D - la Repubblica, 31 ottobre 2026
Claudio Sabelli Fioretti intervista Natalia Aspesi
Natalia, cominciamo con le domande. Mi raccomando, rispondi bene, non dire bugie.
“Guarda, a 97 anni, e dopo aver avuto decine di ictus, ho dimenticato tutto. Ho diritto di dire tutte le bugie che voglio”.
Anche in passato eri bugiarda?
“Ero una giusta bugiarda. Guai a non dire bugie. Sai che noia la verità?”.
Hai mentito anche nella carta di identità. Hai fatto scrivere “casalinga”. Ma eri giornalista.
“Non mi è mai interessato far parte della categoria dei giornalisti”.
E forse avevi ragione, ma non eri casalinga. Sapevi cucinare almeno?
“Ma certo”.
Che cosa cucinavi? La carbonara?
“Facevo degli ottimi ossibuchi”.
È vero che non c’è nulla di meno romantico che essere sposati?
“Ho sempre sognato di sposare uomini che non valevano nulla”.
Appena incontravi uno che non valeva nulla, zac, tu lo volevi. E lo ottenevi?
“No. Sono ancora signorina!”.
Tu hai avuto molti uomini nella tua vita…
“Ma perché mi fai le domande con quell’occhio?”
Con quale occhio?
“L’occhio curioso”.
Le domande si fanno con l’occhio curioso. Natalia, anche tu, quando fai le domande, ce l’hai.
“Dai, vai avanti per favore”.
Non vado avanti, tu devi rispondermi.
“E perché devo risponderti?”.
Perché faccio il giornalista. Signora Aspesi, anzi signorina, lo sa che faccio il giornalista?
“Vai avanti”.
Hai detto una volta che avresti voluto essere una puttanona.
“Chissà, forse perché erano molto amate”.
Ti ricordi la prima volta che hai fatto l’amore?
“Certo, ma non ricordo più con chi. Ricordo uno ma non se era il primo o uno dei tanti. Ricordo che stavo molto attenta, perché non bisognava fare bambini”.
Però non mi dici con chi.
“Ma come con chi? Con quegli stronzi dei giovanotti”.
Ma perché indichi me?
“Dai, vai avanti”.
A tua madre piacevano i tuoi fidanzati?
“Mai. Aveva ragione. Erano tutti orrendi. Ma io appena incontravo uno stupidone mi innamoravo perdutamente, anche se erano brutti brutti. Una volta mi sono innamorata perdutamente di un nano. Fu una grande passione”.
Io so che la tua grande passione è stato Antonio Sirtori, l’imprenditore a cui sei stata legata per 38 anni. Lui era veramente un bell’uomo.
“Bellissimo”.
Come lo conquistasti? O fu lui a conquistarti?
“Fui io a conquistarlo. Ed ero una vecchia bruttina. Ci siamo conosciuti su un aereo. Io andavo in Danimarca e lui in Svezia”.
In seguito andaste molto spesso insieme in Svezia.
“Di nascosto. Quando seguivo il Festival di Cannes. Lui lavorava là e io lo raggiungevo”.
E chi scriveva gli articoli?
“Li scriveva la mia amica Lietta Tornabuoni”.
Ma veramente?
“Certo. Capitava anche a me di scrivere i pezzi per lei, che era serissima però. Stava con Oreste Del Buono, un altro brutto e nano”.
Ma ce l’hai con quelli piccoli e brutti? Come me?
“Ma tu non sei basso”.
Ti sono mai piaciuto?
“Adesso… guardandoti… però… Ma adesso non mi interessi, sei vecchio come me. Sei schifoso…”
È bello intervistarti.
“Tu sei stato sempre molto attraente, soprattutto perché eri giovane. Non eri bello, avevi fascino. Io ti guardavo, tu però avevi sempre delle donne bellissime e non mi hai mai guardato”.
Io avevo una grande passione per te. Ma adesso smettiamola. Non ci pagano per dire queste sciocchezze. Parlami del tuo primo giornale.
