Corriere della Sera, 1 novembre 2026
Scuola, taglio di 7 mila posti. È scontro sulla manovra
La scuola pubblica perde altri 7 mila posti tra docenti e personale Ata, e i nuovi tagli previsti in manovra fanno insorgere sindacati e opposizioni. Dopo la riduzione degli organici già decisa con la legge di Bilancio 2025, si prevede nel 2027 un’ulteriore sforbiciata, un ridimensionamento che, considerando gli interventi distribuiti su tre anni scolastici, dal 2025/2026 al 2027/2028, porta, in totale, a quasi 15 mila il numero dei posti cancellati. A stabilirlo è l’articolo 66 del testo «bollinato» inviato alla Camera per l’avvio dell’iter parlamentare.
Da settembre 2027 sono previsti 4.925 posti in meno per i docenti e altri 2.049 per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. In tutto 6.974 unità, che si aggiungono ai 5.660 posti in meno per gli insegnanti nell’anno scolastico 2025/2026 e di 2.174 posti per il personale Ata dal 2026/2027.
I tagli, motivati anche con il calo del numero degli studenti dovuto alla denatalità, faranno risparmiare 83,9 milioni già nel 2027 e ben 251,7 milioni dal 2028, risorse che saranno destinate ad altri capitoli di spesa.
C’è poi il capitolo del turn over: la manovra prevede per il 2027 una riduzione del 25% delle assunzioni che coprono il personale che va in pensione, con il ritorno al 100% dal 2028. Ma la misura non riguarderebbe la scuola, che quindi non si aggiunge ai tagli decisi per il settore.
La legge di Bilancio interviene invece sui fondi per gli asili nido. Dal 2027, l’articolo 121 cambia il modo in cui vengono distribuite le risorse ai Comuni, tenendo conto del calo delle nascite. Con meno bambini, infatti, alcuni Comuni potrebbero raggiungere l’obiettivo di copertura del 33 per cento con meno fondi di quelli stanziati. Le risorse che avanzano potranno così essere destinate ad altri.
È stato poi prorogato per il 2027 il contributo fino a 1.500 euro per ciascuno studente che frequenta una scuola paritaria di primo grado o il primo biennio di secondo grado, con una spesa complessiva del solo «bonus paritarie» di 20 milioni di euro.
I tagli e le ripartizioni dei fondi alla scuola pubblica hanno subito fatto esplodere le proteste. La Cgil con il segretario Maurizio Landini parla di una manovra che va «oltre le peggiori aspettative, come se il governo vivesse su un altro pianeta», mentre Gianna Fracassi, segretaria del comparto scuola università e ricerca, dice che «il calo demografico non può essere un alibi per tagliare, dovrebbe essere l’occasione per migliorare la qualità della scuola, aumentare il tempo scuola, ridurre gli alunni per classe, garantire una rete scolastica degna di un paese europeo».
«Netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di taglio degli organici della scuola» la esprime la leader della Cisl, che chiede l’«immediato ritiro». Protestano gli studenti: il governo, dicono alla Rete Studenti Lazio,«penalizza la scuola pubblica statale per spostare risorse verso il privato».
Negative le opposizioni. «Il governo impoverisce l’Italia anche nella cultura, ultima nell’Ue per quota di spesa pubblica destinata a scuola e istruzione», dichiara il vicepresidente della Camera Sergio Costa (Movimento 5 Stelle). «Solo tagli nella manovra – si aggiunge il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia —. Gli studenti scendono in piazza e il governo risponde tagliando migliaia di insegnanti e personale della scuola».
Anche nella maggioranza, intanto, in particolare nella Lega, ci sono perplessità sulle misure che riguardano la scuola. Matteo Salvini, dopo aver sottolineato che «il ministro Valditara ha fatto miracoli in questi quattro anni», lascia intendere che la legge si può sempre modificare. «Il Parlamento è lì apposta – ha dichiarato Salvini —, può intervenire per migliorare alcuni aspetti», conclude il leader leghista.