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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Per costruire palazzi mettiamo la CO2 nel mix del calcestruzzo

Quartiere di Heijplaat, zona portuale di Rotterdam, Olanda Meridionale. Molte della attività circostanti conservano la memoria della tradizione cantieristica. Un tempo si costruivano navi, oggi si producono cavi per le imbarcazioni. Non nello stabilimento di Paebbl: la startup, con 60 dipendenti, ha una storia tutta sua. A raccontarla, già all’ingresso, è una colonna in calcestruzzo armato: la prima realizzata con CO2 “stoccata” dentro il materiale.
Fondata nel 2021, Paebbl trasforma l’anidride carbonica – la “famigerata” CO2, appunto, le cui emissioni sono una delle principali cause del riscaldamento globale – in polvere minerale per la produzione di calcestruzzo. La tecnologia si inserisce nel percorso (difficile) di decarbonizzazione del settore delle costruzioni. Propone un’alternativa alle soluzioni low carbon, che riducono le emissioni, e carbon neutral, che offrono un bilancio netto pari a zero.
L’obiettivo è sviluppare un materiale carbon negative, in grado di immagazzinare più CO2 di quanta ne venga emessa durante il processo produttivo. «Per ogni tonnellata di prodotto ne possiamo immagazzinare 300 chilogrammi», spiega Ana Luisa Vaz, responsabile dello sviluppo prodotti. La polvere può sostituire fino al 30% del cemento nelle miscele per calcestruzzo, contribuendo a ridurne l’impronta climatica.
Il processo parte dall’olivina, una roccia finemente macinata, che reagisce con la CO2 all’interno di appositi reattori. Una piccola quantità di catalizzatori favorisce la reazione, accelerando una trasformazione che in natura richiederebbe tempi lunghissimi. Si formano così soprattutto carbonati di magnesio e silice amorfa, in cui la CO2 resta incorporata in forma solida e stabile. La polvere viene poi separata dall’acqua, essiccata e sottoposta a controlli chimici e meccanici.
Il bilancio ambientale, verificato da un soggetto indipendente, indica un’impronta di -149 kg di CO2 equivalente per tonnellata di prodotto, con l’obiettivo di raggiungere -200 kg. Il calcolo si basa sull’analisi del ciclo vita e considera l’estrazione e il trasporto delle materie prime, la produzione e la CO2 immagazzinata nel materiale.

Per accelerare il passaggio dalla sperimentazione alla scala industriale, fondamentale è l’analisi dei dati. «Sviluppiamo modelli e simulazioni, conduciamo esperimenti e utilizziamo i risultati per migliorare progressivamente il processo», spiega David Pugh, responsabile dei sistemi e dell’architettura dell’azienda. In questo percorso Paebbl collabora con Amazon web services (Aws), che mette a disposizione infrastrutture e strumenti cloud per l’analisi dei dati e lo sviluppo di modelli basati sull’intelligenza artificiale. Amazon ha investito 25 milioni di dollari nella società mentre Aws ha sperimentato il materiale in una parete strutturale prefabbricata installata in un proprio data center a Saragozza.
Tra le possibili applicazioni nel mercato di massa ci sono il calcestruzzo preconfezionato (ready-mix) e quello prefabbricato (pre-cast). Interessanti anche le applicazioni marittime, in curiosa continuità con il passato del quartiere che ospita Paebbl. I sali dell’acqua marina possono infatti corrodere le armature in acciaio e compromettere la sicurezza delle strutture. «In ambienti ricchi di cloruri, i materiali cementizi supplementari, come il nostro, possono migliorare la durabilità del calcestruzzo», spiega Vaz. «Servono però test rigorosi, soprattutto per le strutture progettate per durare oltre 50 anni».