Corriere della Sera, 29 ottobre 2026
Il sindaco di Corigliano arrestato per voto di scambio
Nella nuova inchiesta sul controllo mafioso nella zona della piana di Sibari, che ieri mattina ha portato all’arresto di 41 persone, ci sono Damiano Pepe, sfuggito sabato a un agguato davanti casa nel quale è morta la sua compagna, e anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, finito agli arresti domiciliari, accusato di scambio elettorale politico-mafioso alle comunali dell’8 e 9 giugno 2024.
L’operazione, condotta dai carabinieri del Ros, è la conseguenza di un lungo lavoro d’indagine dei magistrati della Dda di Catanzaro guidata da Salvatore Curcio, concentrato sulle presunte attività illecite delle cosche attive a Cassano, Sibari, Corigliano-Rossano. Molteplici i reati contestati: associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutti aggravati da metodo con finalità mafiose, e infine anche patto elettorale politico mafioso.
Figura centrale viene ritenuta proprio Damiano Pepe, tornato in libertà nel 2019 dopo 26 anni di carcere, e ancora in ospedale dopo essere stato ferito gravemente da un commando davanti alla sua villa a Cassano allo Ionio. Anche il nome della compagna, Silvana Sibarelli, che era con lui in macchina e deceduta dopo essere stata raggiunta da diversi colpi, compare nell’inchiesta. Tra gli arrestati figurano personaggi noti della ‘ndrangheta come i coriglianesi Vincenzo Guidi, Rocco Azzaro, Carmine Ginese, Giorgio e Giovanni Arturi, il rossanese Salvatore Galluzzi e il cassanese Aldo Abbruzzese.
Le accuse a Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano al secondo mandato alla guida di una giunta di centrosinistra, si basano sulle intercettazioni dei dialoghi tra Annibale Matalone, uno degli indagati, in carcere, e Vincenzo Curia, ai domiciliari. Secondo l’accusa, Matalone, considerato legato alle cosca di Rossano, per il tramite di Curia, si sarebbe impegnato a effettuare la campagna elettorale in favore di Stasi in cambio della promessa dell’assunzione dello stesso Matalone e dei familiari al Comune o in enti collegati. Matalone, in una intercettazione, scrive il Gip nell’ordinanza, «riferiva che, in cambio del suo appoggio elettorale, si sarebbe accontentato di una “fatighedda”, ovvero di un posto di lavoro normale». «Io lo voto e lo faccio votare a Stasi – avrebbe detto, in un’altra intercettazione, ancora Matalone a Curia— Una ventina di voti glieli ho arrangiati…». Oltre a Stasi, disposti gli arresti domiciliari anche per Pietro Lucisano, consigliere comunale d’opposizione.