sarà un nome di peso dell’intellighenzia francese: il saggista Jacques Attali, come rivela il quotidiano Le Monde. Entro fine novembre si potranno presentare testi di 300 mila caratteri fornendo una documentazione tecnica che spieghi quali modelli linguistici o assistenti digitali sono stati utilizzati. Le opere in gara devono essere inedite.
«Sono ammessi tutti i grandi modelli linguistici: ChatGPT, Claude, Gemini, Mistral, LLaMA e qualsiasi altro LLM. Lo strumento utilizzato deve essere indicato nel dossier tecnico. Si tratta di un’informazione destinata alla giuria, non di un criterio di esclusione», si legge nel sito del premio.
Il premio è intitolato al matematico e filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662). A lanciarlo sono tre imprenditori: Philippe Rodriguez, Albin Serviant e Gilles Mentré. Rodriguez è un banchiere d’affari, 55 anni, specializzato in fusioni e acquisizioni. Ha scritto diversi saggi e ha raccontato di aver sperimentato da tempo le possibilità offerte dall’IA generativa. All’inizio dell’anno, racconta ancora Le Monde, l’ha usata per ricostruire i ricordi della giovinezza algerina di suo padre, utilizzando foto, documenti e diversi modelli linguistici sia gratuiti sia a pagamento.
«Bisogna smetterla di negare l’esistenza dell’IA – ha detto – Dobbiamo abbracciare questa tecnologia, dato che non la disinventeremo».
Secondo la ricostruzione del quotidiano francese, la scorsa primavera il banchiere aveva proposto al presidente dell’Accademia Goncourt, Philippe Claudel, la creazione di un Premio Goncourt IA. Claudel ha rifiutato. Senza sapere che pochi mesi dopo sarebbe stato proprio il più prestigioso premio letterario francese a trasformare lo spauracchio dell’uso dell’IA in qualcosa di concreto: l’esclusione di Thélyson Orélien ha segnato un prima e un dopo.
Il banchiere ha poi contattato Attali, economista e intellettuale poliedrico che ha lavorato al fianco di François Mitterrand: «In musica, grandi artisti utilizzano il campionamento, Questo accadrà anche in letteratura, ma è necessario che le cose siano dette chiaramente e che il diritto d’autore sia rispettato», ha detto. Ha chiesto però che a vincere il riconoscimento non sia un romanzo ma un saggio. Ha poi fatto aggiungere al bando quello che Le Monde definisce una postilla “molto attaliana” che dice che il premio deve mettere in luce «un testo che permetta all’umanità di progredire sulla via della saggezza e della salvaguardia di sé stessa e del proprio ambiente».
I fondatori del premio Pascal si sono impegnati a trovare un editore per il vincitore che sarà annunciato in una cerimonia ufficiale in programma a dicembre.
«In generale, la reazione del mondo letterario è stata molto conservatrice», ha detto però a Le Monde Albin Serviant, cofondatore del premio. E ha aggiunto: «La sfida del Premio Pascal non è quella di affermare che l’IA sostituirà l’autore, ma di aprire il dibattito, di interrogarsi sul concetto di gusto, stile e creazione, e di vedere concretamente cosa può nascere da una scrittura supportata dall’intelligenza artificiale».
Intanto in Italia Rizzoli non ha ancora deciso se pubblicherà il libro di Thélyson Orélien che ha comprato e fatto tradurre. Lo scrittore, che è stato escluso pure dai premi Femina e Décembre, è stato nel frattempo abbandonato dal suo editore canadese Boréal. “Rizzoli si riserva di prendere una decisione nei prossimi mesi”, si limita a dire al momento l’editore. Intanto il Goncourt si prepara ad aggiungere una nuova clausola al prossimo bando per precisare esplicitamente che il libro vincitore deve «essere scritto da esseri umani».
La disfida letteraria 2.0 è solo all’inizio.