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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Dal Bottegone a Grazioli: la politica ha perso i palazzi

Un italiano su tre votava comunista, annunciò Enrico Berlinguer dal balcone di Botteghe Oscure, nel giugno del 1976. Mezzo secolo più tardi, nello stesso palazzo, quasi una camera su tre è una suite. Certe proporzioni sopravvivono alla Storia. Il vecchio Bottegone, quartier generale del Pci, da martedì è ufficialmente un albergo a cinque stelle: il Thompson Rome, marchio della multinazionale americana Hyatt. Sessantanove camere, ristorante mediterraneo, cocktail bar e terrazza panoramica. Il balcone di Berlinguer, racconta Rivista Studio, si raggiunge dalla camera 207.
È l’ultima, sontuosa metamorfosi di un edificio che aveva ospitato Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta e Occhetto, prima di sopravvivere brevemente al partito. I Democratici di sinistra se ne andarono nel 2000, incapaci di sostenere i costi di una sede tanto monumentale. Arrivarono i consulenti di Ernst & Young, poi i banchieri dell’Abi. Oggi gli ottomila metri quadrati appartengono alla Tosinvest della famiglia Angelucci, proprietaria anche di Libero, Tempo e Giornale. Sono rimasti, tutelati dalla Soprintendenza, la stella a cinque punte di Giò Pomodoro, il busto di Gramsci e la bandiera della Comune di Parigi. Briciole di storia operaia in una hall per facoltosi viaggiatori internazionali.
Per contrappasso, anche gli eredi sbiaditi della tradizione comunista devono coabitare con un albergo a cinque stelle: al Nazareno il Pd occupa ancora l’ultimo piano dell’antico Collegio, mentre nel resto del complesso è sorto Palazzo Talìa; ventisei camere e suite, interni firmati dallo studio del regista Luca Guadagnino.
Se il destino immobiliare del comunismo italiano è malinconico, quello del berlusconismo non è così diverso. Basta attraversare il centro di Roma fino a via dell’Umiltà 36, antica sede di Forza Italia e poi del Popolo della libertà, oggi albergo omonimo di lusso. Ventotto camere, diciannove appartamenti, il Dandy Café, il ristorante di pesce Aquamarina e la Terrazza Flores. Nei saloni del centrodestra si servono aperitivi in un’atmosfera ispirata alla Dolce Vita. Il nome, Umiltà 36, è sopravvissuto a Silvio Berlusconi con una certa involontaria comicità. Nel 2018 l’immobile fu acquistato per 36 milioni dal fondo Antirion Global, partecipato dall’Enpam, l’ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri. Forza Italia, le pensioni e ora l’albergo per ricchi.
L’antica geografia del potere repubblicano è ormai archeologia politica. In piazza del Gesù 46, Palazzo Cenci Bolognetti, dove la Democrazia cristiana governò per quasi mezzo secolo le sorti del Paese, oggi lavorano fra gli altri i funzionari della Commissione di garanzia sugli scioperi e quelli dell’Associazione nazionale fra le Banche popolari. Nelle stanze di De Gasperi, Fanfani, Moro e Andreotti si regolano conflitti sindacali. Il palazzo, peraltro, non era proprietà della Dc: appartiene al patrimonio della Fondazione Cenci Bolognetti.
Poco più in là, in via del Corso 476, abitavano i socialisti. La sede nazionale del Psi di Nenni e Craxi ha attraversato una fase più burocratica, ospitando l’Aran, l’agenzia che tratta i contratti del pubblico impiego, traslocata nel 2024. Oggi vi ha sede anche l’Accademia di Belle Arti di Roma, con le sue attività didattiche. I liberali, più sobri, avevano casa in via Frattina 89: ora l’indirizzo ospita il Consolato generale onorario di Singapore, a testimonianza di una vocazione internazionale che avrebbe probabilmente soddisfatto Luigi Einaudi. I repubblicani hanno lasciato Palazzo Lante, in piazza dei Caprettari, sede storica del Pri e oggi anche della presidenza dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: dalle correnti di Ugo La Malfa alle particelle subatomiche.
C’è poi Palazzo Grazioli, la residenza romana di Berlusconi dal 1995 al 2020, teatro leggendario di vertici politici e scorribande sessuali. Dal marzo 2024 il piano nobile accoglie l’Associazione della Stampa estera. Sale conferenze, uffici, bar, spazi per i corrispondenti internazionali. Altro contrappasso notevole: la casa di B. e del “lettone di Putin” è diventata la casa dei giornalisti stranieri. A poche centinaia di metri, in piazza San Silvestro, c’è Palazzo Marini: per anni sede degli uffici della Camera dei deputati, sta diventando un Four Seasons da 124 camere e suite. Il complesso, un tempo nelle disponibilità del costruttore Sergio Scarpellini, veniva affittato ai parlamentari a cifre tanto generose da provocare polemiche e infine la disdetta dei contratti. Nel 2022 è stato acquistato da un ricco fondo privato: la vecchia Camera in affitto diventerà dunque un albergo della catena di cui Bill Gates è azionista di maggioranza.
Naturalmente, non tutti questi palazzi sono stati venduti dai partiti, ma la mappa racconta qualcosa di più interessante di una semplice successione di compravendite. Quando la politica italiana disponeva di grandi organizzazioni, un patrimonio di iscritti e una riconoscibile autonomia, occupava fisicamente il centro della capitale. Possedeva o affittava edifici imponenti, investiva nella propria permanenza, dava il nome alle strade ancora prima che ai programmi: Piazza del Gesù e Botteghe Oscure bastavano a evocare due visioni del mondo. Poi i partiti si sono assottigliati, le strutture si sono ridotte, i bilanci hanno imposto ritirate. Contemporaneamente, negli stessi luoghi, sono arrivati fondi immobiliari, holding finanziarie e grandi marchi internazionali. È difficile stabilire quanto la storia degli edifici rispecchi quella del potere: certo la politica, diventata più leggera nei mezzi e spesso più dipendente dai centri economici, ha perso anche parecchio peso nella geografia della città.