“La Notte, ero entrata e facevo la spiritosa con dei pezzetti orrendi. Scoprii che mi piaceva moltissimo scrivere”.
Ricordi il primo articolo?
“Su una fondamentale mostra di cani a Bellagio. Poi cominciai a scrivere tanto e un giorno mi chiamò in amministrazione il ragionier Chiappe, uno grassissimo: ‘Volevo dirle che noi non l’assumeremo mai perché non vogliamo donne’. E allora andai a Il Giorno”
Dove c’era una sola donna.
“Adele Cambria. Ma se n’era andata e arrivai io, unica donna. Il direttore mi fece inviata perché i colleghi non mi volevano in redazione”.
E perché mai?
“Sostenevano che il mio bel culone li turbasse”.
Grande carriera grazie a un bel culone. A me non è successo.
“Tu non avevi il bel culone che avevo io”.
Ti piaceva la cronaca.
“Moltissimo. Ero un po’ imbrogliona. Per entrare nei posti in cui era difficile entrare facevo la svampita, mi presentavo in pelliccia di visone, fingevo di svenire. Così intervistai Mina prima che sparisse, i Beatles in treno, Elizabeth Taylor a Cannes, Gino Paoli morente all’ospedale”.
Oggi avresti fatto Garlasco?
“Orrore!”.
Allora c’erano Oriana Fallaci, Lietta Tornabuoni, Camilla Cederna.
“Io avevo una grande passione per Lietta. Le volevo un bene immenso”.
Oriana Fallaci?
“Era una grande merda. Guarda che ne parlo bene”.
Pensa se ne parlassi male.
“Lei diceva la verità inventandola. Però diceva la verità. Capisci? Quando mi mandarono in Vietnam la prima inviata che incontrai fu lei. Mi disse: ‘E tu che cosa ci fai qui?’ Poi mi fece l’interrogazione. ‘Sai dove è il fiume Mekong’?”.
E tu lo sapevi?
“No, naturalmente. E lei mi fece una scenata bestiale”.
Indro Montanelli, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca. Chi ti piaceva?
“I miei colleghi non mi sono mai piaciuti. Anche se erano belli”.
Un tuo ex direttore, Mario Calabresi, si candida a sindaco.
“Sbaglia, non deve”.
E perché?
“Perché non può vincere, nessuno sa chi è”.
Hai fatto a lungo la critica cinematografica. Ma dicevi: “Io sono solo una giornalista che va al cinema”.
“L’avrò anche detto, forse, però era una stupidata. Ma vai avanti”.
La posta del cuore su Il Venerdi.
“Adesso non è più la posta del cuore. Ormai mi scrivono solo quelli che hanno 95 anni. E sono i più giovani”.
Ti piace vivere?
“No, né adesso né mai”.
Ti sei stufata?
“Ma certo”.
Ti è sempre piaciuto, in realtà.
“Sì, mi è sempre piaciuto. Quando mi chiedono se vorrei andare da quelli che fanno l’eutanasia, rispondo assolutamente no. Io non voglio essere ammazzata. Voglio che se ne occupi la natura”.
Quanto ti piacerebbe vivere ancora?
“Adesso non trovo più una ragione per vivere”.
Nemmeno il lavoro?
“Il lavoro è totalmente cambiato. Non si può più farlo come 20 anni fa”.
Ti è piaciuto di più far ridere o far pensare?
“Far ridere, avevo una grande capacità. Ma adesso vieni immediatamente uccisa, se lo fai. Nel 1978 ho scritto un bellissimo libro, Lui! Visto da lei. Vendette un sacco. Adesso, dopo quasi 50 anni, lo hanno ripubblicato. E non vende nemmeno una copia. Ma io me ne frego perché ai suoi tempi ha avuto successo”.
Hai un grande rimorso?
“Ma sì. Però ho avuto troppi ictus per cui li ho dimenticati tutti. Sono certa di avere moltissimi rimorsi ma non so quali”.
