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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Fenomeno Ossoff ad Atlanta

"Votando per Jon Ossoff abbiamo la possibilità di difendere i diritti civili e costruire un’economia che funzioni per tutti”. Parlare così nella città di Martin Luther King, per uno come Barack Obama, deve essere piuttosto impegnativo, a maggior ragione se lo fai per sostenere un candidato che molti democratici considerano il tuo possibile erede. Il primo presidente afro americano però ha deciso di spendersi per quello che potrebbe diventare il primo presidente ebreo degli Stati Uniti, nello stato della Georgia che è diventato anche l’epicentro della fronda anti trumpiana all’interno del movimento Maga, o di quanto ne resta. E Ossoff non l’ha deluso: “Dobbiamo liberare il paese – ha denunciato – dalla mafia di Mar a Lago che si arricchisce alle spalle dei cittadini impoveriti”.
L’ex capo della Casa Bianca è venuto all’Arena at Southlake per lanciare la corsa finale della candidata governatrice Keisha Lance Bottoms, ma soprattutto del giovane senatore laureato a Georgetown e London School of Economics che tanto lo ricorda, non solo per lo stile retorico o i tratti antropologici comuni. Ossoff infatti è un moderato del sud, che da Carter a Clinton è spesso il sentiero più agevole per un democratico verso la Casa Bianca. La Georgia poi è lo stato conteso che avrebbe potuto davvero mandare Trump dietro le sbarre, se la procuratrice Fani Willis, incaricata di investigare la telefonata con cui Donald aveva chiesto a Brad Raffensperger di trovare gli 11.000 voti di cui aveva bisogno per battere Joe Biden, non avesse avuto la brillante idea di affidare l’inchiesta al suo amante Nathan Wade.
Acqua passata, ma fino ad un certo punto, perché da queste parti, nel quattordicesimo collegio elettorale dove sorge la città di Rome, si è consumato lo scontro più drammatico nel movimento Maga. La deputata locale, Marjorie Taylor Greene, era più trumpiana di Trump, e fedelissima promotrice di qualsiasi complotto di QAnon, da Hillary Clinton che beveva il sangue dei bambini con Katy Perry per conservarsi giovane, ai raggi laser spaziali con cui la famiglia Rothschild incendiava la California. Poi però l’incantesimo si è rotto, prima per come Donald ha nascosto il caso Epstein, e ora per Iran e inflazione. Il presidente le ha tolto il sostegno e l’ha costretta a dimettersi dalla Camera, ma lei, invece di arrendersi, è tornata ad attaccarlo così l’altro giorno: “Trump sta distruggendo il futuro dei giovani americani. Vola per tutto il paese dicendo ai comizi che ‘stiamo facendo tanti soldi col petrolio’, mentre benzina e diesel sono ai massimi storici e lui brama perversamente il sedere di una donna sul palco. E la sua squadra lo trova divertente”.
E poi ancora: “Fox News prevede che una buona serata elettorale per il Gop il 3 novembre sarebbe comunque una maggioranza democratica con 223 seggi. E quella sarebbe una BUONA serata! Tutto questo perché i repubblicani hanno sostenuto Trump, appoggiandolo quando non voleva pubblicare i fascicoli di Epstein. Hanno condotto una guerra non provocata con l’Iran per conto di Israele, che ha fatto schizzare i prezzi di gas e diesel, e introdotto dazi che hanno aumentato il costo dei beni per ogni americano, dopo che lui aveva giurato di abbassarli. Non sarebbe andata così se avessero mantenuto le promesse elettorali. Invece il Gop è stato portato al completo fallimento da un presidente incompetente”.
Non è difficile capire perché Obama abbia deciso di lanciare il suo attacco su questo sfondo, spingendo il senatore che fra due anni potrebbe diventare la nemesi storica del post trumpismo, nonostante neghi per convenienza politica di essere interessato alla Casa Bianca. “Georgia – aveva detto Barack appoggiando Ossoff -, queste elezioni contano. La gente in tutto lo stato vota per Jon e tu puoi unirti a loro. Gli eroi dei diritti civili hanno marciato e sono morti per garantirti il diritto di voto. Quindi usalo”.
Qualche tempo fa, commentando l’ennesimo discorso con cui Trump denunciava i presunti brogli elettorali in arrivo, Ossoff aveva parlato così a Repubblica: “La sconfitta di Trump alle elezioni midterm di novembre sarà così schiacciante, che nessun trucco sporco architettato alla Casa Bianca potrà risparmiargli la batosta che merita”. Ossoff teme il peggio: “Si era già rifiutato di accettare i risultati delle presidenziali del 2020, quindi non ci sarebbe molto da sorprendersi se facesse lo stesso con le midterm”. In particolare nel suo stato: “Fin dall’inizio, l’ossessione di Trump per le elezioni in Georgia ha rivelato la rabbia per il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti nella sua sconfitta. Perciò chiedo ai cittadini responsabili di tutto il paese di unirsi a me nel sostenere i nostri sforzi per la protezione dei diritti degli elettori”. Anche perché gli americani sono pronti a scaricarlo: “Ha fatto infuriare la gente in generale, e la sua base in particolare, come presidente di guerra. Poi anche con i dazi e i tagli alla sanità, che rendono tutto più costoso. Questa rabbia è palpabile, perché a lui non importa nulla della crisi relativa al costo della vita, ma si preoccupa solo di riempirsi le tasche”.
Ossoff ha continuato ad usare questa tattica aggressiva durante l’intera campagna, dimenticando la massima di Michelle Obama secondo cui “quando loro colpiscono basso, noi restiamo alti”. Non basta più. Si è spinto a sfottere Trump perché “l’unica cosa che gli interessa è volare con Natalie sull’aereo regalato da Qatar”, colpendolo nel punto debole della singolare passione per l’assistente Harp, altrimenti nota come “la stampante umana”. Ieri sera è stato ancora più duro, accusando il presidente di corruzione: “L’America ormai è governata da questa mafia di Mar a Lago che pensa solo ad arricchirsi”.
Barack lo ha seguito, tornando a sfottere Trump: “Capisco – ha detto – che il presidente si è dispiaciuto molto, quando ho detto che con le sue ristrutturazioni ha fatto in modo che la Casa Bianca sembri un locale della catena Cheesecake Factory aperto da Saddam Hussein. Proprio questo, però, dimostra quanto non siano persone serie. Io ho accusato l’amministrazione di aver scatenato una guerra inutile in Iran, rilanciando l’inflazione e gonfiando il debito, ma l’unica cosa su cui hanno sentito la necessità di rispondermi è sulla Cheesecake Factory. Neanche sul paragone con Saddam, ma sul richiamo ad una catena di ristoranti. È la prova di quanto siamo superficiali e incompetenti”. Ma dietro alle prese in giro, che tanto irritano Donald, c’è la convinzione che Ossoff incarni il modello vincente alternativo al trumpismo.