corriere.it, 29 ottobre 2026
Halloween, nel Piacentino organizzano la «Santa Messa di riparazione»
Dopo tre giorni di festa per bambini e ragazzi, don Massimiliano Camporese invita a riscoprire il significato cristiano di Ognissanti. La sindaca Silvia Granata: «Condanno qualsiasi tipo di stigma». E così, le zucche arancioni intagliate, i bambini mascherati e il tradizionale «dolcetto o scherzetto» a Castelvetro Piacentino, paese di 5mila anime, Halloween apre ad un confronto serrato sul significato della ricorrenza e sul rapporto tra tradizione religiosa e divertimento. Sabato 31 ottobre, alle ore 18, nella chiesa di San Giovanni Battista, don Massimiliano Camporese, parroco delle parrocchie di Santo Spirito e San Giovanni Battista, celebrerà infatti una messa di riparazione, presentata come «un momento di preghiera in vista della Festa di Ognissanti e per ricordare i nostri defunti». A far discutere è soprattutto il testo della locandina diffusa sui social network della scuola materna parrocchiale e dell’oratorio Croce Santo Spirito. «Mentre la Chiesa celebra la festa di Ognissanti, il mondo celebra Halloween, una festa commerciale che celebra demoni, streghe e il male in generale», si legge nell’annuncio, che esprime un evidente preoccupazione per «i bambini che, nella loro ingenuità, vengono spesso vestiti da mostri e diavoli per una “festa” che è solo una celebrazione del male, nonostante la si continui a presentare in modo innocuo». In contrapposizione, due immagini nette (con tutta probabilità create con l’intelligenza artificiale): da una parte la Sacra Famiglia con la Croce, i Santi e Gesù Bambino dai colori pastello e dall’altra un baby diavolo circondato da due streghe, quattro fantasmi e sei zucche con ghigno malefico.
La domanda a «questi bravi genitori»: «Tutti in chiesa, poi?»
Una presa di posizione netta, anche se il sacerdote tende a smorzare i toni e spiega che «divertirsi con i travestimenti e i dolcetti non è sbagliato ma che non è neanche giusto pensare che quel giorno possa unicamente essere dedicato a esorcizzare la morte o a ridicolizzare il male», auspicando una maggiore partecipazione delle famiglie (e dei loro figli) alla vita della parrocchia. «Dopo piazze e strade piene di bambini in costume, vedremo questi “bravi” genitori portarli in chiesa o nei cimiteri per Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti?», si domanda il parroco, che aggiunge: «Il fascino di Halloween non è un caso.
Don Massimiliano e l’esperienza americana
Don Massimiliano conosce bene Halloween: ha vissuto vent’anni negli Stati Uniti, tre a Boston e diciassette in Michigan, dove – dice – partecipava alla tradizione distribuendo dolcetti ai bambini che bussavano alla sua porta, accompagnandoli con un santino. In Sud America, invece, ha conosciuto comunità che celebravano insieme i santi e i defunti, ritrovandosi anche al cimitero, anche per fare un picnic. Esperienze diverse che, per il parroco di Castelvetro, rafforzano il desiderio di restituire a questi giorni una dimensione spirituale.
La stoccata del Comune: niente divisioni
Ma qualcuno in paese ora storce il naso. Dopo un weekend di festeggiamenti organizzati dall’associazione Geka Generazioni e da altre realtà, con il patrocinio del Comune. In piazza Biazzi, davanti al municipio, un tendone ha ospitato famiglie, bambini e ragazzi tra piatti a base di zucca, giochi, un’escape room in biblioteca, racconti sulle origini celtiche di Halloween e una gara di costumi. Non sono mancati il «dolcetto o scherzetto» lungo la via centrale e attività ludiche dedicate ai più piccoli. Proprio la coincidenza tra i festeggiamenti appena terminati e la messa indetta per il 31 ottobre ha suscitato qualche perplessità in paese. La sindaca Silvia Granata invita però a evitare contrapposizioni: «Al di là delle scelte del parroco, condanno qualsiasi tipo di stigma e ogni forma di divisione. Siamo per integrare e vogliamo una società interrazziale». La sindaca Granata, che si descrive come «cresciuta in quell’edificio parrocchiale pur non essendo cristiana praticante», ammette di aver già avuto in passato alcune divergenze con don Massimiliano, ma ribadisce l’importanza della partecipazione alla vita della comunità. «È evidente che il mio lavoro di sindaco è rivolto a tutti, mentre il suo è solo riguardante una parte dei cittadini».