Il tempo passato io non l’ho perduto. L’ho avuto. Questo ricordi di averlo detto?
“E lo ridirei. Ma quante stupidaggini si dicono!”.
Tu sei femminista?
“Detesto le femministe”.
Se un uomo fischia dietro a una donna?
“Quando sei giovane ci sono quei mostriciattoli che ti vengono dietro dicendo ogni genere di stupidaggini. Ma non è un grande problema”.
Ti piace la solitudine?
“Moltissimo. Essere sola, per me, è il massimo. Quando passo del tempo da sola sto benissimo, ma me ne accorgo sempre dopo”.
Non ti piace nemmeno la compagnia dei bambini?
“Per carità, li detesto. Ho cominciato a volere bene a mia nipote quando è diventata grande. I bambini mi sono antipatici. Stanno sempre attorno alla mamma, con mille pretese”.
Per chi hai votato?
“L’ultima volta, Italia Viva”.
Ti piace Renzi?
“Parla bene. Ha capito con chi ha a che fare”.
Non ti viene voglia di votare per Elly Schlein?
“Ma quelli della Schlein sono quattro scemi. Perché dovrei votare per loro?”.
Hai detto che la parola vecchiaia ti offende.
“Ma dove le hai trovate queste cose?”.
Mi informo. Sono un bravo giornalista.
“L’avrò detto in un momento di pazzia”.
Hai raccontato anche che una volta ti hanno detto “vecchia troia”.
“Quello sì. È normale. Per strada”.
Te lo dicono spesso?
“No. Adesso non esco più. Vai avanti, dai, che sono stanca”.
Fai il tifo per qualche squadra?
“Cosa?”.
Inter, Milan, Juve…
“Cosa?”
Ti piace qualche sport?
“Senti. Una volta io ero al Giorno. Ero abbastanza bravina. Decisero di mandarmi a vedere una partita di calcio. Ci andai perché volevano un pezzo. Ricordo che c’era il Bergamo”.
Il Bergamo…
“Sì, l’altra squadra non so chi fosse. Finita la partita dissi che non avevo nulla da scrivere”.
E non hai scritto niente?
“Non trovavo niente da scrivere. Non era successo niente! C’era gente che correva dandosi dei pugni”.
Ottima sintesi di una partita di calcio. Non ti piace lo sport e non ti piacciono nemmeno i talk show.
“Non vedo la televisione da 10 anni. Guardavo Beautiful. Poi mi ha stufato anche quello”.
Qualche volta vedevi Lilli Gruber a Otto e Mezzo.
“Col tonto vittima che era Bocchino e l’orrido killer che era Travaglio. Travaglio era un vero fascista”.
Era un montanelliano…
“Sì, ma un vero fascista”.
Ti piaceva Montanelli?
“Veniva sempre a trovarmi nella mia casa al mare perché aveva una morosa, da quelle parti. Era diventato quasi di sinistra in quei tempi in cui aveva mollato Berlusconi”.
Hai avuto un fidanzato gay una volta.
“Ma non me n’ero accorta. Era un uomo carino. Non mi assaliva”.
Non era appassionato?
“Poco. Una sera mi portò a vedere Paolo Poli. Attorno a me c’erano dei bei signori, tutti molto travestiti. I giovanotti venivano a salutare il mio fidanzato. Cominciai ad avere dei dubbi. Gli chiesi: “Scusa, ma non è che tu sei gay, per caso?” E lui: “Sì””.
Sei una volpe tu, non ti si può nascondere niente.
“Effettivamente mi sembrava strano”.
E avete continuato a stare insieme.
“Siamo rimasti amici tutta la vita”.
Chi avresti voluto intervistare e non ci sei riuscita?
“Nessuno”.
Donald Trump?
“Quello stupido?”.
Il Papa?
“No”.
Giorgia Meloni?
“Sì, lei forse sì”.
Che domanda vorresti farle?
