corriere.it, 29 ottobre 2026
Hydra, cade l’ultimo boss: anche Giancarlo Vestiti decide di collaborare
Era l’ultimo dei boss di «Hydra» ancora silenti. Dopo il pentimento a inizio anno di Gioacchino Amico, referente del clan Senese nel «consorzio» delle mafie in Lombardia, ora anche il boss Giancarlo Vestiti, pure lui legato al clan camorristico romano, ha deciso di collaborare con la giustizia. Un peso decisivo sulla decisione di collaborare potrebbe averlo avuto anche il regime del carcere duro, il 41 bis, al quale Vestiti è stato sottoposto ad agosto.
Il suo pentimento è l’ultimo colpo che mancava ai magistrati della Dda di Milano per «blindare» la maxi inchiesta del Nucleo investigativo dei carabinieri arrivata ormai a sei nuovi pentiti. La notizia della collaborazione di Vestiti è circolata mercoledì mattina durante l’udienza del processo in corso nell’aula bunker di San Vittore. A certificarla è stato il cambio di avvocato. A difendere il 58enne non sarà più il suo storico difensore Mario Marino, che assiste anche Dollarino, l’ex latitante Emanuele Gregorini, anche lui legato al clan camorristico dei Senese, ma l’avvocato torinese Gianluca Orlando. Poi la conferma arrivata da ambienti giudiziari.
A maggio Vestiti, che era in detenzione domiciliare, era stato arrestato dai carabinieri su ordine del Tribunale del Riesame al quale i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane si erano rivolti per chiedere l’aggravamento della misura detentiva concessa per motivi di salute.
Vestiti è considerato nell’inchiesta Hydra della Dda di Milano sull’alleanza camorra-’ndrangheta-Cosa nostra uno dei vertici dell’organizzazione e un personaggio centrale per gli affari del clan Senese. Era ai domiciliari a casa della compagna Rosalia «Lia» Brasacchio, ex consigliera comunale di Cologno Monzese, poi dimessasi dopo essere finita indagata in un rivolo dell’indagine per droga. Secondo i pm, il 58enne, avrebbe beneficiato di consulenze mediche di comodo dopo essersi affidato a un cardiologo messo a disposizione da uno degli affiliati del Legnanese, Massimo Rosi, attraverso l’ex compagna di Vestiti. Anni fa Vestiti era stato colpito da un infarto e poi da altre patologie, considerate inizialmente incompatibili con la detenzione. Non così secondo il Riesame che aveva dato il via libera alla carcerazione e alle cure in cella, anche per il ruolo mantenuto al vertice dell’organizzazione anche dai domiciliari.
Ora i suoi verbali si uniranno a quelli di Amico, di William Alfonso Cerbo, detto Scarface, legato al clan catanese dei Mazzei, Francesco Bellusci, collegato ai clan di Lonate Pozzolo, e anche quelli di Bernardo Pace, morto suicida in carcere. Soddisfazione per la collaborazione di Vestiti dalle associazioni antimafia sempre presenti alle udienze: «Lo Stato c’è».