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 2026  ottobre 28 Mercoledì calendario

L’ultima di Trump jr: a caccia in Mongolia con l’oligarca che gli pagò il matrimonio

Una battuta di caccia in Mongolia per abbattere un esemplare di argali dell’Altai, la pecora selvatica più grande del mondo, fra le specie vulnerabili a rischio di estinzione. Non è una novità per Donald Trump junior: ne aveva uccise già un paio anche in passato. Ma la spedizione compiuta dal figlio del presidente degli Stati Uniti nell’agosto scorso si distingue per un particolare: a fargli compagnia c’era Umar Kremlev, il medesimo uomo d’affari russo con passato criminale e stretti legami con il Cremlino che quattro mesi prima aveva pagato parte delle spese per il matrimonio di Trump junior in un’isola privata dei Caraibi, oltre ad avervi partecipato fra gli invitati.
Il favore fatto da Kremlev al figlio del presidente ha scatenato tali polemiche da indurre in seguito Trump senior a fare sapere che le spese delle nozze sono state restituite all’oligarca russo. Sulla sua presenza alla caccia all’argali in Mongolia, rivelata dal Financial Times, un portavoce di Donald junior dichiara che si tratta di “un’amicizia personale, senza rapporti d’affari, basata sul comune amore per la caccia, la pesca e la natura, nessuno dovrebbe sorprendersene”. Ma gli esperti di intelligence osservano che relazioni del genere offrono un terreno ideale per manipolazioni. “L’attimo in cui i servizi di spionaggio di Mosca apprendono che un russo ha rapporti con una persona così importante, si saranno subito messi in moto per approfittarne”, commenta Holden Triplett, direttore del controspionaggio del National Security Council americano durante la prima presidenza Trump.
Chi è Umar Kremlev
Originario del Tagikistan, all’epoca una delle quindici repubbliche sovietiche, da giovane il compagno di caccia di Trump junior ha ricevuto condanne per estorsione e aggressione. Nel 2010 ha cambiato legalmente cognome per russificarsi, scegliendo di chiamarsi Kremlev (che significa “del Cremlino”). Nel frattempo, muovendosi in un ambiente di gang di biker, poliziotti e alte sfere dei servizi di sicurezza, è diventato presidente della Federazione Boxe russa, poi nel 2020 è stato eletto presidente dell’Iba, l’International Boxing Federation, anche grazie alla ricca sponsorizzazione del Gazprom, l’azienda del gas russa, che ha portato con sé. Un ruolo che gli ha fatto girare il mondo e lo ha avvicinato a Putin, praticante e appassionato di arti marziali, al punto da fare parte della delegazione ufficiale durante il viaggio del presidente russo in Cina nel maggio di quest’anno.
La battuta di caccia di Donald junior in Mongolia era già stata criticata a Washington anche per altre ragioni: il figlio del presidente aveva messo all’asta due posti per parteciparvi insieme a lui, in una serata per raccogliere donazioni per il partito repubblicano, ricevendo offerte da 140mila a 250mila dollari. “Vendere accesso al potere suscita preoccupazioni di carattere etico, che si tratti di beneficenza, raccolta di fondi politici o altro”, nota Citizens for Responsability and Ethics, un gruppo di pressione Usa. E il servizio segreto, che garantisce protezione alla famiglia del presidente, ha speso quasi 20 mila dollari per accompagnare Trump junior in Mongolia. Anche la scelta della preda è stata oggetto di critiche: alta fino a 135 centimetri, con un peso che può superare i 200 chili e corna fino a 164 centimetri di larghezza, la pecora selvatica dell’Altai appartiene alla lista delle specie in pericolo, scomparsa da gran parte dei suoi habitat, e per questo i conservazionisti la considerano da proteggere. Adesso a queste apprensioni si aggiunge quella di avere dato uno strumento in più a Putin per influire sul capo della Casa Bianca.