Corriere della Sera, 29 ottobre 2026
"Gerontonomia", il neologismo per una politica senza giovani
Conoscevamo la gerontocrazia, il potere gestito dagli anziani a mo’ di oligarchia («gray power», potere grigio è la definizione inglese). Conoscevamo la gerontofilia, come perversione o come attrazione ideale verso la saggezza dei vecchi. Ma la «gerontonomia» non è ancora entrata nel vocabolario italiano anche se, probabilmente, guadagnerà presto il suo spazio visto che già è stata battezzata in inglese. Il neologismo si deve a Tim Vlandas, politologo dell’Università di Oxford, secondo cui la «gerontonomy» sarebbe un fenomeno pressoché inarrestabile del nostro tempo, ovvero la tendenza di politica economica per cui con l’invecchiamento demografico i governi si impegnano sempre più a favorire l’elettorato anziano (maggioritario) puntando l’attenzione sui consumi e sulle pensioni e trascurando gli investimenti intesi a sviluppare la crescita, quelli che dovrebbero guardare al futuro a vantaggio delle giovani generazioni. Il paradosso è dunque che l’invecchiamento, fantastico risultato del progresso economico e scientifico, finisce per produrre l’effetto esattamente inverso in una sorta di assurda nemesi: più progresso, più popolazione anziana, più priorità ai bisogni dei vecchi, meno impegno sui giovani e sul futuro, più regresso sociale ed economico. E se questo per il momento accade nei Paesi avanzati, dobbiamo aspettarci c he in futuro lo stesso fenomeno si verificherà anche nei Paesi emergenti (oggi più giovani) una volta emersi e invecchiati. Naturalmente, ci sarebbe da obiettare che, nonostante la «gerontonomy», le politiche attuali in molti casi finiscono per penalizzare in egual misura, sul piano sociale, i giovani come gli anziani, ma questo è un altro discorso. Tuttavia, è vero che il futuro non sembra proprio una preoccupazione dei governi, ed è lecito immaginare che la Generazione Z scenda in piazza contro la «gerontonomia» ma anche contro la «gerontosofia» imperante.