la Repubblica, 1 novembre 2026
Modena, auto su folla: non fu terrorismo. Accuse alla Pm
Quel che è avvenuto il pomeriggio del 16 maggio in centro a Modena, cioè la corsa a tutta velocità tra i passanti dell’auto di Salim El Koudri che ha lasciato su asfalto e marciapiedi otto persone ferite, tra cui una donna morta due mesi dopo, non è stato un atto di terrorismo. Lo ha ribadito la Direzione distrettuale antimafia di Bologna, dopo che alla stessa conclusione era già arrivata la procura di Modena, rispondendo a un esposto dell’avvocata di un fratello della donna deceduta, la 55enne Monica Esposito.
Una decisione «abnorme», secondo la legale Deborah De Cicco, che per questo sottolinea l’appartenenza della procuratrice Morena Plazzi che firma la risposta alla corrente di sinistra della magistratura.
«Da quello che leggo», dice infatti De Cicco, Plazzi è «magistrato componente delle correnti progressiste di centrosinistra di Anm, Area democratica per la Giustizia, e dal 2023 presidente del Movimento per la Giustizia – art.3 Ets, nonché firmataria per l’appello dei Giuristi per Gaza».
Dopo l’attacco della premier Meloni alla giudice che ha scarcerato Youssef Siher, presunta mente delle manifestazioni violente contro il carovita, un altro magistrato diventa quindi oggetto di critiche per le sue posizioni politiche.
Al centro della diatriba c’è quanto successo a Modena, quando El Koudri si lanciò a tutta velocità con la sua Citroën C3 in pieno centro. Il 31enne si trova nel carcere Sant’Anna in attesa della fine delle indagini, prevista entro fine anno, e rischia un processo per strage perché il 22 luglio Monica Esposito è morta per le ferite.
El Koudri è stato giudicato capace di intendere e volere, ma condizionato da una situazione psichica complicata che ha spinto subito la procura di Modena a escludere l’aggravante terroristica.
La famiglia della vittima però ha depositato un esposto alla Dda di Bologna, con un parere dell’esperto di terrorismo Francesco Bergoglio Errico, per far riconoscere la matrice. E Plazzi nei giorni scorsi ha risposto sottolineando che gli inquirenti si sono indirizzati verso un’azione di una persona afflitta da un grave stato di turbamento e frustrazione, e che non si riscontrerebbe quell’obiettivo intimidatorio «su larga scala» proprio delle stragi religiose. E poi che le ricerche web sul tema «sono state passive e occasionali e senza contributo personale».
Ma la legale ribatte che «il contributo personale è avere pubblicato la bandiera nera dell’Isis e creato un grafico temporale sulla sua radicalizzazione, ma soprattutto avere compiuto una strage». Anche l’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste altri fratelli di Esposito, è convinto dell’aggravante, perché «non richiede un legame con associazioni terroristiche, ma il fine di indurre terrore nella popolazione».
Il riconoscimento del terrorismo farebbe rischiare a El Koudri condizioni più dure in caso di ergastolo, e consentirebbe indennizzi statali per le vittime, che sono comunque coperte dall’assicurazione auto di El Koudri. De Cicco però sottolinea che questa presa di posizione è fatta solo «per un discorso di verità e diritto».
E nega motivazioni politiche per le critiche a Plazzi: «Figuriamoci – spiega – il mio cliente ha Che Guevara tatuato ed è stato un esponente della sinistra estrema». L’avvocato Fausto Gianelli che difende El Koudri prende atto della decisione, che «conferma la nostra posizione». «Dell’appartenenza correntizia dei magistrati – aggiunge – non m’interessa nulla».
La replica dei magistrati: “Basta delegittimazioni”
Arriva anche la replica dell’Associazione nazionale magistrati, che esprime «ferma contrarietà a ricostruzioni strumentali della storia professionale e personale di un magistrato, utilizzate per mettere in discussione il valore del suo operato».
L’Anm sottolinea che le critiche alle decisioni dei giudici sono «legittime, ma devono fondarsi – continua – su argomentazioni giuridiche e non trasformarsi in attacchi personali o in giudizi sulle libere manifestazioni del pensiero del magistrato, estranee al merito delle decisioni».
Il dissenso «non può diventare uno strumento di delegittimazione della magistratura e di chi quotidianamente ne esercita la funzione», continua l’associazione, che auspica dunque un intervento anche del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Modena, per tutelare «un confronto tra professioni fondato sul rispetto reciproco».