Corriere della Sera, 29 ottobre 2026
Caro energia, il governo rimette le accise mobili fino al 7 novembre
L’Italia «rivede» i prezzi energetici dell’annus horribilis della crisi con la Russia, il 2022, e anche oggi il «Pun» (prezzo unitario nazionale) che rappresenta la media dei prezzi a cui l’energia elettrica è stata venduta sul mercato italiano all’ingrosso ha aggiornato il record di ieri. Il prezzo è schizzato oltre i 278 euro al megawattora. Per capire quanto si sia ulteriormente aggravato il caro-energia, basti pensare che il Pun è quasi triplicato dalla fine di febbraio di quest’anno (era a 104 euro), poco prima che il conflitto in Medio Oriente facesse nuovamente aumentare le quotazioni del gas in Europa, visto che il Golfo Persico e in particolare il Qatar erano grandi esportatori di Gnl. Il gas è la fonte con cui noi (e altri Paesi europei che non hanno il nucleare) produciamo quasi la metà dell’energia elettrica. Dunque, semplificando, se si alza il prezzo del gas si alza anche quello dell’energia elettrica. E il prezzo del gas continua a salire. Ieri al Ttf di Amsterdam ha superato i 100 euro al megawattora. Il «caro energia» è ormai diventato «la» questione, perché si porta dietro anche l’inflazione e l’aumento del carrello della spesa degli italiani. Soprattutto se all’aumento delle bollette (almeno di quelle a prezzo variabile), si aggiunge un tema di caro-carburante. Sempre per le carenze di prodotti raffinati che escono a singhiozzo dal Golfo, i listini dei distributori sono saliti, anche a prezzi superiori a quelli del 2022 quando l’Europa ha messo l’embargo sul petrolio russo. Ieri il governo è intervenuto a sorpresa con un decreto Mef-Mase per riapplicare il meccanismo delle accise mobili che fino al 7 novembre toglierà 4,88 centesimi dal litro. Ma il problema dei carburanti resta e non è solo un tema di prezzi, ma anche una questione di autonomia. Ieri il Commissario europeo all’energia Dan Jørgensen e quello alla Difesa Andrius Kubilius hanno ricevuto a Bruxelles le associazioni del settore della raffinazione, tra cui l’Unem per l’Italia. Succo della riunione: massimizzare la produzione nel breve termine per i carburanti necessari con maggior urgenza tra cui il jet fuel e il gasolio, essenziali per le operazioni militari. «L’Europa – spiega il presidente dell’Unem Gianni Murano – è corta di 60 milioni di tonnellate di carburanti all’anno». Che cosa serve per avere più prodotti? «Allentare i requisiti ambientali e l’Ets, ma anche considerare la raffinazione un settore strategico che possa accedere ai finanziamenti Ue».