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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Per il Nyt il ceo di Nvidia era spiato dalla Cina, Trump informato ma non ha reagito

L’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, è stato spiato dalla Cina e il presidente americano Donald Trump, che pure ne era stato informato, non ha mosso un dito. A rivelarlo è stato oggi il New York Times in un’inchiesta esclusiva. 
Al centro della spy-story c’è un’alta dirigente di una società di data center con sede a Singapore, sotto sorveglianza perché sospettata di aver dirottato verso la Cina chip avanzati per l’intelligenza artificiale prodotti da Nvidia, talmente strategici che l’amministrazione ha imposto severe limitazioni al trasferimento di tecnologia. Dopo averne seguito le mosse, la Cia è arrivata alla conclusione che la dirigente, Alice Huang o Huang Lee, fosse un’agente dei servizi segreti cinesi incaricata di passare informazioni a Pechino. Già sospettata di aver aiutato la Cina a eludere le restrizioni sull’accesso ai chip Nvidia per l’intelligenza artificiale, la cittadina cinese era finita sotto sorveglianza elettronica. Ed è qui che è emerso il dato più allarmante: aveva costruito un rapporto stretto con Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia e influente alleato di Donald Trump. 
Circa un anno fa il presidente è stato informato dei risultati, finora inediti, ma ha scelto di non agire: temeva di compromettere le vendite di chip di Nvidia, che trainano economia e Borsa, e di complicare i rapporti commerciali con Pechino. 
Restano aperti molti interrogativi: quando e come la signora Huang abbia iniziato a raccogliere informazioni, cosa abbia trasmesso. Si teme che potesse apprendere il pensiero di Trump su un tema cruciale, proprio mentre il presidente si prepara a visitare la Cina, o notizie sensibili sull’azienda simbolo della supremazia Usa nell’AI. 
La sua società, Megaspeed, è sotto osservazione dalla fine del 2024, quando un funzionario del Commercio trovò sospetto il suo data center in Malesia, con apparecchiature Nvidia ancora imballate. Singapore l’ha interrogata nel 2025 e poi rilasciata; quest’anno il fascicolo è passato al Dipartimento di Giustizia. L’azienda fa da intermediaria: compra chip, anche dalla filiale americana di Inspur, e ne affitta la potenza di calcolo a Alibaba e ad altri gruppi cinesi. La sua società sorella in Malesia ha acquistato tra giugno 2024 e febbraio 2026 hardware per almeno 4,8 miliardi di dollari, cifra eccezionale per una realtà così piccola. Gli inquirenti sospettano che parte dei chip entri illegalmente in Cina. Nvidia continua a indicarla come partner cloud. 
I due Huang erano stati fotografati insieme a Taipei nel 2024 e nel 2025. Prima del 2025 il capo di Nvidia frequentava poco Washington; poi, con l’ipotesi di bloccare le vendite alla Cina, ha conquistato Trump a Mar-a-Lago, ha ottenuto l’allentamento delle regole e un accordo che dà al governo il 25% su alcuni chip venduti a Pechino. 
Nvidia respinge ogni accusa: definisce Megaspeed un cliente come tanti e i contatti di Jensen normali. La signora Huang non ha risposto; Pechino parla di calunnie.
La signora Huan sarebbe ancora sotto sorveglianza, spiega il Nyt, e le aziende che fanno capo a lei hanno continuato ad acquistare chip Nvidia anche quest’anno.