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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Antonio Moresco parla di sé e dei suoi libri

Antonio Moresco, domani compirà 79 anni e Feltrinelli ha da poco ripubblicato nella collana dei classici le sue tre opere maggiori (Gli esordi, Canti del caos, Gli increati). Un riconoscimento tardivo?
Negli ultimi anni sono stato sul punto di crepare. Ho subito diversi interventi al cuore. Un caso che oggi sia qui a sfogliare questi tre mostri di carta. Ignoro se l’editore si sia voluto portare avanti accogliendomi nella collana dei morti. Comunque l’ho fregato.
Scherzi a parte, immagino la sua soddisfazione.
Sì, perché da tempo sostengo che questi tre romanzi – scritti nell’arco di un trentennio – sono da intendersi come un’opera unica e compatta. È la prima volta che escono in libreria tutti insieme sotto il titolo generale di Giochi dell’eternità.
Quali nuovi lettori si augura o si immagina?
Sono consapevole che il mio modo di raccontare è spiazzante. Ho bisogno di un lettore che voglia volare alto perché questa mia opera è metamorfica, cambia continuamente dal suo interno. Oserei dire che il lettore si deve inventare lui stesso.
In questo tempo di irrilevanza della letteratura, cosa significa per lei essere uno scrittore?
So bene di andare contro la logica e il buon senso con queste mie tremila pagine. Gli italiani leggono sempre di meno. La mia è una risposta paradossale perché ho l’ambizione di tenere accesa la fiamma con un’opera colossale. Non si fanno solo le battaglie che si è sicuri di vincere.
Del resto due di questi romanzi li ha scritti contro tutto e tutti, da autore rifiutato.

Gli esordi l’ho scritto di notte, chiuso in bagno per non svegliare moglie e figlia, seduto sulla tazza con un quaderno sulle ginocchia. Anche la prima parte di Canti del caos l’ho scritta pazientemente a mano. Nessuno mi voleva pubblicare. Sono rimasto fedele a me stesso, senza nessuna aspettativa, senza nessuna remunerazione per la mia fatica.

Ha perdonato Goffredo Fofi, Giuseppe Pontiggia, Maria Corti e altri, da lei imputati di non avere riconosciuto il suo talento in Lettere a nessuno?
Ricordo ancora lo sconcerto di Maria Corti quando mi presentai con i miei vestiti miserabili, la mia scarpa con un buco che avevo tentato di occultare indossando un calzino dello stesso colore. Come biasimarla? Il rifiuto l’ho vissuto per lungo tempo come la tragedia della mia vita. Ora, col senno di poi, penso che in fondo è stato un dono perché mi ha forgiato nella mia vocazione.
Dopo tante attestazioni di stima, il clima attorno alla sua opera sembra essere ritornato al punto di partenza.
In effetti ho visto colleghi e critici parlare bene di me, poi parlarne male, poi non parlarne più. È calato da più parti il silenzio. Mi sfuggono le ragioni di questo improvviso e tenace ostracismo. Certo, sono intransigente, non scendo a patti nell’Italia delle camarille.
I premi continuano a ignorarla.
Mai ricevuto un premio importante. Quando mi hanno “buttato” fuori dallo Strega nel 2016 ci sono rimasto male. Credevo che con L’addio sarei finito in cinquina foss’anche per riconoscere un percorso lungo e coerente.
Ha cambiato sempre editori. Perché questo nomadismo?
La verità è che sono passato da un editore all’altro perché fatalmente al nuovo libro cambiavano i direttori editoriali. Quando arrivava il nuovo mi dava il benservito ed ero costretto a emigrare altrove. È capitato in Feltrinelli quando è andata via Gabriella D’Ina, in Rizzoli quando è andata via Benedetta Centovalli, in Mondadori quando è andato via Antonio Franchini… Certo, se fossi stato un autore bestseller mi avrebbero abbracciato tutti come l’edera.
Riesce a vivere con i suoi libri ora che è un autore di primo piano?
Sono tradotto in diverse lingue ma resto povero. Se non vivessi nella casa di un’amica me la passerei male. Da una parte mi dico che non è giusto, dall’altra penso: preferirei essere uno scrittore impiegato, col culo coperto, che magari insegna all’università? No, preferisco essere uno scrittore allo sbando, che vive all’avventura.

Come guarda al clima reazionario di oggi tra Trump e Vannacci? Come ci si può salvare?
Come vuole che guardi al mondo impazzito di oggi, io che in gioventù sono stato un militante di estrema sinistra? Sono addolorato di fronte alle guerre, al genocidio a Gaza. Oggi siamo alla regressione perché un gruppo di milionari controlla la comunicazione e plagia le coscienze. Come ci si salva? Quando tutto è bloccato, l’unica fessura possibile è l’immaginario. Ecco, io sfido il mondo confidando in un immaginario assoluto, totale, estremo.