Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  novembre 01 Domenica calendario

La Nasa cerca aiuti per salvare il telescopio di Hubble

Swift, il telescopio spaziale della Nasa di quasi una tonnellata e mezzo che per quasi 22 anni ha dato la caccia alle esplosioni più violente dell’universo, sta per precipitare sulla Terra. Il rientro nell’atmosfera è previsto tra martedì 3 novembre e venerdì 6, ma l’ora e il luogo d’impatto  resteranno incerti fino a quando il telescopio sarà sceso a circa 80 chilometri di quota.
Non c’è motivo di allarme. Con i pannelli solari aperti Swift misura circa 5 metri e mezzo per lato, ma non cadrà come un blocco unico: con l’attrito dell’aria, strumenti e componenti si separeranno e bruceranno uno dopo l’altro, disintegrandosi. Tuttavia,  alcuni componenti realizzati in tungsteno, un materiale più denso del piombo, e alcune parti degli specchi potrebbero sopravvivere al rientro. La probabilità che qualche frammento raggiunga il suolo è molto bassa.
Swift è stato lanciato nel novembre 2004 per intercettare con grande rapidità i lampi di raggi gamma, brevissimi bagliori di radiazione ad altissima energia prodotti da eventi estremi come l’esplosione di supernove o un buco nero che divora una stella. Oggi nessun altro strumento in orbita è altrettanto rapido e preciso, e un successore non è nemmeno in fase di progettazione. 
Anche a 600 chilometri di quota, dove Swift è stato collocato, resta una traccia di atmosfera. L’attrito è minimo ma continuo e, anno dopo anno, rallenta il satellite e lo fa scendere. In 18 anni Swift ha perso circa 150 chilometri di quota e negli ultimi anni la discesa ha accelerato.
Il salvataggio fallito
Swift funzionava ancora perfettamente. La Nasa ha quindi deciso di tentare l’impossibile. Con un contratto da 30 milioni di dollari ha incaricato la società statunitense Katalyst di costruire Link, un veicolo robotico che avrebbe dovuto agganciare il telescopio e riportarlo su un’orbita più alta. Un’impresa senza precedenti che purtroppo non si è conclusa come sperato. Swift non era stato progettato per essere «preso al volo»: non ha punti di aggancio né un motore proprio. Una volta in orbita Link ha funzionato come previsto. Almeno in un primo momento. Poi, durante una prova dei motori, uno dei propulsori più piccoli, quello che avrebbe dovuto servire per l’avvicinamento finale, si è acceso e non si è più spento e il veicolo ha iniziato a ruotare su se stesso. Da Terra è stato possibile fermarlo con altri motori ma la manovra ha bruciato così tanto propellente da rendere impossibile il salvataggio. Ad agosto la missione è stata dichiarata fallita.
Il destino di Hubble
Ora la stessa sorte attende il più celebre dei telescopi spaziali. Lanciato nel 1990, Hubble ha cambiato il modo in cui guardiamo l’universo: ha permesso di misurarne l’età, circa 13,8 miliardi di anni, ha contribuito a scoprire che la sua espansione sta accelerando, ha mostrato che al centro di quasi tutte le grandi galassie si nasconde un buco nero supermassiccio, ed è stato tra i primi strumenti ad analizzare l’atmosfera di pianeti che orbitano attorno ad altre stelle. 
Anche Hubble non ha un sistema di propulsione e sta lentamente perdendo quota. Secondo le analisi della Nasa  rientrerà nell’atmosfera tra il 2033 e il 2034. In passato le attività di manutenzione sono state portate a termine dallo Space Shuttle. Tra il 1993 e il 2009 cinque missioni con astronauti hanno riparato e potenziato il telescopio; durante quella del 2002 lo Shuttle Columbia lo spinse anche su un’orbita più alta, guadagnando qualche anno di vita. Ma nel 2011 il programma Shuttle è stato chiuso e oggi la Nasa non dispone di un veicolo proprio in grado di raggiungere Hubble e spingerlo più in alto nell’orbita. Per questo la Nasa sta chiedendo aiuto ai privati.
La Nasa chiede aiuto ai privati
Il 29 ottobre l’Agenzia Spaziale statunitense ha pubblicato una richiesta di informazioni rivolta all’industria spaziale commerciale per salvare Hubble, alzarne l’orbita per allungarne così la sua vita scientifica. L’obiettivo è riportare il telescopio ad almeno 600 chilometri di quota. Il lancio dovrebbe avvenire entro il 2032 e le proposte vanno presentate entro il 30 novembre.
L’amministratore della Nasa Jared Isaacman ha spiegato che Hubble ha ancora davanti a sé scienza importante e che, se esistono modi innovativi ed economici per prolungare la vita di uno strumento già in orbita, l’agenzia ha il dovere di esplorarli. Una scelta dettata anche dai conti: il bilancio della Nasa si è ridotto e la parola chiave è «costi contenuti».
Non è la prima volta che si guarda ai privati. Nel 2022 NASA e SpaceX avevano studiato la possibilità di usare una capsula Dragon per spingere Hubble più in alto, ma due anni dopo l’agenzia aveva rinunciato, giudicando i rischi per il telescopio troppo elevati. In questo caso la Nasa chiedeva alle aziende di farsi carico di tutti i costi in cambio, probabilmente,  di visibilità.