Corriere della Sera, 29 ottobre 2026
Ora Trump perde anche il Venezuela
A Donald Trump sta per sfuggire anche l’unica «vittoria» che poteva rivendicare nei due anni di seconda presidenza. La sorta di protettorato che ha imposto al Venezuela da inizio anno gli sta per sfuggire di mano. Il ritorno di María Corina Machado nel Paese, domenica scorsa, apre scenari fuori dal controllo del presidente americano. Se a Caracas si apre un processo di democratizzazione che porta a elezioni libere in luglio, come Machado vorrebbe, salta la costruzione trumpiana, cioè l’accordo commerciale con Delcy Rodriguez grazie al quale Washington controllerebbe una parte consistente delle riserve petrolifere venezuelane. Machado dice che, se eletta presidente, rispetterebbe quell’accordo ma è improbabile che un sistema democratico consenta di cedere le risorse naturali a un altro Paese. Se invece gli eredi del regime chavista cercassero di impedire il pieno ritorno della democrazia, il Venezuela scenderebbe in ulteriore caos. Nel primo caso, Trump perderebbe influenza su Caracas riportata alla democrazia e all’indipendenza, nel secondo fallirebbe il ruolo di garante dell’ordine venezuelano che si è assunto dopo avere «prelevato» Nicolás Maduro dai suoi appartamenti la notte del 3 gennaio scorso. Trump non ammetterà mai di essere un loser, un perdente, orribile termine che ama molto. Fatto sta che la sua politica economica distintiva, i dazi, si è rivelata un fallimento. Il conflitto in Ucraina non l’ha fermato «il giorno dopo» essere entrato alla Casa Bianca e nemmeno due anni dopo. Nella guerra con l’Iran non può dire di avere vinto. E i candidati che ha appoggiato in giro per il mondo hanno perso le elezioni: Viktor Orbán in Ungheria, Aleksandar Vucic in Serbia, Flávio Bolsonaro in Brasile, vedremo nelle prossime settimane se Benjamin Netanyahu riuscirà a rimanere Primo ministro d’Israele. Si direbbe che le destre avanzano (abbastanza) nel mondo ma solo se si tengono lontane da Trump: Giorgia Meloni ha già avuto modo di introdurre il rischio The Donald nella sua politica estera; ne terranno conto Marine Le Pen in Francia e i conservatori in Spagna nei prossimi mesi. La AfD ha già preso le distanze in Germania. E tra pochi giorni può prendere forma la madre di tutte le sconfitte di Trump, alle elezioni di mid term il 3 novembre. Washington aveva e ha motivi per abbandonare le politiche del passato. Non così.