“Ci dovrei pensare. Vai avanti”.
Se uno ti parla di Vannacci?
“Mi fa schifo”.
Hai mai avuto un fidanzato fascista?
“No. Ma non guardavo queste cose da giovane”.
Ti piaceva Enzo Biagi? Era bravo?
“Piaceva alla gente perché sapeva mettere assieme le parole, ma non era affatto bravo”.
Hai mai lavato i piatti?
“Sì, però quando ero giovane avevamo sempre delle deliziose ragazze che dormivano in cucina, poverine, ed erano bravissime”.
Hai detto: “Ho perso 10 anni di sesso”. Quali?
“Facevo parte di quelle ragazze che non la davano per nessuna ragione perché se la davano poi non le voleva più nessuno. Dovevano essere vergini”.
E tu?
“Io mi facevo abbastanza toccare ma non la mollavo neanche morta. Hai capito?”.
Non mi è difficile capire. Ma non mi hai detto quale è stata la prima volta che hai fatto l’amore.
“Sai che ci pensavo l’altro giorno? Non me lo ricordo proprio”.
Come non ti ricordi? Il primo amore non si scorda mai.
“E io non me lo ricordo. Forse era il nanetto di cui ero pazza. Ma credimi, non ricordo”.
Se un fidanzato ti lasciava tu piangevi?
“Piangevo molto”.
Hai detto che con la vecchiaia sei diventata cattiva.
“Non è vero, però con la vecchiaia mi sono diventate antipatiche le femministe. Anche io lo sono stata, ma adesso mi fanno ridere”.
Ti sono mai piaciute le donne?
“Da giovane mi piaceva una ragazza e siccome c’era il femminismo avevo deciso di tentare. Però questa qua non mi ha voluto”.
E allora?
“Allora mi è passata”.
Hai ballato con Silvio Berlusconi.
“Guarda, può anche essere, ma proprio non me lo ricordo”.
Ti stanno molto sulle scatole quelli del Movimento Cinque Stelle, vero?
“Guarda, una volta dissi che sono talmente vecchia che ho tutto il diritto di fare una strage se dovessero vincere alle elezioni”.
So che non lo farai. Anche perché non vinceranno. Chi vorresti che vincesse negli Usa, in Europa?
“Ma sono tutte stupidaggini. Adesso c’è la fine del mondo. Vedrai. Buttano la bomba”.
Sostieni di avere la voce da gobba. Com’è la voce da gobba?
“Come la mia. Non la senti?”.
Ma no, non hai la voce da gobba. E poi non esiste la voce da gobba.
“Esiste, esiste. Non senti la mia voce? È la voce da gobba. Ma andiamo avanti”.
La tua casa è bellissima. Mi dicono che è in vendita, però. Ti cacciano?
“No. Stanno solo aspettando che muoia”.
In questo momento, tu sei più allegra o più triste?
“Sono come sempre allegra, ma continuo a pensare che in ogni caso devo andarmene”.
Verrà molta gente al tuo funerale?
“Se fossi morta 20 anni fa avrei avuto un successo pazzesco. Adesso non sanno nemmeno chi sono”.
Ma non scherzare.
“Credimi, la gente non sa chi sono”.
Una volta ti ha querelato Vittorio Emanuele.
“Tanto tempo fa. Avevo scritto che era ignorante anche da bambino, andava male pure alle elementari. Sai una cosa? Adesso sono stanca”.
Voglio sapere solo un’ultima cosa. Dici parolacce?
“Continuamente”.
Per esempio?
“Stronzo”.
Non guardare me quando lo dici.
“No, a te non lo dico”.
Altre parolacce?
“Mi piace soprattutto stronzo. L’ho insegnata anche alla ragazza ucraina che vive con me. Adesso stronzo lo dice benissimo anche lei”.
Vai avanti Natalia.
“Mi dici una cosa?”.
Cosa non farei per te?
“Se io muoio, voi che cosa farete di me?”.