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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Decreto flussi, il fallimento delle quote badanti

In Italia quasi nove badanti e colf su dieci sono donne. Ma quando si tratta di far arrivare dall’estero lavoratori per assistere anziani e famiglie, il rapporto si capovolge: nove richieste di ingresso su dieci riguardano uomini.
È il paradosso del decreto Flussi denunciato dalla Filcams Cgil, che incrociando i dati del ministero del Lavoro con quelli dell’Inps accusa il sistema delle quote di essere diventato un canale utilizzato anche per finalità estranee all’assistenza domestica. Un meccanismo che, secondo il sindacato, alimenta lavoro irregolare e sfruttamento anziché rispondere alle necessità di un Paese sempre più anziano.
Il paradosso dei flussi
La sproporzione è macroscopica. Nell’occupazione domestica regolare le donne rappresentano l’88,7% degli addetti, contro appena l’11,3% di uomini. Eppure, secondo l’analisi della Filcams sulle domande di nulla osta presentate nel 2025 e nel 2026, il 90% delle richieste nei flussi subordinati non stagionali per queste attività riguarda uomini.

«Una sproporzione macroscopica che ribalta la realtà del lavoro di cura, conferma l’uso elusivo dello strumento amministrativo e va ad allargare a dismisura l’area del lavoro grigio ed illegale», denuncia la Filcams.
Le anomalie nelle domande
Non è l’unica anomalia. I dati Inps mostrano che tra gli stranieri impiegati nel settore prevalgono quelli provenienti dall’Europa orientale (33,5%), seguiti da Sud America (9%) e Filippine (7,5%). Le cittadinanze indicate nelle richieste di ingresso, denuncia la Filcams, non rispecchiano questa distribuzione.
Anche la geografia presenta incongruenze: il lavoro domestico regolare si concentra nel Nord-ovest (30,7%), nel Centro (27,7%) e nel Nord-est (19,9%), mentre le domande del decreto Flussi si addensano in territori diversi da quelli con maggiore domanda di assistenza. A presentarle sarebbero spesso intermediari estranei alle organizzazioni rappresentative del settore.
La denuncia arriva oggi, 29 ottobre, Giornata internazionale dell’Assistenza e della Cura. Un’occasione per la Filcams di chiedere il superamento di un sistema di ingressi giudicato «fallimentare», incapace di soddisfare il fabbisogno delle famiglie e di proteggere chi cerca lavoro. Il sindacato propone di eliminare le quote, introdurre canali stabili per la ricerca di occupazione, rilasciare permessi di soggiorno durante questa fase e regolarizzare gli stranieri già presenti in Italia, sottraendoli al rischio di sfruttamento.
Meno occupati, meno diritti
Intanto il lavoro domestico regolare continua a restringersi. Nel 2025 i contribuenti censiti dall’Inps sono stati 804.464, il 2,3% in meno rispetto all’anno precedente. Le badanti rappresentano ormai il 51,3% degli occupati, superando le colf: per metà lavorano almeno 50 settimane all’anno, a conferma del carattere continuativo dell’assistenza.

Ma la Filcams denuncia anche un sistema di diritti incompleto. Chiede indennità di malattia a carico dell’Inps, come per gli altri dipendenti, maggiori tutele genitoriali e garanzie contro i licenziamenti senza motivazione, oggi consentiti nel lavoro domestico. Oltre a retribuzioni dignitose e più sicurezza. Diritti ancora negati a una categoria che sostiene una parte crescente del welfare familiare, mentre l’assistenza pubblica non riesce a coprire tutti i bisogni.