la Repubblica, 28 ottobre 2026
La storia di "Dark Horse", il film dei Bolsonaro
«Agli stranieri, agli ambientalisti, ai pedofili di Hollywood: ho un messaggio per loro. Questo Paese non è il loro. È nostro». Le immagini sono in bianco e nero. A pronunciare la frase, su una musica drammatica e con il sottofondo di una folla inferocita, è l’attore Jim Caviezel (da “Belli e dannati” a “Paolo, l’apostolo di Cristo”), nei panni di un giovane Jair Bolsonaro. Il trailer del kolossal di produzione americana, mai realizzato, Dark Horse, si trova online. È l’opera voluta da Flávio Bolsonaro in memoria del padre e attorno alla quale ruota una delle principali inchieste che potrebbero aver causato la sua fuga.
A 48 ore esatte dalla chiusura delle urne che lo hanno visto perdere le elezioni presidenziali, il candidato della destra sovranista, dopo aver disconosciuto e infine riconosciuto il risultato, promettendo di esercitare un’opposizione responsabile, è atterrato in Florida. La scena ricorda quella di quattro anni prima, quando il padre Jair partì per la Florida il 30 dicembre 2022, due giorni prima dell’insediamento di Luiz Inácio Lula da Silva, evitando la cerimonia di consegna della fascia presidenziale e l’inizio di una stagione di indagini sul suo operato. Ma poi la storia ha voluto diversamente: Jair ora è agli arresti domiciliari in Brasile, Flávio aveva promesso di liberarlo non appena eletto. Sette membri della famiglia siedono in Parlamento: doveva essere l’inizio dell’era dei Bolsonaro. Ma con Flávio in fuga l’impero si sgretola.
Ma da cosa fugge Bolsonaro? Lunedì, a poche ore dal risultato che consegnava un quarto mandato a Lula, il giudice Alexandre de Moraes notificava al senatore e candidato un ordine di consegna del passaporto, per il timore che lasciasse il Paese per sottrarsi alla giustizia. I volti di questa vicenda sono noti: de Moraes è il giudice che ha condannato Jair per il tentato golpe (durante il quale sarebbe dovuto essere ucciso) e che Trump ha sanzionato, vietandogli di mettere piede sul suolo statunitense. Ora il cerchio però si chiude intorno ai Bolsonaro. L’inchiesta sulla base della quale è stata disposta la revoca del passaporto ruota attorno ai rapporti di Flávio con Willer Tomaz, un avvocato sospettato di essere coinvolto in operazioni finanziarie illecite. Gli investigatori vogliono capire se Flávio ha avuto accesso a denaro di provenienza sospetta attraverso società legate a Tomaz e al settore delle scommesse online.
Ma c’è un altro filone d’inchiesta, di dimensioni maggiori, che ha a che vedere, appunto, con “Dark Horse”. La polizia indaga sul finanziamento negoziato con Daniel Vorcaro, ex proprietario del Banco Master, banca brasiliana liquidata nel 2025 dopo la scoperta di gravi frodi finanziarie, al centro di una vasta inchiesta su presunti raggiri ai danni di investitori e fondi pensione. L’operazione a favore del senatore ammonterebbe a 134 milioni di reais, circa 21 milioni di euro; almeno 61 milioni, quasi 10 milioni di euro, sarebbero stati trasferiti nel 2025. Una parte del denaro sarebbe finita in un fondo in Texas. Gli investigatori esaminano messaggi, audio e fatture per circa 1,5 milioni di reais emesse da Flávio a società legate a Vorcaro, oltre all’uso del jet del banchiere.
Il fratello di Flávio, Eduardo, autoesiliato in Florida per evitare di affrontare la giustizia, lo aveva previsto: «Se dovesse perdere, sarà costretto a lasciare il Paese». Difficile, dunque, immaginare che commetta lo stesso errore del padre, rientrato mesi dopo e poi condannato a 27 anni per il tentato colpo di Stato. È più probabile che il senatore resti negli Stati Uniti. Doveva essere la rivincita del clan sul Paese. In poche ore si è trasformata nella sua dissoluzione definitiva.