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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Bce, ecco perché Lagarde lascia in anticipo

Le circostanze e i tempi suggeriscono due spiegazioni, entrambe valide e attive, per le dimissioni prima del tempo di Christine Lagarde dalla posizione di presidente della Banca centrale europea. 
Il ruolo di Macron
La prima è che Emmanuel Macron vuole contribuire alla scelta del successore, senza lasciare quel ruolo a Marine Le Pen se sarà la leader di estrema destra a vincere le presidenziali di primavera in Francia. La scadenza naturale di Lagarde sarebbe arrivata fra un anno esatto e i governi europei avrebbero nominato solo nel giugno del 2027 la persona destinata a prendere il suo posto: a quel punto per la Francia avrebbe contribuito il prossimo o la prossima presidente; e benché in questo caso nessun Paese ha un diritto di veto, sarebbe difficile nominare un leader della Bce per i prossimi otto anni contro la volontà espressa da Parigi.
L’opportunità del World Economic Forum
C’è poi una seconda ragione per le dimissioni anticipate, più personale. Lagarde, un avvocato di formazione, non si è mai sentita realmente a suo agio nel suo ruolo a Francoforte e ora vede una prospettiva per il prossimo passo: farsi nominare alla guida del World Economic Forum, l’organizzazione che anima a Davos l’evento delle élite politiche, finanziarie e tecnologiche. Il Wef è privo di una guida adesso, ma Lagarde rischiava di perdere l’opportunità se avesse atteso fino alla fine del prossimo anno.
I malumori fra i governi e in altri ambienti europei 
Nel complesso, questo insieme di ragioni non rendono meno controversa l’uscita di scena anticipata della francese. Basti pensare a quanto sembrerebbe inconcepibile – e quanto sarebbe criticata in America – una scelta simile da parte di un presidente della Federal Reserve: un servitore dell’interesse pubblico che preferisce andarsene a guidare invece un forum elitista per miliardari è sempre qualcosa difficile da spiegare.
A creare malumori fra i governi e in altri ambienti europei è stato senz’altro il lunghissimo periodo in cui Lagarde ha creato incertezza attorno alle proprie intenzioni e ha lasciato capire, in privato, di non voler concludere il suo mandato alla Bce. Nella situazione difficilissima di oggi – fra guerre, inflazione che torna, tremori sul mercato dei debiti sovrani, tensioni commerciali e rivoluzioni tecnologiche – l’Europa ha bisogno di tutto meno che di leader incerti e riluttanti. Invece questo è esattamente ciò che ha avuto.
La partita della successione
Come uscirne, adesso, è la domanda più rilevante. Il modo migliore è arrivare presto e in modo nitido alla nomina di un successore di Lagarde con le massime credenziali. La decisione dei leader riuniti nel Consiglio europeo dovrebbe arrivare probabilmente il prossimo dicembre. Due candidati sono in prima linea: l’ex governatore spagnolo Pablo Hernandez de Cos (oggi presidente della Banca dei regolamenti internazionali) e l’ex governatore olandese Klaas Knot. Entrambi sono personalità di altro profilo, indiscutibile preparazione tecnica ed esperienza.
Knot fino alla settimana scorsa aveva la percezione di essere il favorito. Le possibilità di Hernandez de Cos sono apparse invece molto cresciute negli ultimi giorni. Uno dei nodi da sciogliere riguarda il negoziato parallelo fra Francia e Germania per esprimere i ruoli di prossimo capoeconomista e prossimo responsabile delle Operazioni di mercato nel comitato esecutivo ristretto della Bce di cinque persone strutturate attorno al presidente. Sia Parigi che Berlino vorrebbero poter nominare il prossimo capoeconomista della banca centrale, molto influente nel determinare le scelte sui tassi d’interesse o gli interventi di mercato. La Francia può far valere l’argomento che non le si può rifiutare questa aspirazione, perché per la prima volta non potrà esprimere nessuna figura di vertice assoluto in nessuna istituzione europea. In Germania ci sarebbe diffidenza, invece, se la Bce avesse un presidente spagnolo (Hernandez de Cos) e un capoeconomista francese (forse Laurence Boone o Agnès Bénassy-Queré).
L’ipotesi di un terzo nome
Insomma, il negoziato è tutto da fare. Nomi nuovi a sorpresa sono possibili e lo stesso Macron avrebbe chiesto di trovarne. E tutto è reso più complicato dal mondo reale, là fuori: il Paese che forse potrebbe aver bisogno di un intervento di sostegno della Bce, nei prossimi mesi, è proprio la Francia; la posizione del suo debito sui mercati è diventata davvero fragile. Motivo di più perché i leader europei non possano permettersi di sbagliare la scelta, né di compierla dopo aver dato uno spiazzante spettacolo di disunione e miopia istituzionale.