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 2026  novembre 01 Domenica calendario

Anthropic, l’ombra del debito sull’Ipo da record a Wall Street

Mentre Anthropic, la casa madre del bot di intelligenza artificiale Claude, si prepara a quella che potrebbe diventare la più grande Ipo (quotazione in Borsa) della storia emergono i primi dubbi sulla sostenibilità finanziaria della stessa ex-startup americana fondata da Dario Amodei. Secondo Blackstone, nell’ambito dell’ultimo accordo di finanziamento da 63 miliardi di dollari per l’acquisto di chip di ultima generazione, Anthropic rischia di presentarsi sul mercato con un rating «junk» (letteralmente tradotto: spazzatura) sul debito accumulato, cioè un giudizio inferiore alla soglia dell’«investment grade». A riportarlo è il Financial Times, secondo cui Blackstone in precedenza riteneva che la società potesse ottenere entro la fine anno un rating di buona affidabilità creditizia, valutazione che comprende i giudizi da BBB− in su per Standard & Poor’s e Fitch e da Baa3 per Moody’s.
Il rating
Adesso, però, Blackstone sembra considerare più probabile un rating BB (doppia B), che al contrario identifica un livello di affidabilità inferiore e un investimento di carattere speculativo. Ciò non significa che l’azienda sia vicina al fallimento, ma che presenta un rischio di credito più elevato e che i finanziatori potrebbero chiedere maggiori garanzie o interessi più alti per prestarle denaro.
L’avvertimento di Blackstone per il momento non è una retrocessione ufficiale. Se, però, dovesse diventarla, Anthropic potrebbe accusare (pesantemente) il colpo. Il livello superiore di rating permetterebbe al gruppo di raccogliere capitali a condizioni più favorevoli; al contrario, quello più basso aumenterebbe il costo del debito e limiterebbe l’accesso ai finanziamenti di alcuni investitori istituzionali, soggetti a vincoli che restringono l’esposizione verso attività speculative. La corsa alla crescita, così, per la startup di Amodei diventerebbe più onerosa in un momento delicato come quello della quotazione in Borsa.
I dubbi
Secondo il Financial Times, al 30 giugno la startup disponeva di 112,4 miliardi di dollari in liquidità e mezzi equivalenti, a cui si aggiungevano 19,3 miliardi di investimenti a breve termine. Risorse considerevoli, che potrebbero tuttavia non essere sufficienti a coprire gli ingenti investimenti previsti dei prossimi anni. Per finanziare i propri progetti di sviluppo, la società potrebbe, quindi, dover ricorrere anche al credito.
Al listino
Intanto, sul fronte della quotazione, lunedì scorso la società ha depositato presso la Sec la documentazione necessaria per avviare a novembre la quotazione al Nasdaq, con il simbolo ANT. Secondo le previsioni, l’operazione potrebbe consentire una raccolta fino a 100 miliardi di dollari e una valutazione tra 1.500 e 2.000 miliardi. Per molti anni le aziende che operano nel campo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti hanno raccolto centinaia di miliardi di dollari con facilità, vivendo una vera e propria bolla tecnologica. I mercati finanziari non fanno sconti, basta vedere i risultati del Nasdaq in chiusura del mese di ottobre: l’indice ha perso il 5,3%, registrando il peggior risultato mensile da marzo 2025, penalizzato dalle vendite sui titoli tecnologici e dai dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’AI.
In particolare, nell’ultima seduta di ottobre a innescare le vendite sono state le prospettive deludenti di Intel, che ha lasciato sul terreno il 28,6%, mentre i conti di Amazon hanno riacceso preoccupazioni sulle ingenti risorse investite nei nuovi modelli e aggiornamenti. Mentre questa innovazione trasforma imprese e processi produttivi, gli investitori si chiedono quali siano le prospettive reali dell’AI.