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 2026  novembre 01 Domenica calendario

Salvatore Aranzulla parla di sé e dei problemi causati dall’IA sulla sua attività

Appuntamento ore 14. Salvatore Aranzulla spacca il minuto.
«Ho appena ripreso i miei ritmi abituali».
Perché, prima cosa è successo?
«Non sono stato bene. Avevo mal di stomaco, dolori continui: li ho sottovalutati, finché sono diventati troppo debilitanti. A giugno ho iniziato i controlli, la diagnosi non è stata immediata perché i sintomi erano sovrapponibili a più cause: alla fine è emersa la celiachia. Ora ho modificato l’alimentazione ed è scomparsa la stanchezza con cui convivevo da anni». Anni in cui comunque – partendo da Mirabella Imbaccari, 4 mila abitanti in Sicilia, passando per gli studi alla Bocconi, installando la sua base a Milano – ha fatto crescere la pagina web che porta il suo nome in modo esponenziale: rispondendo a migliaia di dubbi tecnologici è arrivato a essere il divulgatore informatico più letto d’Italia. «Adesso che ho individuato il disturbo non sono spossato e rendo pure meglio – racconta -. Il problema è che il contesto in poco tempo è cambiato». 
Ovvero?
«Si lavora molto di più per ottenere molto meno».
Il re dell’«how to» non ci gira intorno. Durante l’intervista snocciola numeri che raccontano l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’attività che lo ha reso celebre e gli ha consegnato una solidissima posizione economica. Nel 2022, forte di un reddito appena dichiarato di 3,8 milioni di euro, aveva detto: «Ho più clic di Amazon, potrei non lavorare più». Oggi potrebbe continuare a vivere di rendita, «ma il margine di guadagno è molto inferiore». 
Di quanto?
Con la stessa franchezza di allora, ecco la sintesi: «I miei clic sono dimezzati».
Partiamo dai numeri.
«Nel 2024 la pagina aranzulla.it arrivava a un milione di visitatori al giorno. Oggi sono 500 mila».
Anche gli utili della società Aranzulla srl sono in calo?
«Nel 2025 il fatturato è stato di 8,39 milioni di euro circa, nel 2024 era 7,9: cresce. Però poi se si guarda all’utile netto si vede che nel 2025 è stato 641.430 euro, l’anno prima 2,33 milioni».
Significa giù del 72 per cento.

«I margini vengono erosi anche perché abbiamo dovuto cambiare strategie, ad esempio acquistando traffico».
Cosa significa?
«Che acquistiamo un posizionamento presso i motori di ricerca. Ti propongono “più in alto”, sia al lettore che fa una ricerca online che all’intelligenza artificiale che – stimolata da quella ricerca – produce il suo riassunto per punti».
Quest’ultimo è il vero nodo.
«L’intelligenza artificiale è un ottimo strumento. Anche io – noi, la mia società non ha dipendenti ma una quarantina di collaboratori – ne facciamo uso. L’Ai è fenomenale, riduce i tempi. Però se i chatbot usano i contenuti prodotti dagli esseri umani per dare risposte senza portare visite ai siti per cui lavorano quegli umani (anche se ci sono le fonti, pochi alla fine cliccano) il pericolo è che nessuno sostenga più i costi per produrre informazioni di qualità».
Come se ne esce?
«Non ho una risposta, vedo bene il problema perché mi tocca direttamente. Finché il mio margine è positivo io stesso posso continuare a permettermi la squadra, tuttavia se la sostenibilità verrà meno (la situazione, dimostrano i numeri, evolve in modo velocissimo) il sistema si incepperà. Limitare la qualità significa esporsi a rischi, anche per i giganti tecnologici».
Esempi pratici?
«Abbiamo visto portali importanti “andare giù” (diventare irraggiungibili per problemi tecnici, ndr) seguiti a catena da tutti gli altri, noi inclusi. A monte c’era stato un taglio del personale qualificato nei rilasci tecnologici. In generale va trovata una mediazione. Non è dato di sapere quando e se ciò avverrà».
Lei ha 36 anni e ha iniziato la sua carriera con il modem 56K.
«Sembra preistoria. Ricordo il suono fantastico della connessione. Le ricerche allora si facevano su virgilio.it: era il top a quei tempi».
Quando si è avvicinato ai computer?
«Un cugino aveva il pc e lo volevo anche io. In un negozio ne ho praticamente abbracciato uno, l’ho ottenuto dai miei genitori per sfinimento. Avevo 10 anni».
Lei è autodidatta?
«Sì».
Ha raccontato di essere diventato il riferimento tecnologico del suo paese in Sicilia. E di avere aperto il suo primo blog «per pigrizia».
«Dicevo “trovi la risposta sul mio sito” a chi mi chiedeva come faccio a fare questo col pc, come faccio a fare quello. Insomma, non dovevo mettermi a spiegare tutto da capo».
C’è un problema tech che non ha mai risolto?
«Non mi viene in mente nulla».
Vive sempre a Milano?
«Certamente. A City Life. Il mio appartamento è studiato in modo da essere anche ufficio e palestra».
Qual è il suo rapporto con la città?
«Amo Milano, per il mio lavoro è il luogo ideale».
È diventata cara.
«Per i più giovani è addirittura insostenibile. Io, quando mi sono iscritto alla Bocconi e sono giunto dalla Sicilia, stavo in un monolocale in viale  Montenero: lavoravo tutto il giorno ma sapevo che dando tantissimo avrei anche potuto ottenere tanto. Valeva per gli altri intorno a me: chi studiava da avvocato, chi faceva tutt’altro. C’erano prospettive. Ora queste ultime sono meno e mantenersi è difficile. Io ero fuori a pranzo ogni giorno, per chi oggi è il me di allora sarebbe improponibile. Pure io, che sto economicamente bene, non ricomprerei oggi la casa a City Life in cui vivo da prima del Covid: il prezzo sarebbe immorale. Usciamo io, la mia compagna e la mia bambina a prendere il gelato: 20 euro. Ordini le pizze in due: 60 euro. Come si fa?».
Nel 2023 è diventato papà: è cambiato il suo rapporto con il lavoro?
«Cucino a pranzo e cena, per noi e per la bimba, ci tengo molto. La piccola (mantengo la privacy non rivelando il suo nome), quando non è all’asilo, viene spesso da me mentre lavoro e fa capolino nelle riunioni. Lei ha il suo mouse, uguale preciso al mio. Il suo, ovviamente, è staccato dal pc».
Cosa dice il super tecnologico Aranzulla del tablet ai piccolissimi?
«A mia figlia non facciamo guardare né tablet, né smartphone, né televisione. Intrattenerla è più difficile, magari, ma preferiamo leggerle libri. La tecnologia fa bene, ma non sempre».