repubblica.it, 29 ottobre 2026
Le star salvano i pub inglesi in crisi
Happy hour. I pub britannici sono in crisi, oramai ne chiudono fino a due al giorno nel Regno Unito, ma ecco i supereroi. Sempre più star del cinema e della musica li comprano per riportarli alla vecchia gloria. L’ultimo è stato James Bond, o meglio Daniel Craig. Che, dopo aver abbandonato la saga della leggendaria spia di Ian Fleming, s’è preso l’Horseshoe, lo “zoccolo del cavallo” a Clerkenwell, quartiere londinese con una folta comunità italiana. L’Horseshoe è un “proper boozer”, un pub tradizionale del centro della capitale e “mecca delle freccette”, a riecheggiare lo straordinario romanzo “London Fields” di Martin Amis.
007, licenza di servire alcolici. Craig ha commentato così la sua nuova avventura al Times: “Da bambino mi capitava di scendere al pub e chiacchierare con i clienti abituali, soprattutto all’ora di pranzo. Si parlava sempre, di tutto. Conosco bene gli alti e bassi della gestione di un locale. Ma il pub resta un luogo dove le persone possono ritrovarsi e parlare, anche dei propri problemi”. L’Horseshoe è chiuso da inizio ottobre per ristrutturazione, ma tornerà a inizio 2027 sotto la supervisione di Craig.
Ma il 58enne attore di Chester non è l’unico vip a rilevare una “public house”, la “casa pubblica” degli inglesi, o le chiese del popolo come diceva William Blake, con la “differenza che al pub vi si può avere anche una buona conversazione”. E così Sir Ian McKellen, il leggendario attore teatrale e interprete de “Il Signore degli Anelli”, è da molti anni comproprietario del “The Grapes”, storico pub ottocentesco sul Tamigi a East London già frequentato da Charles Dickens.
Il regista Guy Ritchie è proprietario del “Lore of the Land”, nel quartiere londinese di Fitzrovia, dove vengono servite birre artigianali prodotte con l’orzo coltivato nella sua tenuta nel Wiltshire, e in precedenza era stato anche comproprietario del “The Walmer Castle”, a Notting Hill, insieme a David Beckham fino al 2022.
Non solo. Poco lontano, la popstar Ed Sheeran è comproprietaria del Bertie Blossoms, a Portobello Road, pub elegante e raffinato ma anche tapas bar, e ha fatto costruire una birreria privata sotterranea, il Lancaster Lock, nella sua tenuta in Suffolk. Nel 2017 il cantautore britannico James Blunt ha salvato dalla riconversione immobiliare “The Fox & Pheasant”, rinomato pub a Chelsea, per poi acquisire un secondo locale nella capitale, “The Carpenter’s Arms”, a Hammersmith.
Il celebre frontman degli Who, Roger Daltrey, ha fondato la “Lakedown Pub Company”, acquistando anche “The Eight Bells”, un pub in Kent. Mentre le due star di Hollywood Ryan Reynolds e Rob McElhenney, oltre alla squadra gallese del Wrexham, hanno acquistato pure “The Turf”, lo storico pub di fianco allo stadio. Fino al deejay Calvin Harris, che in Scozia ha adottato il locale dove beveva quasi ogni giorno, prima di raggiungere il successo mondiale.
Eppure, è in corso una morìa di pub oltremanica. Oggi ne sono rimasti circa 40mila, e pensare che nel 1870 erano 115mila. Ne chiude uno al giorno, con picchi di due a inizio anno. La British Beer and Pub Association (Bbpa) prevede la morte di circa 295-360 pub in Gran Bretagna nel 2026, dopo i 336 del 2025. Nei primi tre mesi dell’anno corrente, hanno chiuso ben 161 pub, causando la perdita di 2.400 posti di lavoro.
Ma perché? Tasse troppo alte, i prezzi schizzati insieme al costo della vita dopo il Covid e la guerra in Ucraina, tanto che una pinta nel centro di Londra oramai ha sfondato quota 8 sterline, ossia circa dieci euro. E poi l’aumento del costo del lavoro, vedi il salario minimo: misura sacrosanta a favore dei lavoratori, ma che inflaziona gli affannati bilanci dei pub.
Una tempesta perfetta. Senza contare che i giovani bevono meno delle precedenti generazioni, e infatti i produttori di alcolici stanno cercando di intercettarli con inediti drink analcolici. Il nuovo primo ministro Andy Burnham, amante delle pinte di lager al pub, ha già abbassato l’Iva – ma ai gestori dei locali non basta – e ha promesso che salverà i pub dall’estinzione. Perché non si può aspettare che Bond faccia sempre il miracolo. La morte, dei pub, può attendere.