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 2026  ottobre 29 Giovedì calendario

Usa, la Fed lascia i tassi al 4%

La Federal Reserve – la banca centrale americana – prende tempo e mantiene i tassi di interesse fermi, a pochi giorni dalle elezioni Usa di metà mandato. Il costo del denaro, in linea con le attese, rimane nella forchetta tra il 3,75% e il 4%, dopo il rialzo dello 0,25% – il primo in tre anni – deciso lo scorso mese all’unanimità. Questa volta invece due dei 12 membri votanti del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed, si sono espressi contro la decisione dei tassi invariati. La governatrice Lisa Cook – contro cui il presidente Trump aveva lanciato una commissione d’inchiesta – e la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, chiedevano un rialzo di un quarto di punto. Per Cook, nominata nel 2022 da Joe Biden, è il primo voto contrario da quando è entrata nel board. Le imminenti elezioni di midterm del 3 novembre intanto incombono, con Trump che continua a chiedere alla banca centrale, invece, di abbassare i tassi.
«L’inflazione rimane elevata», si legge nella nota della Fed. «L’accumulo di ulteriori informazioni aiuterà il Comitato a determinare l’orientamento di politica monetaria appropriato per garantire un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi». L’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti ha accelerato a settembre, salendo del 3,7% su base annua – spinto dal caro energia, dalle tensioni geopolitiche e dai dazi – quasi il doppio rispetto al target della Fed. Mentre la crescita del Pil è del 2,2% nel secondo trimestre, sostenuta in parte dagli investimenti nell’Intelligenza artificiale. Crescita che, secondo le stime, si è ulteriormente rafforzata nel terzo trimestre, al 3,2%.
Secondo gli analisti, esiste ora un’alta probabilità – del 78% – che la Fed possa aumentare i tassi d’interesse di almeno 25 punti base a dicembre.
La banca centrale Usa intanto cambia il suo calendario. Nel 2027 una delle riunioni sarà dedicata esclusivamente alla strategia di politica monetaria, senza voto sui tassi e senza comunicato finale. Lo ha annunciato il presidente Kevin Warsh. Le altre sette riunioni resteranno regolari, con le decisioni sui tassi. E nel 2028 saliranno a due le riunioni dedicate alla strategia e scenderanno a sei quelle per le decisioni di politica monetaria. «È altrettanto importante riservare tempo e spazio come gruppo intellettualmente diversificato per le deliberazioni strategiche, per riflettere di nuovo su grandi questioni, guardando su orizzonti temporali più lunghi», ha spiegato Warsh. Il quale, alle domande sul pressing di Trump per abbassare i tassi, ha risposto che l’imminenza delle elezioni di midterm non ha «giocato alcun ruolo» nella decisione della Fed.
Oggi tocca alla Banca centrale europea decidere sul costo del denaro. Le previsioni indicano anche qui tassi invariati. «Aumentare i tassi sarebbe un errore clamoroso», ha detto il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani.