Corriere della Sera, 1 novembre 2026
Razzie ai cortei, blitz in 23 città. Spunta il bottino degli assalti
Solo a Roma 369 identificati al termine della giornata di venerdì scorso di proteste di piazza e scontri con la polizia fino a sera. Lo stesso è accaduto, anche se con numeri inferiori, in altre città dove i movimenti antagonisti, con studenti e appartenenti ai centri sociali, hanno provocato incidenti a Torino, Vicenza e Mestre, e altrove con momenti di tensione. La prossima, secondo i collettivi studenteschi, sarà «un’altra settimana di lotta» contro il governo. L’appuntamento più vicino è quello del 20 novembre in occasione di un’altro sciopero generale indetto questa volta dalla Cgil, ma non si escludono iniziative di protesta anche prima. Intanto ieri la Digos e la polizia postale hanno effettuato sessanta perquisizioni domiciliari in 23 città nei confronti di soggetti sospettati di aver istigato, sulle piattaforme social come anche su chat pubbliche e private, a commettere violenze nel corso delle recenti manifestazioni, da quella del 17 ottobre scorso a Milano, ai saccheggi del giorno successivo, ai disordini del 24 ottobre in alcune città, e in parte anche durante le manifestazioni dell’altro ieri. Ma in particolare, alcuni di loro, secondo quanto contestato dagli investigatori della polizia, avevano convocato nuove mobilitazioni anche per la giornata di ieri. Di sabato. Come era scritto anche sul canale «Movimento 17 ottobre» pubblicato da Youssef Siher, fermato subito dopo i fatti di quel fine settimana, che aveva annunciato iniziative ogni sabato, prima di essere individuato e portato in carcere. Successivamente il 30enne è tornato in libertà per la mancata convalida del provvedimento da parte del gip di Milano, ma rimane indagato per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo. Le nuove perquisizioni sono state effettuate ad Ancona, Avellino, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Firenze, La Spezia, Messina, Monza, Napoli, Novara, Parma, Perugia, Ravenna, Reggio Emilia, Roma, Siracusa, Torino, Trieste e Verona. Gli investigatori della Postale hanno analizzato i flussi di messaggi presenti in alcune chat e su qualche profilo social sulle piattaforme più conosciute – al momento non sembrano esserci collegamenti diretti con quelle legate al «Movimento 17 ottobre» – e hanno individuato una serie di soggetti che, si è scoperto poi, avrebbero anche materialmente partecipato ai saccheggi nel centro di Milano, così come agli incidenti di una settimana più tardi. A conferma di questo ci sarebbero i riscontri anche con le immagini delle telecamere svolti dagli agenti della Digos. Un incrocio di informazioni che ha quindi dato vita ai controlli domiciliari durante i quali sono stati scoperti e sequestrati indumenti indossati dai perquisiti in quelle circostanze, nonché capi d’abbigliamento rubati durante le razzie nei negozi. E poi le armi improprie utilizzate durante gli scontri con le forze dell’ordine e le devastazioni, dai martelletti frangivetro per rompere le vetrine ai coltelli, fino alle pistole-replica. E una serie di telefonini che ora dovranno essere analizzati per scoprire la rete di contatti ed eventualmente una gerarchia dietro i soggetti finiti sotto indagine.